Dopo il conto corrente del comune a debito di 183 milioni, una città sommersa dall’immondizia, un’orrenda fontana mortuaria da manutenere, niente solarium, il centro città un disastro di sporcizia, bivacco, spaccio e illegalità di ogni tipo, ecco che arrivano i primi “costi contanti” di una gestione megalomane ed autoreferenziale. Una delle vicende più brutali è stata l’allontanamento del Capo Ufficio stampa del comune di Catania, Nuccio Molino, che immediatamente dopo l’insediamento di Bianco, nel 2013, venne killerato, sbattuto in un sottoscala a non fare niente per i successivi 5 anni e sostituito con un ufficio stampa ombra costituito da “dipendenti personali” di Enzo Bianco. Una vicenda complicata che ha già subìto un primo passaggio in procura finito con una contestata archiviazione e che adesso ci ritorna per le ulteriori valutazioni. A ordinare che la Procura di Catania se ne occupi nuovamente è il Giudice del Lavoro di Catania Caterina Musumeci in esito al giudizio civile promosso da Molino, difeso dall’avvocato Sergio Cosentino, che lo ha visto vincitore su tutta la linea, ottenendo anche il risarcimento di altri 8.370 euro oltre al pagamento delle spese (altri 10 mila euro circa che si aggiungono ai 38 mila per il danno professionale!) che i catanesi saranno costretti a pagare, mentre dovranno attendersi gli sviluppi penali per i quali Molino è assistito dall’avvocato Dario Riccioli. Ed è passato appena un mese…chissà quante ne dovrà vedere questa povera città…

Nuccio Molino, dopo anni di stracanacchi, è tornato a dirigere l’Ufficio Stampa del Comune di Catania con uno dei primi atti del neo sindaco Pogliese che ha eseguito la sentenza che gli dava ragione condannando duramente l’amministrazione Bianco.

Adesso è arrivata anche una prima condanna al risarcimento dei danni.

La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa nazionale ANSA: “Il Giudice del lavoro del Tribunale di Catania, Caterina Musumeci, ha accolto la domanda di risarcimento del danno per l’inabilità temporanea parziale riconosciuta dai consulenti nella misura del 6% nel periodo 2013-2015 nei confronti della causa intentata per demansionamento da Nuccio Molino, capoufficio stampa al Comune di Catania, ruolo in cui è stato già reintegrato.”

La cifra del risarcimento, “tenuto conto di quanto già liquidato a titolo di danno professionale nella sentenza non definitiva in atti”, scrive il giudice, “è quantificata in complessivi 8.370,18 euro, oltre accessori come per legge da calcolarsi secondo i criteri esposti in parte motiva”.

Il Tribunale ha condannato “il Comune di Catania al pagamento in favore dei consulenti tecnici d’ufficio, Pietro Rinella e Giuseppe Fichera, della complessiva somma di euro 6.90o euro ciascuno, oltre Iva e Cp come per legge”.

Ha anche condannato “il Comune resistente a rifondere al ricorrente, in ragione di tre quarti, le spese di lite, che vengono liquidate nell’intero nella complessiva somma di euro 4.950,00, oltre Iva e Cpa come per legge e spese forfettarie al 15%, e compensa la restante parte”.

Il giudice del Tribunale del lavoro ha infine disposto “la trasmissione degli atti del presente procedimento alla Procura, sede per le determinazioni di competenza.

Seguiremo il prosieguo con attenzione, ovviamente, perché si tratta di una vicenda che, al di là delle conseguenze giudiziarie, ci pare altamente simbolica di un modo di gestire la Cosa Pubblica che non può essere tollerata quando la tracotanza delle appartenenze mortifica dignità e professionalità che vanno sempre rispettate, mantenendo fisso ed insuperabile l’Interesse Generale.