Di Pignataro, Giacomo, il noto peggior rettore di tutti i tempi della povera Università di Catania, abbiamo scritto a fiumi, quasi quanto ne hanno poi scritto gli investigatori della DIGOS ed a seguire la Procura di Catania che ne ha chiesto l’arresto ed infine, per il momento, il GIP che ne ha comminato l’interdizione ancora in corso. Ma nell’ottobre del 2016 questo personaggio si sentì leso nella “reputazione e nell’onore” da un commento pubblicato come articolo su questa testata e, assistito dal solito prof.avv. Giovanni Grasso, denunciò il nostro affezionato prof. Beppe Condorelli e questa testata in sede civile e penale: il Giudice Marina Rizza ha deciso chi aveva ragione.  

Chi sia questo Giacomo Pignataro è ormai facile capirlo anche per i non esperti di cose universitarie, bastando una qualche infarinatura di cronaca nera e giudiziaria in particolare.

È sufficiente partire a ritroso dalla lettura dell’ordinanza del GIP di Catania e magari inserire nome e cognome sulla barra di ricerca in alto a destra di questa testata per capire di che personaggio si tratti.

E conoscere le gesta di certa gente è oggi più che mai importante per poter spiegare ai propri figli perché questa nostra comunità catanese, meravigliosa città assassinata da un branco di parassiti cannibali, sia ridotta com’è.

Ma veniamo al fatto per il quale, ammettiamo, ieri sera abbiamo brindato.

Come detto, su questo personaggio e la sua inquietante corte abbiamo scritto a fiumi, sino a giungere alla sua miserrima decadenza dall’ufficio, una volta prestigioso, di rettore dell’università di Catania, per giungere alla quale occorse persino una sentenza interpretativa perché non lo voleva capire neanche a cannonate che doveva mollare la poltrona dalla quale, come da noi anzitempo denunciato e poi dal giudice acclarato, combinava più danni della bomba atomica.

Sinceramente, pur nella critica e denuncia durissima che compimmo per anni, non immaginavamo il livello di nefandezze poi registrato, letteralmente e tecnicamente, dalla DIGOS, compresi gli intrallazzi nientemeno che con un presidente del CGA che gli anticipò la sentenza che lo riguardava, così da consentirgli di adottare ulteriori contromisure volte a conservare quello stesso potere con cui ha devastato l’Università di Catania.

In quel contesto, di decine e decine di articoli, inchieste tutte documentatissime e mai confutate su concorsi e appalti (di questi ultimi ancora non si sa niente…), giunse quindi la sentenza che lo fece finalmente decadere.

Tra i lettori più affezionati di questa testata e, sopratutto tra i commentatori più autorevoli ed efficaci abbiamo l’onore ed il piacere di annoverare il prof. Beppe Condorelli, illustre clinico, amatissimo dai suoi studenti che ha formato per generazioni e dai suoi pazienti che ancora, pur in pensione, lo cercano per un consulto.

Il prof. Condorelli ha dedicato la sua vita all’insegnamento proprio in quell’Università che non ha mai accettato venisse ridotta com’è ed è stato tra i più fieri oppositori di quel “Sistema” oggi rivelato dalle indagini penali: mettendoci la faccia e la firma, come pochi, come quasi nessuno a dire il vero.

Un “Sistema”, come si legge negli atti d’indagine, violento e vendicativo: ne sappiamo e ne abbiamo subìto abbastanza.

Il 7 ottobre 2016, alla notizia della definitiva decadenza del personaggio oggi interdetto Giacomo Pignataro, il prof. Condorelli inserì un commento che la testata ritenne di mettere in evidenza trasformando in articolo.

Il titolo era “Addio Pignataro, addio”.

Niente di esagerato, sempre elegante come nello stile del caro prof. Condorelli.

Ma per il personaggio, ancora mezzo ermellinato e forte di sapere di controllare ancora ferreamente quel “Sistema”, fu lesa maestà e scatenò i suoi ascari.

Querela penale e denuncia in sede civile per il prof. Condorelli e la nostra incolpevole direttrice dell’epoca Simona Scandura.

Anche di questo, come sempre, informammo prontamente i nostri lettori.

Fu una delle querele, e ne abbiamo a decine, di cui fummo più contenti perché eravamo certi di poterne approfittare, con le nostre indagini difensive, per contribuire a fare luce sulla gestione dell’Università di Catania più nefasta che ci fosse mai stata.

A sostenere l’accusa contro la verità per conto di questo Giacomo Pignataro è stato un altro professore dell’ateneo catanese, il prof. Giovanni Grasso, che non si è risparmiato arrivando ad opporsi con una memoria di 60 pagine alla richiesta di archiviazione formulata dal Pubblico Ministero Magda Guarnaccia.

A difendere brillantemente il prof. Condorelli gli avvocati Luca Blasi ed Eleonora Condorelli.

