Vive tra Catania e londra questo 23enne che ha dato una – in verità notevolissima – prova di sé organizzando una straordinaria mostra a Palazzo Biscari la scorsa primavera. E ora interviene, dopo i contributi di Aldo Premoli, Giuseppe Siracusa, Gianluca Collica e Carmelo Nicosia, nel dibattito avviato da SudPress sullo stato dell’arte contemporanea a Catania, settore rimasto di nicchia per quanto di altissimo livello e che potrebbe/dovrebbe rappresentare una delle occasioni di rinascita intellettuale, e quindi anche economica, per la Città: come sta dimostrando la rassegna d’arte diffusa WonderTime che sta mettendo in rete ed in moto tutta quella Catania che non si arrende alla sciatteria e potrebbe cominciare ad interessare quel turismo culturale di alto standing che arricchisce altri territori certo meno suggestivi della nostra Catania.

Pietro Scammacca

In quanto catanese “espatriato”, osservo con curiosità i dibattiti generati da SudPress sull’arte contemporanea a Catania, in parte provocati dalla recensione di Aldo Premoli all’opera ambientale di Gian Maria Tosatti tenutasi a Palazzo Biscari che ho co-curato tramite l’Associazione Unfold che ho fondato nel 2017.

Evitando, spero, di perdermi in un atto di auto-referenzialismo, mi permetto di approfondire la natura e lo scopo di questa mia iniziativa.

Unfold è concepita con un’ottica interdisciplinare, il suo nome è tratto da un libro del filosofo Gilles Deleuze chiamato Le Pli: Leibniz et le Baroque (La Piega: Leibniz e il Barocco, 1988). Il testo del rinomato filosofo francese è stato un elemento determinante nella mia ricerca accademica – intrapresa presso la Goldsmiths Univeritye poi il Courtauld Institutea Londra – che mi ha permesso di percepire la filosofia e l’architettura barocca con una prospettiva originale ed arricchente.

Nel futuro, Unfold vuole dunque dare un’attenzione particolare al barocco e alle sue ripercussioni attraverso la storia e le discipline, invitando all’azione artisti contemporanei con una ricerca che può essere collegata a tematiche rimontanti alla filosofia di Gottfried W. Leibniz– un’importante filosofo e matematico barocco al quale dobbiamo l’invenzione del calcolo infinitesimale.

Il paradigma di ricerca che mi sono autoimposto potrebbe sembrare limitante, ma lavorare con poche variabili consente maggior precisione ed approfondimento.

Ma perché il barocco? Dopo il tragico terremoto del 1693, Catania rinasce con il barocco e la sua infrastruttura si sviluppa grazie ad importanti architetti e protagonisti del tempo. Come Ignazio Paternò Castello, V principe di Biscari: archeologo ed illuminista, un Romantico sicuramente preso dalla tendenza barocca di “creare mondi”. Paternò Castello s’impegna nella trasformazione infrastrutturale della città, portandovi acquedotti, trasformando la Villa Bellini in un labirinto vegetale, e creando un’oasi artificiale scavata nella pietra lavica (La Villa Scabrosa) a poca distanza dal suo palazzo…

Questa stratificazione della città, ormai invisibile insieme ad altre storie affascinanti del tempo, dimostrano – a mio parere – il grande potenziale immaginario di Catania.

A partire da questi presupposti, è possibile riattivare idee e nuovi concetti di “modernità”.

Il mio obiettivo è anche quello di collaborare con gli atenei cittadini intorno a nuovi contenuti. Penso che la ricerca interdisciplinare sia la giusta via per navigare la realtà complessa ed intrecciata nella quale viviamo.

Prima di continuare questa riflessione, è per me doveroso riconoscere i diversi sponsor che hanno reso il primo progetto di Unfold possibile: l’azienda di vini e spumanti Murgo, il gruppo Virilinzi, l’azienda Italkali, e la Banca Popolare S. Angelo che si sono attivate per rendere possibile quanto è successo questa primavera a Palazzo Biscari: un esempio davvero virtuoso di collaborazione. La strada verso la costruzione di una rete di qualità per la cultura a Catania si è aperta anche grazie al coinvolgimento dell’imprenditoria privata del territorio che investe nella cultura; come succede abitualmente in qualsiasi altra parte del mondo.

Da ultimo un invito.

Invece di cadere in un obsoleto pessimismo – sempre controproducente – sottolineiamo la ricchezza e il grande potenziale del nostro territorio, per secoli descritto come “giardino del paradiso” — e magari anche dei suoi benefattori contemporanei, quelli che riconoscono l’importanza di sostenere la cultura.