Editoriale

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Altre tre botte su Catania: smantellato il Musco, fallita F2F e chiude la piscina Aquafit

Mentre l’amministrazione Bianco porta il ministro Franceschini a “visitare” un Museo Egizio che è solo nelle loro menti fantasiose, il Teatro Musco diventerà un supermercato, le aziende falliscono una dopo l’altra, i pochi negozi che resistono subiscono spaccate in pieno centro e chiudono scuole e centri sportivi. A breve in libreria la storia e le omissioni di questi anni raccontata attraverso le inchieste di Sudpress.

Quanto sta accadendo a Catania è surreale, talmente esagerato da sfuggire alla normale cronaca.

Il clima che si respira è di incredulità, la gente si chiede sui social con sempre maggiore sgomento: ma com’è possibile?

Questo fine settimana è stato emblematico nel rappresentare una città che viaggia su due binari paralleli e decisamente contrapposti.

Lo scenario è stato sintetizzato genialmente dal post su Facebook di Roberta Russo che abbiamo utilizzato per la foto di apertura: dice davvero tutto.

Abbiamo infatti assistito un pò attoniti al giro turistico che la giunta Bianco ha offerto al ministro della Cultura Dario Franceschini.

Non l’hanno portato davanti al teatro dedicato ad uno dei più grandi attori di questa terra, Angelo Musco, che ha ormai chiuso definitivamente, piuttosto gli hanno fatto visitare i locali del futuribile “Museo Egizio”. Pura comica, lo stesso Musco non avrebbe saputo fare di meglio.

Nel frattempo, nello stesso fine settimana apprendiamo che un curatore giudiziario si è recato presso un’importante azienda catanese, con sede a Misterbianco e punto vendita a Catania, la F2F, per comunicarne il fallimento ai dipendenti ancora impegnati nel loro lavoro, facendoli sloggiare ed apponendo i sigilli.

Sempre da Facebook la notizia che uno degli impianti sportivi storicamente più prestigiosi dell’hinterland catanese, la piscina Aquafit, originariamente la gloriosa Paguros, “tecnicamente” a San Gregorio ma affacciata sul capoluogo, chiude anch’essa oberata da tensioni finanziarie.

Tre settori strategici, la Cultura, l’Impresa e lo Sport: tutti annichiliti, e parliamo di eccellenze!

Sia nel caso del Teatro Musco che della F2F e anche per la Aquafit i post sui social sono numerosi ed accorati: c’è davvero tanta gente che vorrebbe poter urlare ma non riesce a trovare il modo di rappresentare in maniera efficace una rabbia, una frustrazione che sta montando in maniera esponenziale e purtroppo non sta riuscendo a trovare adeguata rappresentanza, con ciò diventando un pericolo per la stessa tenuta sociale della comunità.

Quelli citati sono solo tre casi e solo gli ultimi, a margine altre decine, centinaia in una città che non ha settore che non sia devastato, criminalità a parte.

In questi anni ne abbiamo raccontate tante, e tutte documentate, talmente tante che resta un mistero di come si sia potuto consentire ad una casta politica così imbelle di rimanere impunita ad occupare ogni spazio istituzionale, sprecando enormi risorse, ammalorando tutti i beni pubblici, demolendo un paesaggio unico al mondo, distruggendo le enormi risorse culturali.

CARA Mineo, ne parliamo persino da prima che sorgesse, dal 2011, documentando di tutto, ed abbiamo dovuto attendere l’indagine romana su “Mafia Capitale” per cominciare a vedere smuoversi stancamente qualcosa anche da queste parti.

Sull’Università di Catania fiumi d’inchiostro e decine di documenti su una gestione oltre ogni decenza.

Sul comune di Catania neanche a dire, partendo dall’inconcepibile archiviazione per la falsificazione dei dati che portarono alla concessione dei 140 milioni del governo Berlusconi alle ultime incredibili vicende dei 42 milioni di euro della vecchia AMT scomparsi ancora non si capisce né come né dove.

Il tutto nell’impunità più assoluta garantita dai più miserabili sistemi di cooptazione clientelare, assumendo o collocando con prontezza i figli appena laureati di chi in qualche modo e ad ogni livello tale sistema ha potuto tutelare.

