Abbiamo perso il conto di quante norme, emendamenti, decreti, proroghe e ultra proroghe hanno approvato questa massa di deficienti di tutti i partiti e coalizioni possibili e immaginabili che continuano imperterriti ed impuniti ad aggravare una condizione di miseria  che non avrebbe ragion d’essere se non per le colpe inenarrabili di bande spregiudicate e predatorie. Da anni questi cretini patentati non fanno altro che spostare di qualche mese le date dei controlli e pensano così di risolvere i problemi che loro stessi hanno causato. Ma è possibile sopportare ancora in giro per palazzi gente così scarsa e irresponsabile?

Perché tanta rabbia?

Perché quando si esagera si esagera; perché siamo oltre l’abuso di credulità popolare; perché ogni limite di decenza e allarme viene superato provocando danni sempre maggiori, sino ad arrivare a stressare il tessuto sociale di una comunità in cui sta saltando irrimediabilmente ogni regola e ogni barlume di rispetto verso istituzioni ormai del tutto incapaci a rispondere alle esigenze più elementari e violate le quali non resta che la violenza.

Ci sono migliaia di lavoratori che aspettano gli stipendi, fornitori che falliscono in attesa del dovuto, disoccupati come non mai, famiglie senza tetto: la città sta scoppiando e “loro” continuano a giocare sulla pelle di un’intera comunità.

Veniamo al “fatto”, l’ennesimo.

Ieri sera strilli nelle prime pagine per un “emendamento”, delle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio, che secondo le più estemporanee narrazioni avrebbe “salvato” Catania dal dissesto imminente e praticamente già dichiarato dalla Corte dei Conte.

Come? Semplicissimo, spostando il termine per la presentazione di un nuovo (ancora?) piano di riequilibrio dalla fine di settembre alla fine di novembre: scienziati da Nobel!

Poi, altri due “rimedi” da azzeccagarbugli imbottiti di allucinogeni: secondo questa brillante norma si inibirebbe la sanzione della Corte dei Conti sino all’approvazione del consuntivo 2018, che dovrebbe andare in consiglio comunale alla fine di aprile 2019 e poi non avrebbe più rilevanza l’enorme ritardo sui pagamenti ai fornitori che è uno degli indicatori dello stato di insolvenza di un ente locale.

E così, secondo loro, avrebbero “salvato Catania”: roba da finire dritti in manicomio.

È un pò come quando la comunità scientifica giudica nociva la presenza di una sostanza a contatto con l’uomo, si pensi all’arsenico o vanadio nell’acqua potabile, o alle quantità di polveri sottili o anidride carbonica presenti nell’aria: che fanno le autorità politiche da decenni? Emanano deroghe ai limiti fissati dai medici e così hanno risolto il problema, che gli frega se poi la gente si ammala?

Siamo allo stesso principio, solo che invece di assassinare singole persone, così si ammazzano le prospettive di benessere di intere generazioni.

E lo fanno da anni, imperterriti, completamente idioti quando non criminali, con norme finalizzate esclusivamente a mantenere il controllo di un sistema di potere che serve solo a loro.

Sono riusciti a fare scomparire per anni persino un piano di riequilibrio finanziario nei meandri del ministero dell’Interno: che brillantezza.

L’effetto, quindi, di questo geniale “emendamento” è solo l’ennesimo spostamento di qualche mese di un dissesto ormai acclarato e che non ha altra soluzione se non interviene una consistente iniezione immediata di liquidità, denaro contante, non fantomatici “patti”, ma una somma non inferiore ai 500 milioni di euro!

Questo dicono i dati contabili di un bilancio comunale già allo stremo, in cui non c’è più spazio per alcuna iniziativa che conduca ad una possibile ripresa e che ormai costringe ad una costante contrazione dei servizi essenziali.

Tutto il resto sono chiacchiere, o mandano queste risorse, non un euro in meno, o lascino andare il corso delle cose, assumendosi la responsabilità di quello che hanno combinato.

Un altro effetto immediato della mancata dichiarazione di dissesto entro il termine vigente, ad oggi la fine di settembre, sarebbe quello di coinvolgere nelle responsabilità, e quindi nelle conseguenti pesantissime sanzioni, gli attuali amministratori oggettivamente incolpevoli.

Se infatti il sindaco Pogliese dovesse presentare un “suo” piano di rientro, alle condizioni attuali ovviamente impraticabile, si caricherebbe su di se la follia della passata gestione, incorrendo inevitabilmente nella sanzione dell’interdizione per almeno 5 anni, potendo così dire addio alla sua esperienza politica.

Fatti suoi si dirà, e siamo d’accordo, ma non gioverebbe di certo alla città che non avrebbe alcuno dei suoi problemi risolti, anzi aggravandoli tutti.

 

È una tagliola nella quale l’attuale sindaco Pogliese, con tutta la sua giunta, rischia di finire, vanificando il sacrificio compiuto, bisogna ammetterlo, nel momento in cui ha scelto di abbandonare la ben più comoda, protetta e remunerata poltrona di europarlamentare per una “scelta d’amore per Catania”, questo il suo motto e la sua lista, che adesso potrebbe comportare il suo stesso suicidio politico, laddove la generosità ed entusiasmo che pure stanno mettendo non bastano a superare i danni oggettivi di una situazione che non ha uscita senza la necessaria iniezione di liquidità che ponga fine a questa inutile e pericolosa agonia.

Non a caso la reazione dell’attuale amministrazione alla notizia del fantasioso emendamento è più che prudente: “In merito all’emendamento approvato in commissione Affari Istituzionali sui comuni in predissesto, – si legge nel comunicato diffuso alle 19.26 -il sindaco Salvo Pogliese e l’assessore al Bilancio Roberto Bonaccorsi hanno diffuso la seguente nota: “Seppure il testo approvato soddisfi solo parzialmente le necessità economico finanziarie del Comune, un sentito ringraziamento per l’attività svolta a favore della città di Catania va soprattutto al sottosegretario Candiani e all’onorevole Prestigiacomo. Al fine di dar corso alle eventuali rimodulazioni del piano, infatti, attraverso un chiarimento con il ministero dell’interno, bisognerà comprendere se ancora rileva l’accertamento del mancato rispetto degli obiettivi del piano di cui alla delibera 153 della Corte dei Conti. Aspettiamo in ogni caso fiduciosi notizie relative alla richiesta di contributo finanziario determinante per riportare in equilibrio il bilancio dell’ente”.

Corretto.

Adesso però si ragioni lucidamente, prendendo atto della reale situazione e considerando, finalmente,  che quando non ci sono altre soluzioni, perché non ce ne sono, un fallimento potrebbe, dovrebbe, essere occasione per mettere finalmente un punto ad un delirio gestionale che è stato consentito per troppo tempo e che qualcuno deve pagare.

Pazienza, lo abbiamo consentito e adesso affrontiamone le conseguenze con serietà.

Poi, solo dopo, questa benedetta città potrà ripartire, facendo chiarezza e finendola di imbrogliare carte e conti come fatto sino a qualche mese fa.

Forza e coraggio, finitela di fare i cretini!