“Siamo spiacenti, questo contenuto non è al momento disponibile”. Così recita laconicamente la scritta sulla pagina Facebook dell’Associazione cattolica Cultura e Ambiente travolta dall’inchiesta giudiziaria “12 apostoli” che ha portato all’arresto del capo, Pietro Capuana, il settantatreenne che da 25 anni, secondo gli inquirenti, approfittava di ragazzine  plagiate dalla sua aurea di “religiosità”

La comunità era particolarmente numerosa, circa cinquemila le persone che in momenti diversi si riunivano nella sede di Lavina,  frazione di Aci Bonaccorsi. Incontri dove tutto si concludeva con Capuana che seduto su una sedia, farfugliava frasi affermando di subire la “reincarnazione” dell’arcangelo Gabriele. Chi vi ha presenziato racconta di una “grande partecipazione e soprattutto di una grande attenzione alle parole di Capuana proprio nei momenti clou della sua presunta reincarnazione. Sembravano tutti come  soggiogati a sentire le parole che il Santone pronunciava con un timbro di voce diverso, come fosse posseduto da una entità esterna”.

Un potere di condizionamento immenso su queste persone che credevano in lui tanto da seguirlo anche nelle scelte elettorali, costituendo un bacino di voti non indifferente da fare pesare al momento giusto, quello delle tornate elettorali. Non stupisce, pertanto che i suoi figli, Daniele e Salvo, siano stati votati ed eletti al consiglio comunale di Catania con oltre un migliaio di preferenze ciascuno, il primo nell’anno 2000 e il secondo nel 2005. Una macchina elettorale quella della comunità di Lavina e della famiglia Capuana che si è messa in moto soprattutto in occasione delle elezioni regionali del 2008 con il Movimento per l’Autonomia e poi nel 2012 con il Pd, partito a cui nel frattempo aveva aderito in accordo con l’allora senatore dei liberal Enzo Bianco, movimento politico di cui lo stesso Capuana nel frattempo era diventato vice segretario regionale. Una messe di voti che veniva soprattutto dai seguaci della Comunità, tanto che in entrambe le occasioni Daniele Capuana sfiorò per pochissimo il seggio a Palazzo dei Normanni.

Ma i tantissimi voti della comunità del Santone e delle sue apostole si riversarono anche su Mimmo Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, posta ai domiciliari, tanto da riuscire a essere eletto all’Ars sia nel 2001 che nel 2006.