Una vergogna talmente sciatta da rimanere allibiti e a noi non resta che editare il nostro prossimo libro con tutte le inchieste pubblicate sui palazzi del potere e tutte le omissioni registrate, con la magra consolazione di poter almeno avere la soddisfazione che le ferite, e sono parecchie, che portiamo addosso sono quelle di una battaglia per l’informazione che abbiamo combattuto senza risparmio di energie, con una tensione sociale che non ci ha mai abbandonato, con l’obiettivo di contribuire, attraverso la diffusione delle dinamiche più nascoste del potere, alla costruzione di alternative possibili ad una decadenza alla quale non ci si può rassegnare.

A futura memoria, per una città che amiamo, che non abbiamo mai pensato di abbandonare e sul cui cadavere troppi parassiti stanno continuando a banchettare.

A breve, in libreria.

 



13 commenti

  1. gaetano

    Non una parola sulla chiusura dello storico “LEONARDO DA VINCI”, eppure egregio direttore anche Lei si è diplomato in quella scuola!

    1. Pierluigi Di Rosa Autore articolo

      Caro amico, sulla vicenda, e ne ho discusso recentemente proprio con i miei amatissimi compagni della “classe 1984″, ho qualche perplessità. Ne riparleremo.

  2. Giuseppe Condorelli

    Caro dott. Di Rosa, leggo con piacere l’iniziativa del nostro Giornale ( ormai nostro, di noi uomini liberi ) di rifare la storia di Catania degli ultimi anni. Come avrà capito, sono un lettore ed ammiratore di Montanelli ( non in ordine L’Italia dei Secoli Bui, L’Italia dei Secoli d’Oro, l’Italia degli anni di Piombo, L’Italia degli anni di Fango etc. ) , e Le consiglierei di rifarsi a Lui ( ed anche ad un altro celebre giornalista, Emilio Fede ), per il titolo da dare al libro di prossima pubblicazione. Mi piacerebbe che ce ne fosse uno a ricordare gli anni d’oro, in cui Catania era la Milano del Sud, quando ancora non si era messa mano alla distruzione del quartiere San Berillo con tutte le conseguenze che vennero dopo: quel libro potrebbe avere come titolo “La Catania degli anni d’Oro”. Ma intanto, per quello che andrà in libreria tra poco, consiglierei come titolo ” Catania Degli Anni di Me…….” Ovviamente per il copyright del titolo dovrà ottenere il consenso di Emilio Fede e di Striscia La Notizia. Consenso che Le verrà dato ben volentieri.
    Spero solo che tra qualche anno, quando la città si sarà liberata dei due peggiori amministratori cosmici, Bianco e Pignataro, si possa scrivere ” La Catania del Risorgimento”. E’ un impegno che Lei, Dottore, nel dirigere, con rischi annessi e connessi, questo Giornale , ha preso con i Catanesi. Vale la pena ricordare Giuseppe Mazzini e la Sua lezione: solo educando il popolo si può sperare nella rinascita della città. E’ quello che il Suo e Nostro Giornale, nel suo piccolo ( ma non tanto ), tenta di fare da oltre cinque anni. Con querele ( comprese le mie ) annesse e connesse, e con la consapevolezza che dove c’è una querela c’è una verità che si tenta di nascondere.

    P.S. Da alcuni giorni in molti abbiamo avuto l’impressione che esista un rallentamento nella pubblicazione dei commenti, specie quelli che riguardano Pignataro, commenti che, mi viene detto da amici, dovrebbero essere moltissimi. E’ il momento adatto per pubblicarli ed aprire nuovamente un ampio dibattito perché sembra che Pignataro stia facendo accordi scellerati per essere rieletto ( tre anni li faccio io e poi io appoggerò te ). Per il nostro ateneo è una questione di vitale importanza che merita l’attenzione di tutto il corpo elettorale.

    1. Pierluigi Di Rosa Autore articolo

      Caro Professore, per quanto riguarda i commenti sulle questioni universitarie, prego i lettori che hanno difficoltà nell’inserimento ad inviarli via mail a redazione@sudpress.it e provvederà il nostro desk. Grazie per la segnalazione.

