Emma Averna, cofondatrice della fondazione Sicilia Mediterraneo Europa, oltre che carissima amica, vanta un recente passato da PR di livello internazionale (essendo tra l’altro figlia di Barbara Vitti che di questa affascinante professione è stata in Italia il massimo esponente, storica PR di Valentino, Armani e Versace), da qualche tempo è tornata a Catania e sta dedicando la sua vita proprio al mondo dei migranti, con una Visione, ne siamo consapevoli, di certo molto più alta e nobile di quello che noi, che facciamo cronaca ed inchiesta, siamo costretti a raccontare, anche per impedire che il “business” prevalga sulla “mission”. Per fortuna c’è gente come Emma che ascoltiamo con piacere e gratitudine, perché la speranza di uscire dall’orrore della mediocrità c’è ed è bene cominciare a raccontare anche le cose buone che si possono realizzare. Lo faremo. Pierluigi Di Rosa

Eh già, sarebbe proprio bello gentile Corbellini. L’uovo di Colombo. Fare in modo che, invece di attraversare il deserto, affrontare i carcere e rapine per poi essere buttati su un gommone dove provare a non morire nel Mediterraneo i minori provenienti da (in ordine alfabetico: Burkina Faso, Eritrea, Gambia, Ghana, Mali, Guinea, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Somalia) se ne potessero stare a casa loro. Con i genitori a guardare la tv la notte e poi di giorno sui banchi di una bella scuola pulita e ben attrezzata ad ascoltare le lezioni di buoni insegnanti: magari pure bilingue.

Basterebbe dunque organizzare un po’ gli aiuti e mandare il denaro attualmente impiegato per l’accoglienza in Italia?

Sarebbe bello. Però: gentile Barbara, mai visitato uno di questi Paesi? Io sì. Semplificando possiamo dire che metà sono percorsi da guerre civili dichiarate o striscianti, alcuni governati da regimi il cui principale interesse è vendere armi e droga e utilizzare la prostituzione per fare business, mentre altri più virtuosi sono devastati da siccità e carestie.

Sarebbe bello comunque aiutarli là a migliorare la loro situazione. Però. Praticamente con nessuno di questi lo Stato italiano intrattiene relazioni bilaterali.

A chi li mandiamo gli aiuti? Consegniamo denaro e mandiamo i volontari del Movimento dei focolarini a fare il doposcuola ai giovanotti armati kalasnikov che infestano le coste libiche ? A quelli di Boko Haram che rapiscono, stuprano e massacrano chi ha la sfortuna di essere nato a Nord della Nigeria?

L’Africa sub sahariana da cui arrivano gran parte di questi ragazzi è un puzzle di staterelli disegnati con il righello da noi occidentali nel periodo della colonizzazione e in quello seguente ella decolonizzazione. La situazione è così fuori controllo che persino i cinesi (notoriamente gente dalla scorza dura) spesso abbandonano imponenti opere che hanno intrapreso perché non esistono le condizioni minime per completare. Un esempio per tutti. In Niger c’è una strada che attraversa il deserto per centinaia di chilometri. Ma si ferma a N’guigmi qualche decina miglia prima della meta che avrebbe dovuto raggiungere al confine con il Chad. Milioni di dollari abbandonati a se stessi: anche i cinesi se ne sono andati, ai guerriglieri di Boko Haram non era gradita.

Così stanno le cose. Rimedi a-la-carte purtroppo non ce ne sono.

PS: Se qualcuno volesse vedere quest’opera surreale si colleghi a Goggle map

 

Sull’articolo in questione, pubblichiamo la nota del nostro direttore, Michela Petrina e, a seguire, quella dell’editore Pierluigi Di Rosa.

Gentilissima Emma Averna,

Quello che lei dice è vero: la maggior parte dei paesi da cui provengono questi poveri migranti disperati, moltissimi ragazzini non accompagnati, è devastato da guerre civili o internazionali. Non creda che non conosciamo quello che succede lì giù, e sebbene non raccolte direttamente sul campo, le notizie arrivano anche a noi, in Sicilia, tramite internet o anche la tv, forse osservatori meno privilegiati del suo. Ormai viviamo nell’era della globalizzazione e sappiamo documentarci abbastanza, anche se forse non conosciamo quelle realtà così bene come lei che ha avuto la fortuna di vederle.

