23 presenti, 21 votanti, 20 favorevoli, 1 contrario. Il Consiglio comunale approva il mega mutuo da quasi 800 milioni di euro chiamato piano di riequilibrio: a votarlo meno della metà dei consiglieri

La seduta è quella di prosecuzione, quindi basterebbero 18 consiglieri presenti e 12 favorevoli per votarlo. Ma le nomine dei nuovi dirigenti e l’ingresso di Nuccio Lombardo in Giunta sembrano chiaramente aver dato i frutti sperati.

È mezzanotte inoltrata quando la seduta consiliare è dichiarata conclusa.
Dopo 12 ore di discussione, 171 emendamenti presentati e 18 votazioni, Catania ha una nuova versione del Piano di Riequilibrio: 20 consiglieri di maggioranza hanno approvato un mutuo da quasi 800 milioni che graverà sui cittadini per i prossimi 7 anni.

300 milioni in più del vecchio piano di riequilibrio, quello da 527 milioni che questa amministrazione ha già ripetutamente sforato.

Catania ha un nuovo piano di riequilibrio. Un piano con minori garanzie e “numeri aleatori”. Un piano già a rischio bocciatura da parte della Corte dei Conti, per la cui giurisprudenza l’alienazione dei beni immobili e delle partecipate non può essere considerata misura attendibile a sostegno del riequilibrio finanziario.

“Avete votato il piano per qualche poltrona e fra meno di tre mesi qualcuno lo rimpiangerà” critica aspramente Manlio Messina.

“Non ho assistito ad alcun intervento a favore di questo piano” incalza Sebastiano Arcidiacono, mentre Niccolò Notarbartolo ha già abbandonato l’aula.

Grande Catania affida a Sebastiano Anastasi la dichiarazione di voto: “Usciremo dall’aula, non possiamo essere complici di una votazione che riguarda conti, conticini e questioni che servono solo alla sopravvivenza del Palazzo, mentre fuori la gente tira a campare”.

Ma se Messina, Arcidiacono, Notarbartolo e il gruppo di Grande Catania escono dall’aula dichiarando l’assenza come voto di protesta, l’altra metà resta. 

L’amministrazione incassa così una delibera.
LA DELIBERA.

I fedelissimi – il PD, Con Bianco per Catania e il Megafono – perdono qualche pezzo, ma c’è Art.4 che si ricompatta attorno ad Enzo Bianco. Catania 2.0 e Catania Futura (il gruppo legato a Nicola D’Agostino e Nico Torrisi) seguono a ruota gli articolisti di Sammartino e Sudano.

Una maggioranza che nella dichiarazione di voto da parte del capogruppo PD D’Avola dimostra di non conoscere  l’atto che si appresta a votare, né la drammatica situazione economica in cui versa l’ente che rappresentano. E probabilmente non hanno ben compreso il parere “favorevole condizionato” dei Revisori dei Conti.

D’Avola dichiara di “non vedere estremi del dissesto nella contabilità e negli atti presentati” ed è “certo che la nuova, competente, dirigenza delle partecipate darà la svolta per la ripartenza”. 
Parole che si  ricalchi nei contenuti i comunicati-spot inviati in questi giorni dall’amministrazione comunale.

Ma è il consigliere Francesco Petrina a dare la perla di saggezza del giorno: “Voteremo sì, e voteremo per atto di fede. Ma non di quella fede che fa salti nel buio, alla cieca. Voteremo per fede razionale: il parere favorevole dei revisori ci dà la serenità di votare sì a questa delibera. La scelta è fra l’eutanasia del dissesto e la positività della rinascita della città”.

L‘ordine del giorno presentato dal presidente della Commissione Bilancio Vincenzo Parisi ed altri spezza l’idillio e con ogni probabilità segnerà il primo stop al piano di riequilibrio: una task-force di controllo sul rispetto del nuovo piano di riequilibrio dovrà essere messa in campo già da domani e il 30 ottobre dovrà essere fatto il punto della situazione.

Se le indicazioni date dai revisori dei conti nel parere alla delibera non verranno rispettate il dissesto sarà un altro passo più vicino.