Il virus denominato Tristeza, un vero e proprio tumore delle piante, che colpisce una delle varietà più resistenti e longeve (alcuni esemplari arrivano ai 100 anni di vita) l’arancio amaro, già da 10 anni flagella i coltivatori siciliani, sopratutto catanesi. Ma non è soltanto la natura a danneggiare l’agrumicoltura isolana, tanti altri problemi di diversa tipologia: dai trasporti, alla scarsità d’acqua, fino alle regole imposte dall’Unione Europea e alla mancanza di sostegno da parte dello Stato rendono ormai la vita difficilissima a chi vive di queste attività, col rischio di distruggere un settore che dovrebbe invece essere la locomotiva dell’economia della Trinacria insieme al turismo

Il grave problema del virus che da anni oramai è il cruccio per tutti i coltivatori di agrumi siciliani, è stato di recente portato all’attenzione con un servizio del popolare programma tv Mediaset “Le iene“.

Sudpress, ha voluto approfondire la questione, con la testimonianza diretta di chi sui campi va quotidianamente ed è nel settore da 30 anni. Rosario Grasso, giovane imprenditore di Paternò, insieme alla sua famiglia, ha voluto creare un’azienda che fosse emblema di quei prodotti tipici delle pendici dell’Etna.

Infatti proprio dal grande vulcano, che è artefice della peculiarità della terra, grazie anche alle reazioni chimiche legate alle ceneri vulcaniche che hanno contaminato i terreni per anni, ed al microclima che la montagna crea, prende il nome l’impresa della famiglia Grasso, “Etnaroma”. A venire coltivati in modo totalmente biologico non sono solo gli agrumi, quindi limoni, pompelmi, arance e mandarini, ma anche l’olio, il grano e il miele.

Ovviamente ad avere maggiore risalto sono proprio le arance siciliane, bionde e rosse, nelle varietà più ricercate ovunque, proprio perchè uniche. Purtroppo questa bella realtà, rischia insieme a molte altre che rappresentano un’eccellenza anche in ambito internazionale oltre che un bacino occupazionale non indifferente, di crollare, come il settore agricolo siciliano tutto.

Rosario Grasso infatti, racconta delle difficoltà che si riscontrano oggi nel fare questo mestiere: “Il problema della “Tristeza” non si può sottovalutare. E’ vero che ci colpisce da più di 10 anni, ed è vero che molti coltivatori si sono riorganizzati e lo hanno sconfitto, ma a che prezzo? E soprattutto, quanti sono quelli che invece hanno dovuto chiudere i battenti? Questo accade perchè, una piantagione malata, va eliminata e ripiantata. Ci vogliono 5 anni affinchè i nuovi alberi possano nuovamente essere frutto di guadagno e nel frattempo vanno sostenute le spese per la crescita, dai trattamenti ai concimi, e l’acqua. Inoltre va ripiantata una varietà che sia più resistente; io ho messo delle piante portatrici sane con nuovi innesti, per un costo di 20 euro ad albero, per 22000 esemplari. I costi non sono bassi. Ho potuto farlo perchè avevo le risorse, ma tanti altri hanno abbandonato il settore e perso ciò che avevano”.

Un vero e proprio disastro per moltissime persone, sia a livello economico che naturale. In questa situazione a dir poco devastante, nessun aiuto reale è arrivato dai Governi nazionale e regionale, come a dire, si salvi chi può e chi non può peggio per lui.

Ma i problemi non finiscono qui, perchè le difficoltà di lavorare oggi in questo settore in Sicilia, ma anche nel resto del Paese sono molteplici, come conferma l’imprenditore paternese: “L’Unione Europea non è ben chiaro che gioco faccia. Impone giuste regole e vincoli a noi coltivatori, sull’utilizzo di certi materiali o prodotti. Poi però, stringe accordi per l’importazione dei prodotti da Marocco e Canada ad esempio, in cui gli agrumi e il grano vengono coltivati con kerosene e concimanti nocivi e tossici. Inoltre, in Marocco un operaio viene pagato pochissimo al mese, rispetto che in Italia, in cui viene messo in regola ed è tutelato da un contratto com’è giusto che sia. Quindi l’U.E. consente l’arrivo di merce più scadente, coltivata con veleni e con manodopera a bassissimo costo, incredibile”.

“C’è poi il problema del trasporto -continua Rosario Grasso- che avviene solo su gomma malgrado le strade isolane siano pietose, a causa della pessima rete ferroviaria siciliana e dei costi elevati dei trasporti aerei. Assurda è anche la questione legata al Consorzio di Bonifica, che io personalmente pago annualmente fior di soldi, per avere come quest’anno, con un’estate torrida, solo 40 giorni di acqua. L’azienda sopravvive perchè possiamo permetterci le riserve idriche dei laghetti artificiali, ma non è una situazione sostenibile o normale, anche perchè di media chi coltiva possiede 2 ettari e mezzo”.

Ma in questa situazione come si muove la politica, le istituzioni, il governo nazionale e quello regionale? Come al solito con tanti proclami, tante chiacchiere con promesse annesse, ma senza fatti.

Il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina aveva promesso cifre importanti per l’agricoltura siciliana, ed invece sono arrivati solo 3 milioni di euro in tre anni. Al parlamento europeo i vari Giovanni La Via, Ignazio Corrao, Salvo Pogliese, ognuno a suo modo cercano di tutelarci e sembra che si spendano molto, ma di fatto si soffre ancora. Poi ci sono quelli che fanno in modo da avvantaggiare aree specifiche della Sicilia, perchè lì hanno interessi. Tra poco con le elezioni si vedrà cosa potrà cambiare, ma finora nulla si è mosso in positivo e il settore annaspa. La regione ha bandito da pochissimo alcune gare con finanziamenti U.E. e guarda caso poco prima del voto regionale. Questi non sono alla portata di tutti, ma solo delle aziende più grandi e ricche, perchè si richiede l’anticipo dei soldi da investire e solo dopo, avviene un rimborso del 50% della cifra spesa e dei costi sostenuti. Si parla anche di 200mila euro e più. Purtroppo oggi per lavorare in questo settore bisogna davvero crederci e lottare strenuamente, ed avere anche delle basi, perchè l’attuale momento storico e politico non invoglia, anzi. Ma la Sicilia è questo, gli agrumi e gli altri prodotti biologici sono speciali, richiesti in tutto il mondo come qualcosa di incredibile, ed è assurdo che si consenta un crollo del genere senza fare nulla di concreto, davvero triste”.

Ed è veramente disarmante pensare che qualcosa di così unico per l’isola, davvero non riesca ad assere sostenuto e rafforzato ma anzi abbandonato sempre più, da chi invece dovrebbe pensare al governo di questa terra, e alla sua crescita giorno per giorno.