  3. antonio

    Non è certo colpa di Bianco se l’Acquafit chiude.
    Però sono felice nel pensare che fra poco più di un anno finirà la sua gloriosa esperienza al comune di Catania; giusto il tempo per fare qualche passerella del tutto inutile visto che il suo progetto di andare al nuovo Senato grazie alla riforma costituzionale RenziBoschi fallirà con la vittoria del NO.

  4. H. Poirot

    Il Leonardo da Vinci di viale Veneto rappresentò per parecchi decenni la fabbrica dei professionisti della città.
    Il suo declino, frutto sicuro di una continua cattiva gestione, è stato alimentato da altri fattori che andrebbero comunicati a noi dalla sede romana centrale.
    Errore colossale è stato poi aver svilito la storica istituzione associazione ex-allievi che già alla fine degli anni ’70 era in abbandono.
    Sono gli ex-allievi ad alimentare il filo-d’oro culturale che passa da una generazione all’altra!
    Stessa tragico epilogo ad esempio per l’associazione ex-allievi del Polito.
    Diversamente, è vivissima l’associazione ex-allievi del liceo Carducci di Milano, che ha sfornato e sforna ancora illustri personaggi del calibro del prof. Umberto Veronesi.
    Tutto sommato è merito degli ex-allievi che, con i sacrifici economici delle loro famiglie, permisero la costruzione sia della vecchia sede che della nuova. Essi da padri, avrebbero alimentato questa grande istituzione culturale…
    Nel commento sulla cultura, sottintendevo proprio il declino del Leonardo e prima di esso, quello della libreria editrice Prampolini..
    La vedo nera per catania capitale della cultura.
    Con la cultura non si può scherzare: da cosa seria passa direttamente a farsa, senza passaggi intermedi.

    1. Romeo Prampolini

      Gentile Poirot, sono lieto di informarla, che al di là della mia ormai non recente dipartita, la mia libreria è brillantemente gestita da un’associazione di volenterosi e generosi professionisti che séguita, nel mio nome, l’attività. La Libreria Prampolini rimane un salotto letterario nel quale frequentemente si presentano libri e si fanno attività collaterali come lezioni ed eventi culturali. Pertanto il declino generale, vero e sentito in tutta la città, in cui lei ci inserisce – non ci riguarda nello specifico. Venga a trovarci, o visiti il nostro sito o la nostra aggiornatissima pagina Facebook. Cordialmente, Romeo Prampolini libraio in Catania

  5. andrea

    Non capisco il nesso fra il sindaco e la chiusura, purtroppo, di due storiche realtà imprenditoriali locali, figlia probabilmente dell’evoluzione del mercato.
    Altra questione invece è la fine del Teatro Musco, ma qui il discorso riguarda la crisi dello Stabile e la difficoltà di intercettare il nuovo pubblico nei teatri locali.

  6. Comitato Cittadino Porto del Sole

    Nella nostra città di mare, il banchetto più succoso per tali avvoltoi politico-affaristici, resta il porto con il suo piano regolatore dal quale non risulta ancora annullato il programma di edificare sulle banchine a filo mare ed in tempi di dura e lunga crisi, un milione e mezzo di metri cubi di edifici di ignota destinazione e perfino liberi da tasse comunali e da costi inziali per le aree pubbliche impiegate . Noi cittadini capimmo subito l’utilizzo di tali edifici come cartolarizzazioni immobiliari per ingrassare speculatori del settore finanziario. In quel caso, la libera stampa on line e SUDPRESS in testa, dissuase il compimento di tale devastazione. Parte delle aree portuali tuttavia, furono ostinatamente ed abusivamente utilizzate per fare intascare a costruttori finiti sotto inchiesta anche per altri fatti analoghi in altre sedi , ben 100 milioni per una “darsena” che ha devastato la foce di un Torrente, tutelato da Legge dello Stato ed una parte della Plaia, la sola ancora non invasa da devastanti strutture balneari cementificate già in essere e già in parte ostaggio dell’anti-Stato. Se gli avvoltoi che tuttora impediscono la nascita di un nuovo PRG della città oggi perfino “metropolitana” e che continuano anche a disconoscere che Catania è una città di mare, non vengono da tutti noi rimossi con adeguate manifestazioni ed anche in sede elettorale , non ci resta che chiedere un sollecito e concreto intervento dello Stato prima di una completa distruzione urbanistica, finanziaria ed occupazionale per mano politica, di quella che un tempo fu chiamata la “Milano del Sud”.

