Il direttore di SudStyle Aldo Premoli ha fatto visita alla compagnia impegnata al Teatro Stabile nelle ultime meticolose prove di “Un momento difficile” che debutterà in prima nazionale l’8 maggio. Ne ha chiacchierato col regista Giovanni Anfuso ed il protagonista Massimo Dapporto: un confronto surreale che potrà essere compreso solo andando a vedere lo spettacolo che propone la scrittura intensa di Furio Bordon con un poderoso impianto scenico impreziosito dai giochi di luci di Gaetano La Mela e le musiche originali di Paolo Daniele. In scena Francesco Foti, Ileana Rigano e Debora Bernardi.

“Chissà per quale strano meccanismo, si radica, in ognuno di noi la certezza che i genitori siano eterni.“ E’ il commento del regista catanese Giovanni Anfuso che allo Stabile sta mettendo in scena un testo sino ad ora mai rappresentato del triestino Furio Bordon, interpretato da Massimo Dapporto. In questo atto unico di un’ora un figlio al capezzale della madre morente in una dinamica dolorosa per chi la vive, ma surreale e talvolta esilarante per chi la osserva dall’esterno. La situazione non servirà difatti a sciogliere i nodi di una vita condivisa perché non ci si comprende mai abbastanza nemmeno nei rapporti più intimi.Raccontato così tutto appare semplice e condivisibile. Ma sul palco oltre ai due protagonisti principali si muovo presenze inaspettate.

Siamo andati a trovare regista e primo attore durante le prove per rubare – tra una pausa e l’altra – qualche battuta sull’allestimento in corso. Si è innescata una strana conversazione.

A che serve un regista con un testo così bello e bravi attori all’opera?

Giovanni Anfuso: Il regista è l’autore dello spettacolo non del testo: lo spettacolo è organizzato in uno spazio che rende il testo grazie alla scena, alle musiche, ai movimenti coreografici, ai costumi, alle luci…

Che hai fatto con le luci?

G.A. Con le luci ho cercato di raccontare il mondo magico che si materializza quando appaiono i nostri morti…

I morti?

G.A. Ma sì…succede a tutti di essere visitati da chi non c’è più… dalle persone che abbiamo amato e da qualcuno che abbiamo detestato.

Succede a tutti…?

G.A. So che può apparire strano quel che sto per dire, ma i miei morti ad esempio mi vengono spesso a trovare e con loro intrattengo rapporti direi quotidiani…

… torniamo per favore allo spettacolo

G.A. Nel testo che sto mettendo in scena il protagonista è chiamato TU ed è visitato quotidianamente da “tuo padre” e “tua madre”. Mi è piaciuto raccontare la luce in cui appaiono queste presenze: è una luce profondamente diversa quella che rivela le loro presenze da quella che illumina TU al capezzale della vecchia madre morente.

Dopo l’incontro con Anfuso in platea salgo nel camerino dove si sta preparando Massimo Dapporto. E non esito a porgli questa domanda

Anfuso in platea mi ha parlato di presenze, le senti che tu?

Massimo Dapporto: Nel testo di Bordon non c’è solo la mamma morente, ci sono continue apparizioni della mamma da giovane a cui il personaggio TU rinfaccia tante cose che lei durante la vita comune ha fatto mancare. Per me che lo devo intrepretare si è trattato più di una seduta di psicoanalisi che di intrattenere rapporti con strane presenze. TU dialogando con la madre che appare nella sua forma da giovane finalmente scioglie molti nodi interiori che porta da sempre con sé.

E con l’altra presenza quella del padre come interagisce?

M.D. Il padre era un uomo accondiscendente che accettava anche i tradimenti della moglie. Ma il figlio questa cosa non l’accetta proprio e diventa lui il vero capofamiglia capace di fare scenate di gelosia alla madre

Il dramma di un padre assente?

M.D. Al contrario, il padre è molto presente: da morto. Assente lo è stato quando era vivo.

Allora niente presenze per Dapporto?

M.D. Di mestiere faccio l’attore e un attore le presenze se le inventa in continuazione. Ad esempio quando intraprende un monologo cerca sempre qualcuno con cui monologare e se non c’è lo inventa.

 


“Un Momento difficile” al Teatro Stabile di Catania dall’8 al 20 maggio 2018

di Furio Bordon
regia Giovanni Anfuso
scene Alessandro Chiti
costumi Riccardo Cappello
musiche originali Paolo Daniele
coreografie Amalia Borsellino
luci Gaetano La Mela
regista assistente Angelo D’Agosta

con Massimo Dapporto

Ileana Rigano, Francesco Foti, Debora Bernardi

produzione Teatro Stabile di Catania,  Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”, collabora con “East-West” Ha pubblicato libri di saggistica e ha fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine SudStyle.