Rieccoci. Con questo testo un super-polemico Gianluca Collica interviene nel dibattito avviato dall’intervista di Aldo Premoli all’artista Gian Maria Tosatti  dopo l’ installazione a Palazzo Biscari e dai successivi interventi di Carmelo Nicosia e Giuseppe Siracusa pubblicati da SudPress. Proprio mentre in città è partito WonderTime2018…

Ho letto con attenzione l’intervento di Giuseppe Siracusa e onestamente mi sembra di percepire un eccessivo pessimismo nei confronti del mondo artistico catanese probabilmente inacerbito da esperienze avute con addetti ai lavori non proprio positive.

Ne consegue che non condivido le sue posizioni a partire dalle colpe dell’italiano medio che, io aggiungo come ovunque nel mondo, si aggrappa a quanto conosce.

Parto da un ricordo personale. Un giorno un caro amico che gestisce uno spazio no profit a Catania organizzò un’ esposizione chiedendo ad alcuni abitanti di San Cristoforo di realizzare una opera. Tra i tanti si presentò un vicino che per vivere produce acquari, in casa naturalmente. In mano teneva due bocce di cristallo identiche e piene d’acqua. Il curatore della mostra gli disse: … ma Giovanni perché due identiche, non ti sembra un po’ retorico? E Giovanni rispose: … ma come? Giusto tu non vedi? … osserva una è piena d’acqua dolce e l’altra d’acqua marina…

E chiaro è una semplice intuizione, ma…

Il problema non è l’italiano medio, ma l’Italia. Voglio dire che bisognerebbe chiedersi, come mai una mente così vivace come quella del Giovanni di questo aneddoto, al pari di quella di migliaia di italiani non abbia la possibilità d’essere coltivata se non in una condizione di estrema precarietà.

Come si può pensare, in assenza di riferimenti istituzionali in grado di garantire la conoscenza e la fruizione della cultura, di far crescere la sensibilità dell’Italiano medio?

Ma qui si rischia di affrontare discorsi ben più grandi della capacità che ho di esprimere opinione… quindi veniamo alla frase che ha generato questa mia veemente reazione…

Catania non esprime nuova cultura…è chiaro che queste righe di Siracusa (quasi certamente messe abilmente in neretto dal malizioso Premoli… ) mi stanno veramente strette.

Perché Catania oggi al pari di poche altre città in Italia possiede una rete di Fondazioni, gallerie e spazi non profitche fanno invidia a centri altrettanto vitali come Lisbona, Berlino, Vienna che per dimensioni sono ben più grandi, ma che in termini di sperimentazione sono equivalenti … non si spiegherebbe altresì l’attenzione che tale rete produce nel mondo dell’arte nazionale e internazionale…

L’Accademia in alcuni dipartimenti è più che ottimae in generale l’Ateneo etneo esprime delle eccellenze che consentono a chi ne ha voglia ed è stimolato ad eccellere anche nell’ arte.

E gli artisti? Tenuto conto che non mi sostituirei mai al “tempo”, l’unico in grado di sancire l’immortalità di un’opera, posso assolutamente affermare, e lo verifico quasi giornalmente, che Catania esprime in alcuni creativi linguaggi in grado di dialogare con la cultura internazionale. E con tutto ciò non indico né unicità, né un’eccezione, ma una normalità a cui tutti hanno accesso.

Le anormalità semmai stanno lì dove la cultura contemporanea non ha spazio.

Se poi vogliamo parlare di estetica, l’arte che studia le regole che sottendono al concetto del Bello, allora ci accorgiamo che il numero degli artisti che nei secoli è riuscito a determinare una nuova idea è veramente ridotto, rispetto al numero dei praticanti … e per fortuna! Pertanto alla fine siamo nella media…. E non scomoderei i vari ..ismi per determinare cosa è il bello oggi. Nella storia ogni creativo, anche il più grande, è partito dall’ … ismo che riteneva più consono per sviluppare la propria visione artistica.

