Lo abbiamo scritto: a Catania accadono cose lunari. Ormai non ci stupiremmo neanche se accadesse che all’Università di Catania un professore ordinario, Primario di un reparto di chirurgia del Policlinico pubblico, e per giunta aspirante niente meno che Direttore di Dipartimento (pubblico) si facesse operare…in una clinica privata: se non ha fiducia della struttura pubblica che dirige egli stesso un Primario/Direttore, significa che i cittadini comuni sono persi! Figuriamoci quindi se ci stupiamo di quanto accade all’ERSU dove quello raccontato nellarticolo sul “Lodo Arbitrale” che il Commissario (presidente dal 2012) Cappellani giudica “strano”, accusandoci su Facebook molto temerariamente di dare informazione non corretta “per ignoranza o altri motivi”: intanto, riservandoci di querelarlo in modo che possa spiegare e provare queste sue affermazioni diffamatorie nei confronti del giornale, gli segnaliamo che “inicua” si scrive “iniqua” e gli spieghiamo un pò meglio la vicenda.

Sinceramente a noi non sembrava per nulla strano, anzi di assoluta pubblica rilevanza ed interesse quanto rivelato dall’articolo sul Lodo Arbitrale: ne spieghiamo la genesi.

Stavamo verificando sul sito istituzionale alcune segnalazioni in ordine ad un’altra e molto più intricata (e costosa) vicenda che interessa la gestione dell’ERSU quando ci siamo imbattuti nella delibera sul un lodo arbitrale che ci ha colpito perché già nell’oggetto citava nomi di primissimo piano dell’Università di Catania attualmente al centro della cronaca di questi tempi: il Decano Vincenzo Di Cataldo che sta gestendo la contestatissima fase elettorale ferragostana post terremoto giudiziario ed il prof. Agatino Cariola candidato rettore.

Si precisa subito che, ovviamente, i suddetti professori non c’entrano nulla c0n la vicenda sottostante, hanno semplicemente fatto il loro mestiere essendo chiamati ad un incarico professionale: vengono citati solo perché, come detto, l’essere citati in oggetto ha suscitato la nostra curiosità, consentendoci un inciso narrativo.

Però è anche vero che, al di là dei nomi, il commissario Cappellani nel suo post su FB parla chiaramente di “motivazioni incredibili” del lodo che tuttavia non chiarisce e non sono neanche pubblicate in allegato all’atto come si dovrebbe.

Alessandro Cappellani

La notizia principale però, che il Commissario Cappellani evidentemente non ha colto badando solo a scaricare responsabilità che nessuno gli aveva attribuito, (almeno in quel momento, adesso vediamo meglio), era molto chiara: avevamo scoperto, e di questo informavamo i nostri lettori, che un ente pubblico, il Demanio) aveva concesso gratuitamente un immobile pubblico ad una impresa privata la quale lo aveva poi affittato a titolo (molto) oneroso ad un altro ente pubblico, cioè l’ERSU. Punto.

Non è una notizia? A noi, e lo abbiamo scritto, è sembrata “lunare”.

Ora, se l’amministratore dell’ERSU, dal 2012, prof. Cappellani avesse precisato con stile ed educazione che al momento della prima stipula, nel 2008, lui non era in carica, lo avremmo accolto, probabilmente sbagliando, senza ulteriori approfondimenti.

Invece la scelta gradassa e temeraria di insultarci pubblicamente ci ha costretto alla seconda e non ultima puntata.

Sulla sua pagina Facebook il commissario-già presidente dell’ERSU Cappellani lamenta persino in maniera ironica, (con tanto di improvvidi commenti apologetici di suoi amici che non hanno idea di cosa si parli) che non abbiamo pubblicato la sua replica che in realtà ci è arrivata nella tarda mattinata del 14 e per ovvi motivi di festività ferragostana, anche per darle il giusto risalto, pubblichiamo in apertura oggi, primo giorno utile: è stato un regalo inaspettato, figuriamoci se non la pubblicavamo.

Riceviamo infatti alle 11.50 del 14 agosto da parte dell’Ufficio Stampa la replica formale (puoi leggere qui) dell’attuale amministrazione rappresentata dal commissario Cappellani che gestisce l’ERSU dal 2012 ed ormai in scadenza di mandato.

In sintesi riporta in maniera meno isterica quanto contenuto in due risposte che lo stesso Cappellani ha ritenuto di pubblicare su Facebook e che abbiamo utilizzato per l’immagine di copertina.

A parte gli insulti nei nostri confronti di cui renderà conto, Cappellani parla di “Comitati d’affari” che farebbe meglio a chiarire subito e pubblicamente, oltre che nelle sedi deputate, considerato che l’eventuale silenzio potrebbe rappresentare omertà o complicità, considerato che è alla guida dell’ERSU da ben 7 anni!

Ma veniamo al caso specifico e alle varie responsabilità.

Vero è che il contratto di locazione di cui ci occupiamo risale al 2008, quando Cappellani non era in carica e nessuno ha scritto il contrario.

Ma vero è che lo stesso contratto durava 4 anni, e scadeva nell’ottobre nel 2012, quando Cappellani era già insediato.

Non a caso nella determina da noi scovata viene usata la strana formula “per cui nel 2012 il rapporto tra le parti si è prorogato sino al 31/10/2016″: da solo si è prorogato…

In realtà il contratto veniva prorogato tacitamente per altri 4 anni, cioè con scadenza nel 2016: andava revocato nei sei mesi precedenti (Cappellani non ancora in carica), ma nessuno aveva ritenuto di farlo.

Segnaliamo, tanto per capire i numeri, che “quell’immobile PUBBLICO affittato da un privato ad un altro ente PUBBLICO” costava alle casse dell’ERSU (PUBBLICHE): la bellezza di circa 232 mila euro l’anno per 57 posti letto, cioè 339 euro al mese per ogni studente! Un affare.

Casino “ereditato” dai precedenti “comitati d’affari” come sostiene il commissario Cappellani? Sarà.

Però fatto è che rinveniamo un’altra determina, dell’ottobre 2014, quindi in carica già da due anni il presidente Cappellani, con cui ci sembra che al “privato che affitta all’ERSU un immobile pubblico” si concede un altro affidamento:

 

Chiaro? A quella stessa società privata la cui vicenda il presidente Cappellani accosta a “comitati d’affari”, viene affidato, nel 2014, anche il compito del portierato diurno alla modica cifra di 142,5 euro al giorno, cioè 4.275 al mese e 51.300 euro annui. Tutto oltre IVA ovviamente. L’affare sull’affare.

E quando questo accade siamo nell’ottobre del 2014, quando il suscettibile prof. Cappellani era presidente già da oltre due anni, quindi tutta questa “attenzione” rivendicata dall’attuale governance proprio non riusciamo a rinvenirla.

In conclusione, a noi l’articolo sul “lodo Arbitrale” non sembra affatto strano, mentre proprio stranissimo ci appare tutto il resto e molto altro di cui scriveremo tra qualche giorno.