Riceviamo una mail dall’ex consigliere Gianluca Cannavò che di fatto ci sollecita a dare notizia della sua assoluzione in primo grado: e la diamo, eccome se la diamo. ECCOLA

La notizia principale e di maggiore rilevanza è che tre ex consiglieri provinciali Catanesi, Ginaluca Cannavò, Antonio Rubino e Sebastiano Cutuli sono stati assolti in primo grado dal giudice monocratico Giuseppina Montuori dall’accusa di truffa ai danni dello Stato per una complessa storia di rimborsi ai propri datori di lavoro.

A sostenere la pubblica accusa il sostituto procuratore Tiziana Laudani che aveva chiesto due anni di reclusione.

Il giudice Montuori ha ritenuto che il fatto non sussiste. Punto.

La notizia è certamente rilevante ma, come sempre, si attendeva di conoscere il dispositivo di questa sentenza per poter dare un’informazione più completa, anche perché questa indagine scaturiva da un’inchiesta giornalistica di questa testata del 2012 che segnalava e documentava una serie di “singolarità” che in ogni caso, sia chiaro, prescindevano e prescindono dalla loro rilevanza penale!.

In attesa di questo documento, a tutt’ora non ancora diffuso, alle 17 di ieri la redazione riceve una mail dell’ex consigliere Cannavò:

“Buonasera, ho notato che sulla vostra testata giornalistica non è stata pubblicata la notizia in oggetto, sicuramente non vi sarà arrivato il comunicato stampa che ho inviato, pertanto, mi sembra corretto, essendo la Vostra testata giornalistica sempre sensibile alla vicenda, di inviarvene copia per la pubblicazione dell’importante notizia.RingraziandoVi anticipatamente resto a Vs disposizione per qualunque chiarimento.”

Il titolo del comunicato è: “RIMBORSOPOLI PROVINCIA: ASSOLTO EX CONSIGLIERE GIANLUCA CANNAVO’ PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE”.

Rispondiamo:

“Buonasera signor Cannavò, certo che ne daremo notizia. Come saprà la nostra testata non pubblica comunicati preconfezionati ma ricostruisce in maniera completa le vicende. Lo stiamo naturalmente facendo anche in questo caso, ricostruendola interamente considerata la sua rilevanza pubblica, ma stiamo ritardando perché non ancora in possesso del dispositivo della sentenza che siamo lieti per lei abbia escluso sue responsabilità penali, in attesa di conoscere le motivazioni ed eventuali decisioni di diverso avviso della procura. Se volesse contribuire a velocizzare la nostra attività fornendoci copia del dispositivo di cui i suoi avvocati sono certamente in possesso, le saremmo grati e riusceremmo ad essere più tempestivi come a lei gradito. Ed anche a noi ed ai nostri lettori.”

Alle 21.10 risposta di Cannavò che ci comunica il suo dispiace “per non poter essere utile a velocizzare laVostra attività perché ad oggi ne io ne i miei legali abbiamo copia del dispositivo.”

Prendiamo atto e, considerato il buon diritto del richiedente di darne notizia, la diamo.

Anche perché, a rileggere gli articoli del 2012, cresce la curiosità per le motivazioni del giudice Montuori, diventando importante comprendere quale sia “il fatto che non sussiste”.

È necessario per capire meglio, sempre in attesa delle motivazioni del giudice di cui daremo subito conto appena in possesso, ricordare di cosa si tratta e riportiamo un breve stralcio di uno degli articoli dedicati, nel 2012, alla nostra inchiesta: 

Riassumiamo, riportando un passo dell’articolo citato:

“Il consigliere e capogruppo del PDL, Gianluca Cannavò, raggiunge qualche record. Risulta dipendente di una cooperativa, la Euroservizi di Acireale, che ha richiesto per le assenze del signor consigliere ben 6.198 euro per dicembre 2011 e 6.508 euro per ciascuno dei mesi di gennaio e febbraio 2012. Se questa è la media mensile, la preziosa legislatura del consigliere Cannavò, solo per i rimborsi al suo “datore di lavoro”, cioè se stesso, costerebbe addirittura quasi 400.000 euro!” (v. link)

Dai documenti acquisiti da SUD (v.link) risultava che la cooperativa che tanto bene remunera il suo presidente (a spese della Provincia) sarebbe composta da alcuni parenti e amici del Cannavò, con un fatturato che difficilmente potrebbe sostenere emolumenti della consistenza di quello riconosciuto al Presidente. A tale ricostruzione il consigliere Cannavò aveva risposto (v.link) con una nota che in realtà la confermava, specificando soltanto che gli addetti alla cooperativa non erano 9 ma circa 20 e che il fatturato raggiunto nel 2011 dalla cooperativa era di circa 1 milione di euro (confermando anche così che quasi il 10% dell’intero fatturato sarebbe stato destinato alla remunerazione del solo presidente, una sorta di premio nobel).”

Quindi, si capirà meglio dalle motivazioni e da quelle dipenderà anche l’eventuale decisione di impugnativa da parte della Procura.

L’ex consigliere provinciale Gianluca Cannavò, assolto da questa accusa, risulta ancora impiegato presso la stessa cooperativa ma, non essendo più un pubblico amministratore e quindi non essendo più elargiti i relativi “rimborsi”, non è dato sapere se mantenga tutt’oggi lo stesso considerevole stipendio di oltre 6 mila euro mensili.

In ogni caso, “il fatto non sussiste” ed è opportuno capire cosa “non sussista”.

Attendiamo.