Non è un semplice dissesto, sia chiaro: è BANCAROTTA FRAUDOLENTA! Leggere oggi alcuni comunicati, talmente impudenti da superare abbondantemente i limiti per salutari TSO, lascia allibiti. Quante volte ne abbiamo scritto? Quante volte li abbiamo avvertiti? Quante volte abbiamo diffidato un consiglio comunale irresponsabile a non approvare bilanci chiaramente farlocchi, presentati a tempo limite supportati da pareri finto-positivi scritti a mano all’ultimo minuto da revisori dei conti che è meglio lasciare perdere? Quante volte abbiamo supplicato, anche con mail e pec, gli organi di controllo, ministero e Corte dei Conti, a fare presto, a fare chiarezza? Sapevamo bene che ogni giorno perso avrebbe aggravato una situazione già drammatica, avrebbe condotto un’intera comunità al disastro. Non avremmo voluto e sappiamo che adesso ne scriveremo per mesi, perché è una storia che comincia da lontano, lontanissimo ed ha un protagonista principale, assoluto. Intanto cominciamo con qualche stralcio delle deliberazioni 153 e 154 della Corte dei Conti del 4 maggio 2018:  122 pagine micidiali in cui spiegano passo passo quello che hanno combinato in questi 5 anni, quanti imbrogli, quante omissioni, quanti stratagemmi per rimanere attaccati a poltrone ormai marcite e coprire una follia gestionale che parte dalla fine degli anni ottanta, raggiunge l’apoteosi in quasi tutti gli anni novanta: gli anni dei mutui per pagarsi festini megalomani e spese correnti. Poi, dal 2001, tutto un avvitarsi per non ammettere il fallimento, sino a questi ultimi 5 anni in cui si è superato ogni limite di decenza: lo scrive chiaro la Corte dei Conti e a noi non può dare soddisfazione poter documentare che lo avevamo già scritto. Da anni.

Sono graziose le foto apparse sui profili facebook di assessori ed esponenti dell’amministrazione Bianco, quasi tutti riuniti in un noto locale catanese, allegri e ridanciani a festeggiare non si sa cosa poche ore prima della notizia della dichiarazione di dissesto: si riconoscono l’ultimo assessore al Bilancio Salvo Andò, l’Esperto del sindaco Bianco Francesco Marano e gli assessori Saro D’Agata, Orazio Licandro, Michele Giorgianni, Marco Consoli, Luigi Bosco, Salvo di Salvo e Angelo Villari.  

Assenti probabilmente giustificati alla simpatica festicciola l’ex assessore al bilancio Giuseppe Girlando, a processo per concussione, e l’ex Capo di Gabinetto e Ragioniere Generale Massimo Rosso, interdetto accusato di corruzione, i fedelissimi di Bianco che qualcosina di questo dissesto dovrebbero conoscere più di altri.

Ieri, lo abbiamo scritto e trasmesso in diretta, il sindaco Pogliese aveva già convocato la stampa per una conferenza stampa importante: rassegnare alla città gli esiti di una prima verifica sulla situazione finanziaria del Comune di Catania effettuata dallo staff del vice sindaco Roberto Bonaccorsi con risultati che si annunciavano già di per se clamorosi.

UN MILIARDOCINQUECENTOTTANTAMILIONI di debiti: si perde il conto di quante generazioni future hanno rovinato!

Bastava e avanzava per rendere la giornata più che pepata per le cronache giornalistiche, ma in queste prime settimane il povero neo sindaco Pogliese non si sta risparmiando niente per rimpiangere quel comodo seggio super pagato a Bruxelles mollato per provare a risolvere i danni provocati da altri: ha cominciato con i conti correnti del comune a secco e i solarium che non ci saranno, banalità, per arrivare, negli ultimi due giorni, alla crisi Pubbliservizi e adesso niente meno che alla dichiarazione di dissesto del comune di Catania.

Roba da far tremare tremare i polsi: troppo tardi per tornare indietro e bisogna riconoscere un apprezzabile aplomb mantenuto in queste ore, provando ad infondere fiducia ed ottimismo che risultano davvero difficili.

Di certo, bisogna dirlo, se c’è uno che non ha, almeno sinora, colpe per quanto accaduto è proprio questo sindaco e, contravvenendo al nostro essere per statuto e missione bastian contrari, gli auguriamo tutto il coraggio possibile per far uscire la città da questo macello. Speriamo bene e se possibile, nel nostro piccolo, gli daremo una mano continuando a segnalare le cose che ci capitano sotto gli occhi.

Ma intanto torniamo ai fatti. E ai dati.

Gli aspetti che vanno segnalati attengono a due ordini di questioni.

Il secondo attiene alla fase in cui si è praticamente bloccata la spesa incontrollata, a partire dal 2001, e comincia la necessità di ripianare debiti pregressi che sono risultati estremante difficili da ricostruire, con partite fuori bilancio e contenziosi che uscivano ogni giorno come fossero sorprese di pasqua, segno di un sistema contabile del tutto inattendibile, come più volte rilevato dalla stessa Corte: le amministrazioni che si sono succedute si sono avvitate in questa attività di ricostruzione, con le forzature esagerate negli ultimi 5 anni adesso evidenziate nella delibera della Corte.

Ma è il primo che avrà una valenza storica, politica e, speriamo, anche giudiziaria: chi ha indebitato oltre misura questo comune? Chi ha sottoscritto impegni e mutui per centinaia di milioni per finanziare spese correnti?

