Il signor Nino Pulvirenti, saldamente proprietario del Catania Calcio nonostante governance paravento, non è solo imputato in un processo clamoroso per aver truccato alcune partite. È anche il protagonista assoluto di uno dei più devastanti casi di bancarotta che la città abbia mai subìto: Wind Jet. Ricordate?  E se basta davvero un mesto “ripescaggio”, tra l’altro non per “meriti sportivi,  per portare in trionfo personaggi simili, allora si affievoliscono di molto gli entusiasmi per una ripartenza della Città che senza memoria, senza la capacità di applicare un minimo di sanzione sociale, non ha speranza. Bastava che si rimanesse a casa, il signor Pulvirenti, per non rovinare la festa a chi ha diritto di festeggiare ma non può dimenticare!

Il rapporto delle città con le sue squadre di calcio è sempre borderline, simbolico, metaforico: investe questioni sociali e persino antropologiche.

Già qualche anno fa, nel 2015, ci stupimmo per la nostra Catania che scendeva in piazza per rivendicare un “Orgoglio RossoAzzurro” che sembrava dimenticare disastri già annunciati e persino denunciati ma che nessuno si mostrava capace di impedire: oggi è accaduto tutto quello che abbiamo scritto, tutto.

Ieri, pur in modo colorito, abbiamo dato conto della gioia autentica dei tanti tifosi entusiasti per il ritorno della squadra cittadina nella serie cadetta dopo l’umiliazione della retrocessione nell’ultima serie per una brutta storia di partite truccate e scommesse clandestine.

Avevamo persino dimenticato perché la decima città d’Italia era finita in Lega Pro, l’ultima serie con squadre dai nomi assurdi.

Lo avevamo davvero dimenticato.

Sino a ieri sera, quando colleghi e amici hanno cominciato ad inoltrare, tra lo stupìto e l’indignato, alcune immagine della bella festa di popolo allo Stadio Massimino.

Al centro lui, il patron, il proprietario del Catania Calcio che, non dimentichiamolo, non è un bene pubblico ma una società privata che produce business ed affari di ogni tipo.

Nino Pulvirenti al centro di baci e abbracci, osannato come ai vecchi tempi, come quando nessuno sapeva chi fosse e neanche da dove venisse, improvviso milionario che di colpo fece volare aerei, popolare alberghi di lusso e, appunto, incarnava il sogno popolare dei catanesi sempre in cerca di una seria A che anestetizzi le mille miserie di una città devastata.

E allora abbiamo ricordato, e ci sono venuti i brividi.

Abbiamo ricordato le cronache di quei giorni, quel terribile giugno 2015, quando Catania finì su tutte le testate nazionali per l’arresto dei vertici del Catania Calcio scoperti a truccare le partite.

Al centro lui, Nino Pulvirenti, ancora oggi imputato nel processo che si trascina stancamente tra mille vizi di notifica, magari in attesa di quella prescrizione che alla fine lava tutto.

E oggi che per un accidente giuridico sembra che il Catania possa tornare a giocare in serie B con squadre meno paesane, si dimentica che proprio a causa delle prodezze di questo signoreCatania finì additata come città di imbroglioni incapaci persino di giocare una partita di calcio onestamente.

Che c’è da festeggiare con questo signore?

Ma le prodezze di Nino Pulvirenti non si fermano certo alle pallonate, perché ci sono anche quelle se non spaziali quanto meno aeree: Wind Jet.

Ricordate? Di certo lo ricordano le migliaia di dipendenti, fornitori, passeggeri beffati che si sono trovati coinvolti nel mega buco da 240 milioni di euro ancora tutto da chiarire: anche per questa vicenda il signor Nino Pulvirenti venne arrestato nel più recente gennaio 2016!

Da quei fatti sono passati appena 3 anni, hanno devastato una città nel suo orgoglio dei tifosi onesti e nella dignità di tutti quei lavoratori finiti in mezzo ad una strada, e adesso basta torare in B per mera fortuna che dimentichiamo tutto?

Pronti al prossimo sacco?

NO!

Bastava un minimo di buon senso, di sobrietà, di pudore.

Se avessimo registrato la gioia di chi è riuscito a tirare per i capelli questa squadra dalla vergogna, Pietro Lo Monaco, l’allenatore che non so neanche come si chiama, i giocatori, lo staff, i dipendenti, i tifosi ad uno ad uno, persino i venditori di calia e semenza, avremmo probabilmente gioito anche noi che del calcio non ci interessiamo.

Avremmo probabilmente “dimenticato”, o fatto finta, per non turbare l’aria di festa che è sempre comunque positiva e fa bene all’anima di una città che ne ha bisogno: ma quell’immagine no!

Festeggiate tifosi, festeggiamo catanesi: ma non dimentichiamo!

Perché ci preoccupa una città che non ha memoria, che è pronta a perdonare senza criterio chi l’ha messa in ginocchio.

Ci spiace, ma no: non c’è niente da festeggiare con il signor Nino Pulvirenti.