La Suprema Corte contabile, ha calato la mannaia: “la Sezione conclude circa la sussistenza dei presupposti per la dichiarazione di dissesto rimarcando, per un verso, la mancata risoluzione delle criticità rilevate nel corso degli ultimi esercizi finanziari e, per altro, il significativo aggravamento del quadro cristallizzato al momento dell’approvazione del piano.  “Il ricorso alla procedura di riequilibrio non può rivelarsi un artificioso escamotage con il quale si evita la dichiarazione di dissesto.”  IL DOCUMENTO.

Il 31 maggio 2016 i magistrati della Sezione di controllo della Corte dei Conti per la regione siciliana si erano proprio messi le mani nei capelli ad analizzare la situazione contabile del comune di Catania per come rappresentata dall’amministrazione Bianco, anche a causa della reiterata mancata presentazione di documenti essenziali.

Avevano così emesso una durissima deliberazione che si concludeva con un quesito sul da farsi rivolto alla Corte dei Conti di Roma.

In pratica, hanno chiesto i giudici siciliani al loro grado superiore, se l’amministrazione cambia continuamente le carte in tavola, rendendo persino difficile l’accertamento della reale situazione, e nel frattempo le cose peggiorano sempre più gravemente, cosa dobbiamo fare?

La risposta giunta in questi giorni dalla Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti di Roma è definitiva: “Il ricorso alla procedura di riequilibrio non può rivelarsi un artificioso escamotage con il quale si evita la dichiarazione di dissesto…e occorre scongiurare che il ricorso alla procedura di riequilibrio assolva a finalità meramente dilatorie.” 

La Corte ricorda ai colleghi siciliani che hanno l’obbligo di intervenire attivando la procedura previsto dall’art. 243 quater comma 7 con l’applicazione dell’art.6 comma 2 del decreto legislativo 149/2011 che impone al prefetto, Maria Guia Federico, di assegnare al Consiglio Comunale un termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto.

Ma i giudici romani non si limitano a questo, entrando nel merito della situazione finanziaria del comune di Catania e gli esiti sono micidiali.

Denunciano infatti:

“Il notevole incremento (+20%) subìto dal disavanzo di amministrazione rispetto alla quantificazione operata in sede di piano di riequilibrio;”

“gli ulteriori effetti peggiorativi connessi al riaccertamento straordinario dei residui donde un maggiore disavanzo di 580 milioni di euro oggetto, peraltro, di successiva rideterminazione da parte della Sezione di controllo in 667 milioni di euro in ragione della rilevata erronea determinazione dell’accantonamento al FCDE;”

“L’emersione, successivamente all’adozione del piano di riequilibrio, di un significativo volume di debiti fuori bilancio (arrivati a 210 milioni al 31 dicembre 2014) nonché di gravi irregolarità procedurali afferenti la regolazione contabile degli stessi (pagamenti di una quota di d.f.b. in difetto di previo riconoscimento, mancata allegazione degli atti di assenso dei creditori rispetto alle proposte di rateizzazione);”

“La sussistenza, quale ulteriore fattore di criticità della situazione debitoria, di rilevanti passività potenziali correlate al contenzioso pendente (712 milioni), con l’aggravante dei rapporti di debito/credito con le società partecipate rispetto ai quali la Sezione registra, peraltro, disallineamenti contabili non conciliati;”

“La mancata costituzione, in sede di predisposizione del bilancio di previsione 2015, del necessario accantonamento a Fondo rischi spese legali;”

“Il basso tasso di riscossione registrato nel triennio 2012-2014 relativamente al recupero evasione tributaria laddove ad accertamenti per 88 milioni di euro hanno fatto seguito riscossioni per circa 500 mila euro;”

“La progressiva crescita, contrariamente alle previsioni del piano di riequilibrio, dei residui attivi – quantificati in 680 milioni nell’esercizio 2012, aumentati a 787 milioni nell’esercizio 2013, ulteriormente incrementati a 939 milioni nel 2014 ed attestati in 905 milioni nel 2015 – e di quelli passivi passati dai 742 milioni del 2012 ai 907 milioni del 2015;

“Le conseguenti tensioni accertate sul versante della liquidità per importi significativi oltre che crescenti;”

Rilevanti carenze informative delle relazioni, peraltro tardive, dell’Organo di revisione e della incertezza che caratterizza la quantificazione della esposizione debitoria recata dal piano di riequilibrio siccome elaborato avendo riguardo ai dati del bilancio di previsione per l’esercizio 2012 e non già a quelli di consuntivo.”

Insomma, un disastro totale ed insostenibile.

La Corte non può, al momento, entrare nel merito di altre vicende d cui si stanno già occupando altre autorità, da quella dei famosi 42 milioni di euro della vecchia AMT misteriosamente scomparsi alle modalità di approvazione, in enorme ritardo, del bilancio preventivo 2016 alle numerose spese effettuate in carenza di bilancio, all’utilizzo per spese correnti di fondi vincolati, all’enormità di interessi passivi liquidati alle banche per l’utilizzo esagerato delle anticipazioni di tesoreria.

La Corte stigmatizza più volte nella sua deliberazione il comportamento dei revisori dei conti del comune, che abbiamo più volte descritto.

E ribadisce  l’enunciato delle Sezioni Unite secondo le quali “il grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano”, ovvero il “peggioramento delle condizioni finanziarie”  fanno scattare la previsione a norma dell’art. 243-quater, comma 7, del Tuel la quale impone che il Prefetto applichi l’ultima fase della procedura di dissesto guidato con assegnazione del termine non superiore a venti giorni per la dichiarazione di dissesto, chiarendo che il ricorso alla procedura di riequilibrio non può rivelarsi un artificioso escamotage con il quale si evita la dichiarazione di dissesto.”

La Corte romana conclude con un definitivo: “La Sezione di controllo per la Regione siciliana si atterrà al principio enunciato nel presente atto di orientamento.”

La cosa triste e miserabile è che per mantenere le loro poltrone e le loro indennità hanno condotto la nostra splendida città ad infrangersi sui suoi stessi scogli, impedendo quella doverosa presa d’atto del dissesto che se dichiarato nei tempi corretti ci avrebbe già consentito di ripartire da lungo tempo, ed invece stanno aggravando ogni giorno le nostre condizioni.

Adesso, con questa deliberazione, è scattato il timer delle responsabilità che sono già scritte nere su bianco.

Anche quelle di chi doveva e deve intervenire e perde ancora tempo.

La delibera 36 del 2016 della Corte dei Conti di Roma – Sezione delle Autonome.