Per fortuna dal 2001 il legislatore gli ha tolto il giocattolo, impedendo il ricorso all’indebitamento di questo tipo, se no chissà quante altre centinaia di migliaia di euro avrebbero speso per monumenti di cera bruciati in due minuti: ricordate il “Cero di Arnaldo Pomodoro”? Altro che…

Adesso, in molti, praticamente tutti, si sono concentrati sulla delibera 153, quella con cui la Corte dei Conti ha praticamente dichiarato lo stato di dissesto del comune di Catania.

È anche abbastanza normale: è questa la notizia.

Sono 70 pagine fitte fitte in cui è ben descritto quello che hanno combinato: “La Sezione ha riscontrato che le rilevanti criticità relative alla complessiva esposizione debitoria, alla gestione dei residui, all’incremento del disavanzo di amministrazione, alla emersione di nuove passività, alla mancata definizione dei rapporti esistenti con le società e gli organismi partecipati, alla mancata rilevazione del contenzioso esistente, al continuo e ininterrotto utilizzo di anticipazioni di liquidità a vario titolo concesse con significativi scoperti a fine esercizio, non soltanto hanno posto in evidenza la grave violazione di norme e precetti contabili, ma hanno, al contempo, costituito un inadempimento degli obiettivi prefissati dal piano approvato, palesando una condizione di precarietà in grado di compromettere la sostenibilità finanziaria del piano e la possibilità di potere perseguire gli obiettivi e le finalità assegnate dall’ordinamento.”

E ancora: “L’accertamento delle gravi irregolarità contabili descritte nel corpo della presente deliberazione rende privo di significato il percorso di risanamento finanziario programmato non soltanto in quanto l’ammontare delle passività dichiarate è risultato sottostimato e non corrispondente alle reali dimensioni dell’esposizione debitoria incombente sull’ente, ma perché ha evidenziato il consolidamento di pratiche contabili in contrasto con le norme di riferimento e con i principi contabili che disciplinano la suddetta materia.”

La conclusione è definitiva: “In ogni caso, la gravità degli inadempimenti rilevati attraverso le verifiche semestrali, come dimostrato in occasione degli ultimi esercizi finanziari, giustifica l’attivazione della procedura prevista e contemplata dall’articolo 243 quater, comma 7, del Tuel, in considerazione della sussistenza di gravi e reiterati inadempimenti degli obiettivi originari posti al momento dell’approvazione del piano di riequilibrio. L’accertata ricorrenza dei presupposti per la dichiarazione di dissesto implica, in assenza di autonome determinazioni dell’ente, la conseguenza ineludibile ex lege dell’applicazione dell’articolo 243 quater, comma 7, del Tuel e l’attivazione della procedura prevista dall’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 149 del 2011, con l’assegnazione al Consiglio comunale, da parte del Prefetto, di un termine non superiore ai 20 giorni per la dichiarazione di dissesto.”

Ma, diciamolo, questo è solo l’atto conclusivo di un’analisi che trova maggiori dettagli nella successiva deliberazione, la 154 dello stesso 4 maggio: tutta da leggere.

In questa vengono segnalate una per una tutte le maggiori criticità e violazioni commesse dall’amministrazione Bianco, e su alcune delle quali ci soffermeremo in seguito essendo state oggetto di nostre specifiche inchieste che adesso meritano essere ricordate.

In particolare la Corte evidenzia “che nell’esercizio 2013, allorquando il comune di Catania ha approvato il piano di riequilibrio volto a consentire il ripiano delle passività come fino a quel momento registrate, lo scoperto al termine dell’anno risultava pari a 42 milioni di euro. Negli esercizi successivi tale dato, considerando anche l’utilizzo delle entrate a destinazione vincolata non reintegrate, subisce un incremento ragguardevole in quanto nel 2014 lo scoperto risulta pari a 137 milioni, nel 2015 a 188 milioni e nel 2016 si attesta a 173 milioni di euro. Tali dati oltre a rappresentare un significativo indicatore per la valutazione dell’andamento del piano di riequilibrio, come meglio verrà esaminato con separata deliberazione, evidenziano una situazione di grave irregolarità.

Chiaro?

Poi la Corte arriva a sfiorare, e con qualche dettaglio, il tema delicatissimo, più volte sollevato da questa testata, delle “transazioni”: “Deve inoltre rilevarsi l’impiego di ulteriori modalità di risoluzione dei rapporti con i terzi creditori per effetto delle quali, in assenza del necessario riconoscimento dei debiti, l’ente perviene, in via transattiva o in forza di taluni regolamenti c.d. solutori, alla definizione delle predette vicende. A tale specifico riguardo si segnala la presenza di diverse procedure transattive proposte dai responsabili di settore dell’ente, su autorizzazione della Giunta municipale, per le quali, in taluni casi, non si individua, quantomeno per la sorte capitale del debito, alcun risparmio per l’ente.”

Insomma, due delibere tutte da leggere, riga per riga, che intanto, come sempre, mettiamo a disposizione degli appassionati per una lettura indipendente da ogni opinione, poi, nei prossimi giorni, torneremo su ogni singolo punto perché una cosa è certa: NON DEVE RIMANERE IMPUNITO!

La delibera della Corte dei Conti 153 del 4 maggio 2018 depositata il 23 luglio: Dichiarazione di dissesto.

La delibera della Corte dei Conti 154 del 4 maggio 2018 depositata il 23 luglio: l’analisi delle irregolarità.

Alleghiamo in calce solo alcuni degli articoli scritti a tempo debito, a dimostrazione che se chi di dovere la smettesse di far finta di non leggere i giornali, qualche serio problema alla nostra gente si potrebbe evitare…