Si tratta del cosiddetto “appalto ponte” da circa 11 milioni per 106 giorni (prorogabili!) per la raccolta rifiuti nel comune di Catania, in attesa che l’amministrazione Bianco riesca a portare a compimento la mega gara da 400 milioni il cui primo tentativo andato deserto è già all’attenzione dell’Anticorruzione di Raffaele Cantone tra i cui componenti c’è Michele Corradino la cui moglie è appena stata assunta come dirigente proprio dal comune di Catania. Il verbale di gara che vede unica partecipante un’ATI di cui fa parte la Eco.CAR srl amministrata da Francesco Deodati, patron della IPI che gestisce in proroga da anni la nettezza urbana a Catania e nel 2013 diede un “contributo elettorale” di 50 mila euro all’allora sindaco in carica Raffaele Stancanelli.

L’appalto per la raccolta dei rifiuti nel comune di Catania è roba da togliere il sonno non soltanto ai netturbini che la effettuano materialmente la notte.

Si tratta di un mega affare da circa 400 milioni e centinaia di dipendenti coinvolti. Roba grossa, grossissima, tanto da essere il più importante appalto attualmente in tutta la regione.

Sul precedente servizio, quello gestito da IPI-Oikos, abbiamo scritto fiumi di inchiostro e risultano aperte diverse inchieste giudiziarie ed amministrative.

Dopo numerose proroghe succedute alla scadenza naturale del marzo 2016 ed il contestato commissariamento disposto dall’allora prefetto Maria Guia Federico (nel frattempo finita a Campobasso), finalmente l’amministrazione Bianco è riuscita a varare un bando di gara che però è finito a sua volta nel macinatoio delle contestazioni.

Gli ultimi atti del mega appalto per sette anni hanno registrato sin da subito diverse criticità,  prontamente denunciate dall’azienda catanese Dusty, ne abbiamo scritto, che ha segnalato in particolare i requisiti talmente stringenti da meritare l’intervento dell’ANAC (scarica la richiesta di informazioni dell’ANAC all’amministrazione Bianco), che ha chiesto chiarimenti anche a seguito della spiacevole circostanza che alla gara non si è presentato nessuno!

Quindi, tutto da rifare e intanto: proroga, la parolina magica del comune di Catania.

Ma nel frattempo l’amministrazione Bianco, stranamente lungimirante, come se prevedesse il risultato negativo, in contemporanea alla gara principale aveva già bandito un “appalto ponte” che consentrebbe di svolgere lo stesso servizio, per il quale si pretendevano requisiti stratosferici, con caratteristiche meno stringenti e per un periodo limitato di appena 106 giorni (ovviamente prorogabili) per un importo di circa 11 milioni di euro.

La competenza per la valutazione delle offerte è dell’UREGA che, dopo aver sorteggiato i suoi componenti, si è riunita lo scorso 23 febbraio. Alle 14.30.

Nel verbale 18 del 2017 si legge che per questo appalto da 11 milioni è stata presentata una sola offerta. Una!

A depositarla un associazione temporanea di impresa composta da due aziende la Senesi Spa e la ECO.CAR. srl.

Presenti alla seduta di gara il signor Francesco Deodati, (con delega del sig. Rodolfo Briganti, presidente della Senesi), amministratore unico della ECO.CAR e gli avvocati catanesi Francesco Fichera e Antonino Mirone con delega del sig. Rodolfo Briganti presidente Senesi.

La commissione prende atto dell’unica offerta presentata e dei documenti presentati, con la particolarità che uno dei documenti previsti dal bando, il certificato di copertura assicurativa, risulta presentato in fotocopia e quindi ne viene richiesto l deposito in originale con rinvio della seduta al prossimo 6 marzo.

Se qui si ferma la cronaca, comincia la narrazione dei corollari.

Salta infatti subito agli occhi il nome di Francesco Deodati, amministratore unico della partecipante Eco.Car. e delegato della Senesi.

Francesco Deodati è molto noto alle cronache cittadine e non solo. Basta fare una rapida ricerca sul web per trovare di tutto, e non sono storie da Libro Cuore.

Si va dagli interventi dell’ANAC di Raffaele Cantone, che ne ha commissariato la gestione, a rapporti vari con ambienti discussi raccontati dalla stampa casertana anche in merito ad interdittive antimafia.

Ma Francesco Deodati, amministratore unico della ECO.CAR, è anche il patron, con il padre Antonio e collegato ad altro ramo omonimo della stessa famiglia, della IPI, la stessa società che attualmente gestisce (in proroga) lo stesso appalto ultra milionario per il comune di Catania. Guarda un pò le cose della vita.

La IPI è stata coinvolta in diverse vicende anche a Catania e di cui Sudpress si è occupato: da quella dei parenti dei “sorveglianti” del comune assunti da chi doveva essere sorvegliato alla strana storia delle penali milionarie per la raccolta differenziata mai liquidate e che sono costate il posto a qualche dirigente del comune di Catania con procedure di inusitata brutalità.

Ma a Sudpress ci si ricorda di Deodati per un fatto specifico rimasto inspiegato dalle autorità competenti: un “contributo” di ben 50 mila euro concesso in piena campagna elettorale al sindaco uscente Raffaele Stancanelli proprio dalla IPI che in quel momento (come adesso) gestiva l’appalto da centinaia di milioni (e con milioni di sanzioni a carico) presso lo stesso comune amministrato dallo stesso sindaco alla cui campagna elettorale si contribuiva così generosamente.

Su questa vicenda Sudpress ha avuto modo di ottenere riscontri interessanti, acquisti formalmente nel 2014 dalla procura, ma pare che le autorità giudiziarie catanesi abbiano deciso che, avendolo iscritto nel bilancio della campagna elettorale, questo singolare contributo fosse regolare: e se lo dicono loro, dobbiamo fidarci.

Però, questo è il contesto in cui si sta gestendo un appalto da centinaia di milioni di euro che interessa uno dei servizi più importanti per una comunità, tra requisiti esagerati, indagini ANAC e procura, gare deserte, proroghe e “appalti ponte” con unico partecipante con molti che sospettano che il regime ordinario n questa città sia la proroga. Della proroga.

Intanto, il 6 marzo la prossima seduta della commissione Urega.

Staremo a vedere.

Intanto: proroga.

Alla IPI.

Di Francesco Deodati.

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