Non sono consueti i comunicati dell’Ufficio Stampa della prefettura di Catania e l’attuale prefetto Silvana Riccio ha caratterizzato il proprio incarico per una particolare sobrietà. Nel recente passato proprio la prefettura rischiò di essere irretita nelle trame di Corrado Labisi con la consegna del famigerato Premio Livatino all’allora prefetto Maria Guia Federico che poi vi rinunciò in extremis. Il Prefetto Riccio ha voluto dare notizia di un vertice tra i massimi esponenti territoriali di Magistratura e Forze dell’Ordine in cui si è posta una questione decisiva: la presa di coscienza dell’esistenza di personaggi apparentemente impegnati sul fronte dell’antimafia catanese che hanno vissuto accanto alle istituzioni e intessuto rapporti con alti funzionari dello Stato, millantando militanza antimafia anche allo scopo di rendere più difficile l’individuazione del malaffare…in un contesto territoriale particolarmente complesso.” Una presa d’atto e di posizione molto importanti.

La consegna del “Premio antimafia Saetta, Costa, Livatino”,  ed in particolare la foto di rito con altissimi rappresentanti delle istituzioni, era lo strumento principe con cui il sedicente avvocato Corrado Labisi, adesso in carcere grazie alla brillantissima operazione della DIA coordinata dalla Procura etnea, alimentava la sua rete di incredibili millanterie che gli hanno consentito per anni non solo di depredare indisturbato l’importante ente assistenziale che gestiva, ma anche di potersi dedicare ad altri “affari” africani e rumeni ancora da chiarire.

Un “contesto complesso” quello catanese, come viene definito dal prefetto Riccio, in cui Labisi non è certo l’unico personaggio ad utilizzare questa collaudata tecnica che alterna promesse a minacce, incarichi ad estorsioni, cene conviviali a summit criminali, il tutto finalizzato ad assumere e mantenere poteri parassitari e pericolosissimi che hanno avvelenato negli ultimi anni il tessuto politico, economico e sociale dell’intera Sicilia: il “Caso Montante” ne è altro esempio chiarissimo.

Individuare ed isolare questi “personaggi sedicenti legalitari” è essenziale per recuperare credibilità ed efficienza della pubblica amministrazione, come anche della sana imprenditoria e del mondo delle libere professioni.

Importante e significativo quindi che il massimo rappresentante dello Stato italiano sul territorio catanese abbia sentito l’esigenza di chiarire il sentiment condiviso dai vertici attuali di Magistratura e Forze dell’Ordine.

Questo il comunicato diffuso dalla prefettura di Catania:

“Nel pomeriggio dell’11 luglio scorso, presso la Prefettura di Catania si è tenuta una riunione di coordinamento delle Forze di polizia, presieduta dal Prefetto Silvana Riccio, alla quale hanno preso parte i vertici della magistratura requirente catanese, Procuratore Generale della Repubblica Roberto Saieva e Procuratore Distrettuale Antimafia Carmelo Zuccaro, il Questore Alberto Francini, il Comandante provinciale dei Carabinieri Col. Raffaele Covetti, il Comandante della Guardia di Finanza Gen. B. Nicola Quintavalle Cecere, insieme al Capo Centro della locale Direzione Investigativa Antimafia Renato Panvino.

La riunione è stata finalizzata ad un esame congiunto di vari aspetti relativi alla recente operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania DDA ed eseguita dalla DIA, nei confronti di imprenditori catanesi coinvolti nella distrazione di fondi regionali destinati a strutture socio-sanitarie e di personaggi apparentemente impegnati sul fronte dell’antimafia catanese.

Nel corso dell’incontro è stata ribadita la sinergia operante tra le varie istituzioni, pur nella distinzione dei ruoli, della propria autonomia e delle diverse responsabilità.

In questa occasione, la brillante azione di squadra ha consentito di mettere in luce situazioni in cui questi personaggi hanno vissuto accanto alle istituzioni e intessuto rapporti con alti funzionari dello Stato, millantando militanza antimafia anche allo scopo di rendere più difficile l’individuazione del malaffare.

Si conferma così che lo Stato, nelle sue varie articolazioni, è sempre vicino a chiunque operi in prima linea, ribadendo la volontà e l’esigenza di agire sinergicamente in un contesto territoriale particolarmente complesso.”

Non è un messaggio da poco: buon lavoro!