Si esattamente così, come quelle in favore delle vittime della mafia. Come vogliamo definire un’intera comunità depredata da facchini senza né arte né parte che ne hanno succhiato il sangue sino ad ammazzarla? E adesso la si vorrebbe fare fallire mandando sul lastrico centinaia di imprese, migliaia di famiglie? Ma sono scemi al governo nazionale o più delinquenti di chi li ha preceduti?

Prendiamo le mosse dalla pubblicazione del 25° rapporto di Legambiente con il Sole24Ore sullo stato di salute delle città italiane.

104 i capoluoghi di provincia presi in esame e indovinate a che punto della classifica si trova la nostra meravigliosa Catania? ULTIMA, al centoquattresimo!

Nel 2014 certo non si brillava, 95esima, ma sono bastati i 5 anni delle minchiate di Bianco & C., compresi i tizi arrestati o interdetti del suo staff, per farci precipitare all’ultimo posto, nel 2018 104esima su 104: il simbolo plastico, la rappresentazione grafica di una città abbandonata, umiliata, cannibalizzata, stuprata da gente assurda inspiegabilmente ancora a piede libero e persino con incarichi istituzionali.

E adesso dovrebbero pagarla le famiglie catanesi? Le sue imprese oneste? I suoi lavoratori?

Sin dalla fondazione di questo giornale, nell’ormai lontano 2010, si è scritto che la città era in dissesto, che era necessario prenderne atto, dare un taglio e provare a ripartire: inascoltati, come in molti altri allarmi lanciati alla peggiore classe dirigente, non solo politica, di tutti i tempi.

Negli ultimi 5 anni poi abbiamo denunciato di tutto, malversazioni al limite dell’inverosimile, pensiamo alla vicenda dei 42 milioni AMT spariti, ai piani di rientro rapiti, ai bilanci farlocchi approvati all’ultimo momento con pareri dei revisori stilati a penna, alle transazioni milionarie per servizi inesistenti.

Storie insopportabili, tutte impunite, tutte passate in cavalleria con l’oltraggio di foto ricordo con tutti i protagonisti della disfatta sempre sorridenti, con accanto quegli imbecilli che si sono seduti a tutti i “tavoli” e le “cabine di regia” possibili ed immaginabili, e che magari oggi hanno la faccia di protestare, di fare sit-in, di invocare nuovi “tavoli” e nuove “cabine di regia”…Roba da uscire di testa, da scatenare la violenza.

Oggi abbiamo cambiato idea. Oggi abbiamo paura.

Il default della nona città d’Italia sarebbe un disastro, le conseguenze inimmaginabili: NON È POSSIBILE!

Se Catania sarà lasciata sola da uno Stato che ne ha consentito il saccheggio, si dovrà prendere atto che lo Stato italiano non esiste.

Perché Catania non è una normale città in crisi economica e finanziaria: è una città stuprata da criminali che hanno nome e cognome.

Arrivare ad un miliardo 600 milioni di debiti senza aver realizzato una sola opera è da animali, il cui nome dovrebbe essere iscritto a lettere cubitali nella piazza più grande della città, altro che firme su ridicole fontane o improbabili targhette commemorative!

Nell’ordinamento italiano esistono leggi intelligenti ed efficaci: quando si accerta che un cittadino è rimasto vittima della mafia, di estorsioni o usura, lo Stato prende atto di non essere riuscito a proteggerlo e se ne assume la responsabilità, aiutandolo a rifarsi una vita. Questa è la ratio delle norme a sostegno delle vittime di mafia: una riparazione per l’inefficienza.

Ora, questo Stato, tutti i governi che si sono succeduti, con tutte le varie Corti dei Conti e Procure della Repubblica, non hanno fatto il loro dovere se si è arrivati impunemente a questo punto: questo è pacifico.

Allora occorre riparare, non punire la Città ed i suoi cittadini.

Ma non basta il contributo di qualche centinaio di milioni che consenta di ripartire: occorre ben altro per impedire che tra sei mesi si sia punto e a capo.

Occorre una legge speciale.

Una norma che, nel riconoscere la città di “Catania vittima della criminalità politica”, provveda a risarcirla adeguatamente,  fissando al contempo le procedure per individuare e sanzionare tutti i responsabili diretti ed indiretti di questa tragedia.

Non è sopportabile che una iniezione di liquidità eviti il default lasciando impuniti quelle bestie che hanno ridotto la comunità in queste condizioni!

L’attuale amministrazione non deve chiedere elemosine o favoritismi, deve piuttosto pretendere la restituzione del maltolto da parte di questo Stato che ha lasciato Catania in mano ai suoi aguzzini senza fare nulla rendendosi complice della tragedia.

Perché è tragedia i servizi ridotti al minimo, le aziende che falliscono una dietro l’altra, famiglie senza risorse, migliaia di lavoratori delle cooperative sociali non pagati da mesi: È tragedia!

Quindi, il dissesto, ormai accertato, va dichiarato anche per consentire l’espulsione, l’epurazione dei responsabili dalla comunità politica e sociale, con l’applicazione delle sanzioni già previste ed i relativi risarcimenti patrimoniali.

Al contempo però, qui la legge speciale, Catania va sottratta alle procedure di risanamento che non risanerebbero nulla ma la ammazzerebbero definitivamente, scatenando inevitabilmente tensioni sociali senza precedenti.

Speriamo che a Roma questi giovani rampanti che vogliono cambiare il mondo capiscano che Catania non può fallire, perché fallirebbero anche loro e la deriva sarebbe pericolosissima!