Mentre per Comiso si paventa l’ingresso della Regione quale socio per dare nuova linfa alle disastrate casse della società di gestione, l’aeroporto di Fontanarossa lo si vuole privatizzare. Che gestione bizzarra. Vendiamo quello che ha i “numeri da record” e investiamo nuovo capitale in aeroporti che contano un volo giornaliero quando va bene. Oggi infatti si riunirà l’assembra dei soci SAC e pare che il sindaco Pogliese, in qualità di sindaco della Città Metropolitana voglia formalizzare l’adesione alla procedura di vendita delle quote azionarie dell’ex provincia. Peccato che la legge dica cose diverse sulla procedura…

Da quando le Camera di Commercio sono state fuse in un’unica Super Camera, l’ente pubblico (perché questo sono le Camere di Commercio, ed è bene che se lo ricordino tutti) presieduto da Pietro Agen è il socio maggioritario della SAC, la spa che gestisce l’aeroporto di Fontanarossa. Aeroporto che non fa “numeri da record”, lo abbiamo visto, ma che comunque conta un traffico aereo di quasi 8 milioni di passeggeri da gennaio ad oggi.

Nella giornata odierna Salvo Pogliese si riunirà con gli altri soci della SAC per dare formalmente il via alla procedura di vendita delle quote azionarie (12,5%) attualmente in capo alla Città Metropolitana, portando così la Super Cam Com a detenere il 75% della proprietà dell’aeroporto. Primo step verso la privatizzazione di Fontanarossa. Ma il sindaco metropolitano ha questi poteri?

La legge Regionale n°15 del 4 agosto 2015, quella che riporta le  disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e Città metropolitane, all’articolo 40 comma 3, a proposito della razionalizzazione delle risorse finanziare e delle società partecipate recita:

“Ai fini del contenimento della spesa pubblica gli enti di area vasta, entro otto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, procedono alla dismissione delle proprie quote di partecipazione in società che non sono strategiche per l’erogazione dei servizi di interesse generale, al verificarsi, in via alternativa, di una delle seguenti condizioni:

a) le quote siano complessivamente inferiori al dieci per cento del capitale sociale;
b) le società abbiano un numero di dipendenti inferiori a tre unità di personale;
c) le società abbiano chiuso gli ultimi tre esercizi di bilancio in passivo;
d) le spese per il personale, il costo degli organi amministrativi e di gestione, le consulenze esterne di tali società superino il cinquanta per cento delle spese correnti dell’ente”.

Posto che nessuno dei punti elencati sia attribuibile alla società di gestione dell’aeroporto, la legge specifica che le partecipate da dismettere sono quelle NON STRATEGICHE. E specifica anche, nel comma 4 a seguire che:

sono considerate strategiche le quote e le partecipazioni nelle società aeroportuali

E quindi a maggior ragione non è passibile di dismissione “automatica”, anzi per poter vendere partecipazioni strategiche, ammesso che sia possibile, dovrebbe molto ben motivarlo e solo dopo averlo inserito in un piano triennale approvato da tutti gli organi competenti, non certo da “un uomo solo al comando”.

Ma c’è di più.

Il Sindaco della Città Metropolitana non ha poteri assoluti sulla gestione di un territorio che conta 58 comuni e oltre un milione di abitanti.
Una decisione così importante andrebbe presa sottoponendola al Consiglio della Città Metropolitana. Che non esiste.
Perché a forza di beghe politiche, dal 2015 ad oggi, non si è stati in grado di arrivare ad elezioni di organo che consentirebbe di dare voce alle esigenze e alle opinioni dei singoli comuni su cui ricade l’indotto dell’aeroporto.

Il Consiglio Comunale del Comune di Catania, retto sempre dallo stesso Pogliese, lo scorso aprile ha votato una mozione contro la privatizzazione, approvata a larga maggioranza in consiglio comunale, eccetto per i voti contrari dei tre componenti del gruppo «Con Bianco per Catania», e cioè dell’ex sindaco della città, Enzo Bianco e dei consiglieri Daniele Bottino e Lanfranco Zappalà.
Mozione neanche presa in considerazione dal sindaco Pogliese che dichiarava: “In qualità di primo cittadino sono d’accordo alla privatizzazione dell’aeroporto. Si tratta di una scelta obbligata, tra l’altro intrapresa da quasi tutti gli scali italiani”

Posto che non si capisce da dove derivi l’obbligo, ma gli altri sindaci sono stati quanto meno interpellati?

E se si scoprisse in corsa, magari avendo già preso accordi vincolanti con qualche “ancora non individuato (?) privato”, che l’ente locale non può disporre così bellamente di partecipazioni indicate come strategiche dalla legge, chi  e come se ne pagherebbe i danni all’erario?