Rieccoci. Inficiato da immobilismo endogeno, ma posseduto da frenesia esogena, l’Assessorato ai Saperi e alla Bellezza Condivisa del Comune di Catania (ormai prossimo alla dipartita) apre il maniero federiciano della città all’ennesima mostra “a cura di…”, abbagliato stavolta dal genio debordante del catalano Salvator Dalì

L’usuale “a cura di…” è una vecchia conoscenza, la C.O.R. (Creare Organizzare Realizzare, società con sede legale a Roma, presidente Alessandro Nicosia) già presente a Catania con la mostra “Totò Genio” (v. SudPress “Mostre alla catanese: Evviva c’è Totò compriamo gli allestimenti”), allestita in quei locali miserelli pomposamente ribattezzati Galleria d’Arte Moderna (v. ancora servizio pubblicato da SudPress ,25 marzo 2018 ), acquistata dal Comune con tutti gli allestimenti per quasi 50.000 euro.

Ancora una mostra, sempre e soltanto mostre, come se non bastassero le due già in corso: la già citata “Totò Genio” e “La ville Lumiére-Toulouse Lautrec” a Palazzo della Cultura della quale il Comune ha nuovamente acquistato gli arredi per 20.000 euro, senza bandire gare d’appalto come per la precedente (si attende di conoscere come, quando e per cosa verranno utilizzati, visto che ogni mostra prevede allestimenti ad hoc)  e facendo pagare al realizzatore, Arthemisia Group, un affitto delle sale a sole 199 € al giorno a fronte d’un biglietto d’ingresso di 13 € a cranio, che insieme alla vendita del catalogo, visite guidate, visite di gruppo e una miriade di gadget renderanno ben altri introiti agli organizzatori.

Ed ecco apparire il fantasmagorico piano finanziario di “Io Dalì”, doviziosamente inoltrato all’incantato Assessorato ai Saperi e alla Bellezza Condivisa più di sei mesi addietro, che sciorina un elenco di gravosissime spese che vanno dalla curatela (25.000 euro, i generosi compensi per i saggi) ai 50.000 per la Fondazione (i piaceri si pagano), indi 10.000 per il progetto di allestimento, 40.000 per il trasporto delle opere (con mezzi blindati e scorta armata?), 25.000 per l’assicurazione (pregasi mostrare polizza) e 25.000 per il catalogo (quante copie?). Per gli allestimenti degli spazi espositivi 90.000 euro (vetrine antiscasso in cristalli di Boemia?), 60.000 per le tecnologia (quante istallazioni non è dato sapere), stampa dei materiali (30.000, inviti, pieghevoli…ma si tace sulla quantità), promozione (20.000, detta “attività di comunicazione integrata sul territorio”…???), ufficio stampa (10.000, ma non è compreso nel precedente?), servizio di biglietteria (25.000, però inclusa imprescindibile “stampante termica”), personale di biglietteria (12.000, per 36 ore settimanali; 5 ore al giorno e il resto?), viaggi e diarie (12.000), manutenzione (6.000), bookshop (5.000, compreso noleggio cassaforte), organizzazione generale e realizzazione (50.000, vai a capire cosa s’intende).

Ai lettori l’ardua sentenza.  Comunque melius abundare quam deficere dicevano i nostri padri laitini. Ma come si dice, a caval donato…. E, oltre alla strabiliante ricaduta culturale, al Comune cosa ne cale?

Ecco in merito il sibillino dispositivo della delibera: “…i partner privati riconosceranno al Comune una percentuale del 30% sui biglietti, che in deroga al tariffario approvato con delibera 138 del 31/12/13 e s. m. i., subiranno un aumento, ancora da definire, come accaduto in occasione delle precedenti mostre”.

A parte l’uso improprio della punteggiatura, la percentuale “solo sui biglietti”  (quindi esclusi gli introiti derivanti dalla vendita del catalogo, dei gadget, ecc…) e quell’inquietante “ancora da definire”,  da definire resta una cosa molto più incalzante e imprescindibile: la fine della gestione di un Assessorato al “Nulla Culturale” che per anni non ha saputo organizzare nessuna vera ragguardevole manifestazione (a parte rare e pregevoli iniziative dovute all’insistenza e alla passione di qualche funzionario) interamente C(reata)O(organizzata)R(ealizzata) dalle mortificate e mal pagate risorse interne dell’amministrazione, sempre a totale beneficio dell’immarcescibile, irrinunciabile, incommensurabile “a cura di…”.