Nei miei 47 anni di lavoro in clinica ne ho viste di tutti i colori…

Il paziente più fragile, sotto tutti i punti di vista, è indubbiamente l’anziano.

Oggi il cosiddetto Servizio Sanitario Nazionale sembra aver dimenticato che l’anziano, prima di essere anziano, è stato giovane ed ha lavorato versando i contributi per la sanità, della quale, magari per decenni non ha fruito.

Ma ora che ne ha bisogno viene considerato ‘a perdere’, solo per usare un eufemismo.

Sempre nei 47 anni ho notato che sono le persone più umili a stare accanto, ad interessarsi, ad assistere il vecchietto o la vecchietta non più in salute.

Mai dimenticherò la prostituta di Giarre che veniva in Clinica ogni mattina puntualmente alle sette (probabilmente l’ora del treno) per pulire e far fare colazione al fratello ricoverato in CLINICA MEDICA (il maiuscolo non è occasionale !); si fermava sino al primo pomeriggio, ed andava via dopo averlo fatto pranzare e di nuovo ripulito.

Manco a farlo apposta, nello stesso periodo, un vecchietto era stato “sbolognato” per ferie…dei parenti che dovevano andare in vacanza.

Come ora, neanche allora avevo peli sulla lingua, e feci rilevare ai ‘signori’ che avevo avuto l’onore di conoscere una gran signora, una prostituta.

Andarono a protestare dal Direttore del quale erano amici; il Direttore, che sopportava con grande pazienza, mi chiamò, ed io confermai la mia teoria sui “signori” .

Il prof. Angelo D’Agata, il mio Direttore di allora che ricordo con tanto affetto, diplomaticamente chiuse la questione dicendo agli amici che tutto sommato l’anziano parente stava discretamente bene, e che era stato…… accuratamente “controllato” !

Se fossi nei panni dell’Assessore avvocato Razza, “in prima istanza” mi libererei di vari ed eventuali consiglieri fraudolenti e incompetenti se ne ha, e poi farei esporre in tutti i reperti ospedalieri, accanto alla Croce, un quadro rappresentante il ‘Pius Aeneas’ che porta sulle spalle il vecchio padre Anchise; con scritto sotto l’aforisma di Voltaire che ero abituato a proiettare ai miei studenti nella prima lezione, e che dice che “ l’arte medica consiste nel sollevare lo spirito del paziente fino a quando la natura non abbia compiuto la guarigione”.

Sempre nei panni dell’Assessore, chiamerei una commissione internazionale per valutare l’attività clinica dei clinici e l’attività chirurgica dei chirurghi.

A Catania l’esame lo passerebbero certamente tutti, ma altrove, se qualcuno non lo passasse, può sempre far domanda al Ministero dell’Agricoltura fortunatamente oggi diretto adesso da chi le mani nella terra se le è sporcate in prima persona.

Così si risolverebbe anche il problema dell’immigrazione clandestina: a raccogliere pomodori e melanzane, come giustamente sostiene Salvini, prima gli Italiani.