E quindi vi prego, ed è un pensiero che estendo a molti, di non nascondere la scarsa sensibilità critica dietro il concettualismo…Mi disturba che tutto ciò che non si sente, o vede … venga ricondotto sempre e sempre al concettualismo. Povero Kosuth e povero Paolini … eppure la loro ricerca ha consentito al cervello di bilanciare l’invadenza dell’occhio o la pesantezza dello stomaco.

In ogni dipinto dalla preistoria ad oggi il cervello identifica l’idea, I concettualisti hanno avuto il solo tortodi enfatizzarne l’importanza nei processi percettivi … e per fortuna, visto che oggi l’opera ti spinge a pensare un po’ più a lungo e questo anche se per realizzarla si usano i pennelli.

E infine non è questione di mode… e soprattutto non confondiamo i mercanti con i galleristi … gli uni seguono il trend vincente, gli altri fanno semplicemente ricerca a prescindere da tutto, e vi assicuro che la tendenza a Catania è quella della sperimentazione.

Perdonami Giuseppe, anche se il gallerista ti ha giudicato solo per la tua formazione, curriculum e capacità comunicative (immagino di conoscerlo e lo ritengo appunto più un mercante) credo che se ritieni che la tua ricerca meriti più attenzione e supporto, forse dovresti confrontarti senza timore con quelli che il tuo occhio e il tuo stomaco ti fanno leggere come concettuali …


Gianluca Collica opera nel mondo delle arti visive contemporanee dal 1987 anno in cui apre con il padre Franco Collica la galleria Andrea Cefaly di Catania.

Come gallerista dirige dal 1996 al 2000 la galleria Gianluca Collica a Catania. Quindi dal 2000 al 2006 idea e dirige il Centro per l’Arte Contemporanea Palazzo Fichera.

Dal 2011 è titolare insieme a Massimo Ligreggi della galleria collicaligreggi sempre a Catania.

Ha lavorato con artisti di fama internazionale tra i quali: Carla Accardi, Vincenzo Agnetti, Mario Airò, Afro Basaldella, Louise Bourgeois, Michael Beutler, Michele Canzoneri, Ra di Martino, Diango Hernadez, Piero Guccione, Ceal Floyer, Graham Gussin, Urs lüthi, Christoh Meier, Liliana Moro, Giuseppe Penone, Alfredo Pirri, Franco Sarnari, Hans Schabus, Ettore sottsass, Jan Vercruysse, Luca Vitone, Franz West, Ervin Wurm, Heimo Zobernig.

Vanta numerose collaborazioni con musei nazionali e internazionali come ad esempio: LENBACHHAUS di Monaco di Baviera, Stedelijk Museum Amsterdam, Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia, Museo Cantonale di Lugano.

Come esperto di politica culturale ha svolto principalmente una attività  finalizzata alla realizzazione di una rete siciliana vocata alla ricerca e sperimentazione contemporanea, che oggi comprende principalmente: la Fondazione Brodbeck di Catania, la Fondazione Oelle di Catania, la Fondazione Radicepura di Giarre, la Fondazione Bufali di Belpasso, la Stanza della Seta di Ficarra.

Curatore della Collezione Brodbeck fin dal 1999. Nel 2007 idea e dirige come direttore artistico la Fondazione Brodbeck di Catania.

Nel 2017 diviene responsabile artistico della Fondazione Radicepura di Giarre.

Vanta numerose collaborazioni con amministrazioni pubbliche e in particolare tra il 1998 e il 2000 opera con il Comune di Catania. Tale collaborazione porta al riutilizzo del Museo Civico Castello Ursino e della Biblioteca Ursino e Recupero come spazi deputati alla realizzazione di grandi mostre. Tra queste meritano particolare attenzione: La mostra antologica di Piero Guccione, la mostra della collezione dello Stedelijk Museum Amsterdam, la mostra dal titolo “Teatro Botanico. La natura dell’arte nel XX secolo”, la mostra “Frammenti” di Ettore Sottsass, la mostra “La Bibbia miniata e altri gioielli della Biblioteca Recupero e Ursino”.