In principio furono gli “impresentabili”, cioè quei candidati alle elezioni regionali, che per condanne pendenti, passate o di parenti e affini, non avrebbero potuto o dovuto essere arruolabili per gli scranni dell’Assemblea Siciliana. Soprattutto appartenenti alla coalizione dell’attuale presidente Nello Musumeci, ma con qualcuno anche tra i 5 Stelle e il PD. Alla fine, molti non furono eletti, altri si ed alcuni anche indagati e persino arrestati immediatamente dopo. Fatto sta, che oggi, a quasi 2 mesi dalla tornata, nuovi casi interessano Palazzo d’Orleans, uno su tutti quello recentissimo delle dimissioni dell’assessore ai rifiuti Vincenzo Figuccia, dopo le aspre polemiche con Gianfranco Miccichè sulla questione del “tetto stipendi”

Miccichè infatti a pochi giorni dal suo insediamento, aveva annunciato da neo presidente dell’Assemblea regionale siciliana, le nuove assunzioni con stipendi maggiorati. A fine anno scadrà, infatti, l’accordo sul tetto dei 240 mila euro, con il ritorno alle vecchie tabelle e agli stipendi che in qualche caso potrebbero quasi raddoppiare. Ad inasprire il dibattito, sono state però le dichiarazioni di Miccichè, contro un sistema secondo lui addirittura “marxista”, che a nulla porterebbe, in merito all’eguaglianza delle remunerazioni, e quindi da modificare, differenziando gli stipendi ed evitando un “tetto”.

Il che non stupisce affatto, considerando la formazione politica e lavorativa di Gianfranco Miccichè, formatosi nelle aziende di Silvio Berlusconi fin dal 1984, e direttore della sede di Publitalia ’80 di Palermo prima e di Brescia poi. Nei primi anni ’90 si impegnerà in Forza Italia, di cui assumerà l’incarico di coordinatore regionale in Sicilia, venendo poi eletto deputato nel ’94 per la prima volta. Miccichè sarà anche nel 1997 candidato sindaco di Palermo in contrapposizione a Leoluca Orlando, da cui verrà sconfitto alla tornata amministrativa.

Nel luglio del 2006 fu eletto Presidente dell’Assemblea regionale siciliana e 4 anni più tardi fondò il partito “Forza del Sud”, candidandosi poi a governatore dell’isola nel 2012, dopo aver dato inizialmente l’appoggio al candidato del centrodestra Nello Musumeci. Dopo essere stato eletto nuovamente nel 2017, Miccichè diviene nuovamente Presidente dell’Assemblea regionale siciliana con 39 voti su 70 a dicembre.

E proprio dopo aver assunto la carica, entra in polemica con Vincenzo Figuccia, attualmente dell’UDC, e assessore dimissionario ai rifiuti, che già pochi mesi fa aveva lasciato proprio Forza Italia per ruggini con il commissario regionale. Per Figuccia, la maggioranza “avrebbe potuto fare scelte più coraggiose esprimendo un presidente dell’Ars di maggiore discontinuità”.

L’ex assessore, da sempre in prima linea sul tema lavoro, è stato immediatamente bacchettato però dalla stessa maggioranza, decidendo quindi di lasciare l’incarico. I capigruppo infatti, hanno liquidato la questione spiegando che: “Il tema relativo alla scadenza della vigente delibera del Consiglio di presidenza dell’8 ottobre 2014, concernente i tetti retributivi del personale amministrativo dell’Ars, sarà affrontato a tempo dovuto, con la doverosa sensibilità, dallo stesso consiglio di Presidenza”.

Figuccia, già vice presidente del gruppo parlamentare Forza Italia e durante la precedente legislatura all’interno di diverse commissioni regionali, tra cui quelle Affari Istituzionali, Esame delle attività dell’Unione Europea, Cultura, Formazione e Lavoro, dal 2017 è iscritto al gruppo UDC, con cui è stato eletto e successivamente nominato Assessore Regionale all’energia e ai servizi di pubblica utilità.

Un posto che adesso andrà nuovamente riempito, ed anche velocemente, sia per l’importanza che riveste, sia per evitare che il nuovo governo dia dimostrazione di immediata debolezza e disomogeneità quasi subito. Per intanto rimangono in sella Edgardo Bandiera all’agricoltura, Girolamo Turano alle attività produttive, Bernadette Grasso alle autonomie locali, Vittorio Sgarbi ai beni culturali, Gaetano Armao all’economia, Maria Ippolito alla famiglia, Marco Falcone alle infrastrutture, Roberto Lagalla all’istruzione, Ruggero Razza alla salute, Salvatore Cordaro a territorio e ambiente, Sandro Pappalardo a turismo, sport e spettacolo.

La Sicilia tutta è dunque in attesa di vedere i primi lavori di questa nuova amministrazione, che avrebbe dovuto essere, almeno sulla carta in netta antitesi con le precedenti ed invece, già in fase iniziale, sembra meno unita e compatta di quanto ci sia aspettasse, malgrado forse avvisaglie in campagna elettorale, lo facessero presagire, e con lo stesso Presidente Musumeci nel ruolo di mediatore che chiedeva, prima delle dimissioni, a Figuccia di occuparsi del suo compito, ma esortando anche Miccichè a non aumentare gli stipendi, già più che dignitosi.