Per il giornale ed il suo direttore ancora una volta la straordinaria Emanuela Fragalà, sempre efficacissima a fare da baluardo con la sua preparazione e lucidità processuale al nostro diritto/dovere di informare l’Opinione Pubblica dello schifo che combinano certi personaggi quando arrivano ad occupare posizioni di potere.

A questo serve il “giornalismo d’inchiesta”, quello vero e realmente indipendente ovviamente, e questo ha sancito nel suo monumentale decreto di archiviazione il Giudice Marina Rizza.

Scrive il Giudice Rizza: “Due sono dunque, ad avviso di questo decidente, gli aspetti della questione che devono essere analizzati: in primo luogo occorre valutare il contesto complessivo nel cui ambito è stato pubblicato il commento in oggetto, ed in secondo luogo occorre considerare lo specifico ruolo rivestito dall’autore del commento e dal destinatario dello stesso. Sotto il primo profilo, deve evidenziarsi come le espressioni asseritamente diffamatorie sopra riportate sono state pubblicate, come già rilevato, nell’ambito del quotidiano online “Sudpress – Giornalismo d’Inchiesta”, il cui dichiarato intento è quindi quello di offrire una informazione che si colloca al di fuori dei parametri della mera cronaca giornalistica, ma piuttosto riconducibili a quelli del cd “giornalismo di inchiesta”, sicché occorre premettere qualche breve cenno su tale tipologia di servizio. Questo si distingue infatti dal cd. “giornalismo di informazione” perché presuppone un ruolo attivo del giornalista, che non si limita a recepire e descrivere le notizie apprese, ma ricerca egli stesso fatti idonei, per il loro rilievo “pubblicistico”, a divenire “notizie”, con un’attività investigativa condotta presso le fonti che quelle notizie possano offrire e che lo stesso giornalista autonomamente contatta e sollecita: tale tipologia di giornalismo, che ha sovente svolto e continua a svolgere un ruolo di fondamentale importanza nell’accertare prima e nel consentire all’opinione pubblica di conoscere poi fatti di indubbia rilevanza politica o sociale o economica, trova sicura tutela nella Costituzione.”

Splendido, una sintesi perfetta, lucidissima, efficace di anni di lavoro, rischi, prezzi altissimi pagati da quanti si assumono la responsabilità di raccontare le dinamiche di poteri che rappresentano danno e pericolo per la comunità che dovrebbero servire e di cui invece miserabilmente si servono per farsi gli affaracci propri.

Il Giudice Rizza ricorda anche la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, con alcune importanti sentenze della Corte di Strasburgo come della Cassazione che sanciscono anch’esse il fondamentale ruolo svolto da questo giornalismo, che “si evince innanzitutto dall’art. l comma 2 della Costituzione che, nell’affermare che “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, presuppone, quale imprescindibile condizione per un pieno, legittimo e corretto esercizio di detta sovranità, che la stessa si realizzi mediante tutti gli strumenti democratici a tal fine predisposti dall’ordinamento, tra cui un posto ed una funzione preminenti spettano all’attività di informazione in questione, vale a dire che in tanto il popolo può ritenersi costituzionalmente sovrano (nel senso rigorosamente tecnico-giuridico di tale termine) in quanto venga, al fine di un compiuto ed incondizionato formarsi dell’opinione pubblica, senza limitazioni e restrizioni di alcun genere, pienamente informato di tutti i fatti, eventi ed accadimenti valutabili come di interesse pubblico”.

Di fronte all’affermazione così lucida ed efficace di principi inviolabili oggi più che mai fondamentali, le vicende di piccoli figuri che si credettero imperatori finiscono in quel quart’ordine che meritano, consegnati all’ignominia che peserà per sempre su quelle incredibili facce di bronzo.

A noi resta il conforto che i sacrifici e gli altissimi prezzi sostenuti alla fine ottengono Giustizia quando vigliaccamente aggrediti, consentendoci di poter sempre dare corretta, rigorosa e veritiera informazione destinata a formare una cosciente e consapevole Opinione Pubblica finalmente in grado di difendersi dal miserabile attacco dei suoi parassiti.

E ancora di più ci conforta il poter continuare a dare voce e spazio a personalità come il Prof. Beppe Condorelli, che alle loro idee mettono faccia e firma: sperando che diventino 10, 100, 1000.

Siamo onorati ed enormemente soddisfatti di questa battaglia combattuta insieme: con onore ed eleganza, come sempre.

Il decreto di archiviazione del Giudice Marina Rizza della querela di Giacomo Pignataro, assistito dal prof.avv. Giovanni Grasso contro Sudpress difeso dall’avv. Emanuela Fragalà ed il prof. Beppe Condorelli dagli avvocati Luca Blasi ed Eleonora Condorelli.