  7. enzo messina

    Catania sta subendo, da alcuni anni, una decadenza tipo “reazione a catena”. La colpa va ricercata non ad un solo fattore ma a diversi avvenimenti e diverse scelte politiche scellerate cui il popolo tutto è stato complice. La storia “maestra di vita” ci insegna che , non solo Catania , ma la Sicilia tutta non ha mai avuto l’orgoglio di autodeterminarsi. Terra di conquista da sempre si è chinata ai potentati di turno dai tempi delle dominazioni saracene ai Normanni passando agli Svevi e alternandosi a spagnoli e francesi ecc…Due sole volte si è ribellata la nostra popolazione, e non a Catania ma a Palermo…nel lontano 1282 e 1490. Dopo queste due date teatro di avvenimenti occasionali, il silenzio della nostra gente è stato ed è assordante. Scapagnini, Stancanelli, Bianco come hanno governato e come continuano a governare? Città sporca in mano agli ambulanti nostrani e stranieri, posteggiatori abusivi, scippatori, sempre più aggressivi…si salvi chi può. Ci meravigliamo se Pignataro o Bianco verranno rieletti?

  8. emmeci

    Il conferimento del titolo “Capitale Italiana della Cultura” si propone i seguenti obiettivi:
    - il miglioramento dell’offerta culturale;
    - il rafforzamento della coesione e dell’inclusione sociale, nonché dello sviluppo della
    partecipazione pubblica;
    - l’incremento dell’attrattività turistica;
    - l’utilizzo delle nuove tecnologie;
    - la promozione dell’innovazione e dell’imprenditorialità nei settori culturali e creativi;
    - il conseguimento di risultati sostenibili nell’ambito dell’innovazione culturale.

    Perché disperare, dunque? Catania ha raggiunto tutti gli obiettivi!

    Tra i traguardi più prestigiosi: il 93° posto per qualità di vita, tra le 110 province italiane, e il Premio Ubu 2016 nella categoria “Teatro di (brutta) figura” conquistato dalla Compagnia degli Instabili, alias Siculorum Gymnasium, con la seguente motivazione:
    “Con la sua lunga e prestigiosa storia, fedele ai valori della tradizione marionettistica e capace di rigenerarsi e sorprendere con soluzioni sceniche sempre nuove, ha saputo intervenire sulla formazione civile e culturale dello spettatore, guadagnando apprezzamento e autorevolezza in Italia e all’estero.”

    1. H. Poirot

      Gentile emmeci: Lei è davvero simpatica -:)
      Lo è anche l’editore Romeo Prampolini, a cui avevo risposto ma la mia missiva si è volatilizzata. Esprimevo il mio compiacimento sulla rinascita dell’antica libreria, atteso che le precedenti gestioni, per mancanza di fondi, dovettero chiudere.
      Assieme ad altri amici mi prodigai per interessare qualche politico, che pensava solo a trovare qualche finanziamento per ripulire i locali da robacce del 1800 e intonacare a nuovo le mura!!! Meglio morire gloriosamente allora.

  9. andrea denzo

    Coltissimo H. Poirot,

    perché scomodare Platone o Lisia a proposito della “morte gloriosa”? Altri tempi, altre circostanze. Piuttosto, data l’età della libreria Prampolini, mi rifarei ad una considerazione di JP. Vernant: “Non c’è bella morte senza vita breve”. E quella della nostra libreria è una condizione nella quale la vita, per buona sorte, dura ancora. Fra grandi sofferenze ma senza fallimenti di alcun tipo. Non sarà gloriosa; sarà piena d’acciacchi; di alti e bassi; di incertezze. Ma c’è. Se vogliamo aiutare questa vecchierella a continuare nel suo cammino dignitosamente, dovremmo abbandonare i “de profundis” e riprendere a starle accanto come lei sembra avere fatto nel passato.

    Ad meliora
    AD

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