Ma non è nostro compito cercare soluzioni. Il nostro ruolo, ci lasci fare il nostro “mestiere” cioè quello di cronisti a servizio della gente, è di denunciare e raccontare le situazioni intorno a noi, belle o brutte che siano, di porci domande e trovare risposte, da trasmettere ai nostri numerosi lettori. Ed è quello che abbiamo tentato di fare con il servizio sui migranti minorenni: accendere i riflettori sul percorso che questi ragazzi devono affrontare una volta giunti qui da noi e sui costi per mantenere ognuno di loro. Il nostro intento non era sicuramente quello di parlare di guerre e di dare risposte che non spettano certamente a noi.

La nostra Barbara Corbellini ha confezionato un articolo da testata “online”, scrivendo quello che ha raccolto sulle trafile da superare affinché i migranti possano ricostruirsi una vita e sul giro di denaro intorno a questi poveri ragazzi che avrebbero diritto, anche loro, siamo d’accordo, a una scuola dove poter imparare a leggere e scrivere prima ancora che a parlare due lingue! Dati che ci sono stati forniti da chi di questi giovani si occupa ogni giorno e che con abnegazione cerca di far sentire meno solo e a “casa” chi è stato costretto a fuggire dalla propria Terra.

Detto ciò, noi continuiamo a pensare che un milione di euro all’anno siano comunque soldi, spesi in buona parte bene per carità, ma sempre molti soldi che forse potrebbero essere impiegati in maniera diversa.

E non crediamo che sia poi impossibile agire direttamente in molti di quei paesi. Molto difficile, complicato, rischioso, certo. Ma come lei saprà, sono centinaia le associazioni, onlus, ong, che si battono quotidianamente lì, proprio in quei paesi da dove lei dice che molti stanno fuggendo. Oltre al Niger o alla Nigeria, come lei stessa scrive, ci sono molte altre realtà in cui poter intervenire. Sicuramente agendo attraverso politiche diverse da parte dei governanti (degli stati europei ed extraeuropei, delle organizzazioni internazionali) e non soltanto italiani.

Comunque la nostra non vuole essere polemica. Probabilmente siamo su due binari che vogliono arrivare alla stessa destinazione, partendo da due punti diversi. Noi sicuramente da quello prettamente giornalistico, fornendo notizie, senza presunzioni o velleità!

In ogni caso, Sudpress è un giornale aperto alle opinioni altrui ancorché diverse dalle nostre, e se vorrà intervenire in futuro, saremo lieti di ospitarla.

Cordialmente, Michela Petrina

 

Segnaliamo che il contenuto dell’articolo di Barbara Corbellini non è confutato in alcuna delle sue parti, essendosi limitata a raccogliere alcune significative testimonianze. Si tratta di prospettive d’analisi diverse che possono e forse devono essere complementari. In ogni caso apprezziamo che anche i nostri articoli di cronaca possano essere oggetto di riflessione su uno dei temi più delicati della nostra epoca.

PDR


Co-fondatore Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e Responsabile dei progetti sul territorio. Dopo la laurea entra al FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) con un incarico di raccolta fondi e promozione delle proprietà su tutto il territorio italiano. Dopo questa esperienza per 10 anni è Direttore della comunicazione e relazioni esterne Italia di Bulgari SpA. In seguito riveste diversi incarichi nel settore della comunicazione per aziende del lusso e dell’arte contemporanea. Dal 2010 al 2015 per  Fondazione Umberto Veronesi si occupa di Comunicazione e Ufficio stampa oltre che  della creazione di una rete di delegazioni su tutto il territorio italiano. Nell’aprile 2015 si trasferisce a Catania, dove realizza un progetto di un anno per CESVI e Comunità di Sant’Egidio dedicato ai minori residenti in quartieri disagiati.