È comprensibile che in una fase di drammatico dissesto finanziario le priorità possano apparire di altra natura, ma ci sono provvedimenti che, compiuti od omessi, hanno un enorme valenza simbolica e bisogna tenerne conto. Negli ultimi anni la procura etnea e le forze dell’ordine, soprattutto quelle specializzate nell’aggressione ai patrimoni illeciti come la DIA e la Guardia di Finanza, hanno ottenuto a Catania risultati eccezionali con la confisca di ingenti patrimoni immbobiliari: occorre renderli produttivi per la comunità nel più rapido tempo possibile per impedire che una vittoria si trasformi in sconfitta.

Riceviamo diverse segnalazioni da alcune associazioni di volontariato che lamentano una certa inerzia nella gestione dei beni confiscati alla mafia e decidiamo quindi di segnalarlo per come possiamo.

A scorrere il nostro database di articoli pubblicati negli ultimi anni ci si rende conto dell’enorme lavoro svolto da investigatori e magistrati: giungere alla confisca di un bene in uno stato di diritto non è cosa facile, richiede un’attività certosina di verifiche finanziarie, accertamenti catastali, ricostruzioni familiari compiute con grande professionalità e che possano superare il vaglio dei giudizi di garanzia.

Quello della sottrazione alla criminalità dei patrimoni accumulati con attività illecite è un tema delicatissimo, che nel passato prossimo ha provocato vittime che sono entrate nel pantheon degli eroi di Stato e che meritano azioni concrete ed incessanti per mantenere onore al loro sacrificio ma anche per rendere tangibile il valore comune della lotta alla malavita che distrugge benessere e non produce altro che sofferenza.

Soprattutto i giovanissimi, attraverso una efficace narrazione di questa lotta alla mafia, devono comprendere sin dalle scuole che il crimine non paga e alla fine si ritorce contro chi ci vorrebbe campare: troppo pericoloso l’esempio negativo di certe fiction che trasformano in eroi sfigati senza Dio capaci solo di una violenza cieca che alla fine stermina anche loro e le loro famiglie.

“Ma ne vale la pena?”, questa la domanda che si dovrebbe porre alle future generazioni sin dalle scuole elementari.

Ora, a proposito di beni confiscati, gli effetti delle attività illecite non adeguatamente perseguite comportano devastazione sull’intera economia che arriva ad essere cannibalizzata in interi settori, dove rischia di prevalere chi mostra maggiore spregiudicatezza e forza corruttiva ed intimidatrice, espellendo le aziende sane e così intaccando gravemente il tessuto sociale: un circolo vizioso che trasforma una società civile in terra di violenza di stampo sudamericano o persino centroafricano.

Magistratura e forze dell’ordine, al netto di tutti i deficit che pure ci sono e vanno risolti, svolgono un ruolo essenziale ed insostituibile, ma svolto il loro compito spetta poi alla politica gestirne i risultati.

Alla Politica spetta mettere gli uomini dello Stato nelle migliori condizioni per svolgere i propri compiti e doveri, (e qui apriremmo un altro capitolo su cui al momento sorvoliamo per non perderci), ma spetta anche di rendere efficaci i risultati ottenuti, soprattutto quando ci sono e così ingenti.

Tra questi alle amministrazioni locali, appunto, spetta il compito di gestire i beni confiscati alla mafia ed alla malavita in genere, mettendoli a bando tra le varie organizzazioni che ne hanno titoli e requisiti affinché possano tornare utili alla comunità che di queste attività criminali ha subito il danno.

Il messaggio, adeguatamente comunicato, di un bene sottratto alla malavita e restituito alla collettività ha una valenza enorme sotto diversi profili, esattamente come di converso può invece avere effetti deleteri il suo contrario.

Se infatti un bene viene confiscato e lasciato inutilizzato, finisce spesso vandalizzato o addirittura torna nella disponibilità degli stessi delinquenti ai quali è stato sottratto, determinando così un effetto devastante su chi ricava il messaggio della inutilità dell’azione repressiva e per di più dell’impunito potere di chi delinque: il massimo del boomerang.

Al contrario, un bene che viene assegnato ad associazioni capaci di svolgere attività sociali utili al territorio assume una valenza culturale di straordinario valore.

Piuttosto occorrerebbe studiare bandi innovativi, che consentano anche ad associazioni giovanili, per definizione non dotate di mezzi finanziari, di partecipare magari in compartecipazione per consentire la ristrutturazione di beni spesso ammalorati ma di grande pregio potenziale.

Ma questo viene dopo, intanto l’importante è fare un analisi attenta dei beni confiscati a disposizione dell’amministrazione comunale e avviare la procedura più trasparente possibile per restituirli alla collettività: è uno dei messaggi di cui una città difficile come Catania, ancor di più in questo momento, ha bisogno per far comprendere che con le attività criminali, mafiose, comuni e persino politiche, non ci si può arricchire e alla fine si finisce in galera e con tutto confiscato.

Perché così deve essere.

Benessere e persino ricchezza sono un valore, ma solo se ottenute senza scorciatoie e mai a discapito degli altri.

E anche il Comune può/deve fare la sua parte.

Rapidamente.