Il titolo è roboante, di certo invitante. Immaginiamo qualche raffinato turista straniero come non avrebbe potuto esserne attratto. E immaginiamo anche il suo “stupore”: a Catania, nona città d’Italia, terra di Cultura per eccellenza, una roba simile. Poi, il patrocinio niente meno che della Città Metropolitana e la concessione (non si sa a che titolo posto che sul sito della provincia non ne abbiamo trovato traccia) del padiglione F del centro fieristico Le Ciminiere di Catania, hanno reso praticamente obbligatorio andare a visitarla. Lo ha fatto per noi il direttore di SudStyle Aldo Premoli, che scrivendo per le più prestigiose riviste d’arte, qualcosa avrebbe potuto segnalarci…e lo ha fatto, approfittandone anche per proporre una riflessione un pò più “altina”: la Cultura è una cosa seria! Il video “esplicativo” è a cura della redazione di Sudpress che precisa che la “critica” riguarda la scelta della denominazione della manifestazione, cui non avremmo obiettato nulla se non avesse ingenerato attese chiaramente ingannevoli. L’Ente patrocinatore, se ritiene di continuare su questi livelli per dare spazio a tutti, imponga almeno la giusta  definizione, senza prestarsi a delicati malintesi che rischiano di fare il giro del mondo. (PDR)

Avete mai sentito parlare dell’Associazione Culturale Terre Forti Arte Eikon?

E di almeno uno degli ottanta (80!) nomi che hanno esposto quadri da giovedì 25  a sabato 27 ottobre Centro Fieristico Le ciminiere?  Io no.

Eppure da anni visito mostre ed esposizioni in almeno 4 dei cinque continenti. In particolare di arte contemporanea ne ho visitate migliaia e – per mestiere – recensite a centinaia.

Non potevo mancare dunque di rispondere all’appello quando ho visto annunciare questa Prima Biennale internazionale d’arte contemporanea a Catania.

Un titolo mica da poco: evoca infatti altre blasonatissime manifestazioni: chessò, la Biennale di Venezia, la prima e la più antica tra tutte le Biennali del mondo, oppure Manifesta, la biennale olandese itinerante che tanto rumore ha fatto quest’anno con l’edizione palermitana.

Che dire di quello che ho visto qui a Catania?

Nulla, ci mancherebbe: ognuno ha il diritto di divertirsi come meglio crede.

I meno giovani ricorderanno certamente le gare di pittura che ogni parrocchia in ogni angolo d’Italia organizzava almeno una volta l’anno. I parroci già anni fa avevano intuito quel che oggi dice ogni psicologo: dipingere è un‘attività terapeutica valida per tutti: grandi e bambini.

Agli organizzatori mi permetto sommessamente di rivolgere solo due consigli (non richiesti lo so) in caso decidessero di replicare: controllare meglio i refusi sul depliant che accoglie i visitatori all’entrata e adottare un titolo meno roboante… ingenui va bene, ma c’è un limite a tutto.

Qualcosa da dire ci sarebbe invece sul fatto che una manifestazione come questa avvenga nel Centro fieristico e Congressuale con tanto di patrocinio della Città Metropolitana di Catania che ha concesso anche i prestigiosi locali del Centro Fieristico Le Ciminiere.

Impossibile non chiedersi se chi ha dato questa autorizzazione lo ha fatto sapendo cosa sarebbe stato esposto…

La stato delle cose in Italia.

Lo scorso lunedì alla Camera di Commercio di Milano è stato presentato alla stampa  il 14° Rapporto annuale di Federculture,  che fa il punto sul sistema della produzione culturale in Italia.

Il Rapporto evidenzia come la cultura sia un settore cardine per il nostro paese.

Il settore è indissolubilmente legato a quello turistico: lo è anche sul piano economico.

La cultura porta denaro non solo per i biglietti che si stracciano nei botteghini di musei e manifestazioni  di ogni genere, ma per gli aerei che si prendono per venire a vedere le nostre meravigliose bellezze, per le camere che si prenotano, per i ristoranti che si frequentano per lo shoppingeffettuato da chi ospitiamo.

I dati di questo 14° Rapporto evidenziano una crescita del 3,1% dei consumi culturali nelle famiglie italiane (pari a 31 miliardi di euro).

Ma evidenziano pure una disparità tra Nord e Sud nella fruizione a da parte dei cittadini. Se in Trentino Alto Adige una famiglia spende per i servizi culturali 190 euro, in Abruzzo ne spende 90, e in Sicilia la cifra è pari a 60 euro. 

La Sicilia di nuovo si presenta come fanalino di coda tra le regioni italiane.

C’è un altro rapporto a cui vale la pane di fare riferimento.

Si tratta del Documento di economia e finanza regionale 2019/21, approvatodall’Ars.

Al tema sono dedicate 20 pagine su 193. Non tantissime, ma nemmeno poco.

Lo stato delle cose a Catania.

Cultura e turismo come abbiamo detto sono economicamente strettamente intrecciati.

Personalmente reputo quel che è accaduto a Le Ciminiere in questi giorni un incidente di percorso.

Ma la comunità catanese è da tempo che dovrebbe fare una riflessione su quel che cova al suo interno.

Non cito qui le attività istituzionali messe in campo dalla giunta del sindaco Bianco né le prime della nuova giunta capeggiata dal sindaco Pogliese: meriterebbero una disanima specifica e un contraddittorio. Altrettanto vale per quelle messe in campo dagli Atenei cittadini che pure sono o dovrebbero essere attori privilegiati di questa scena.

Mi piace invece citare due manifestazioni che comunque le si giudichi hanno avuto un merito indubbio, quello di aprire spazi inediti al possibile consumo culturale dei catanesi e dei loro possibili, sperabilmente moltissimi ospiti. Si tratta di Wondertime e Le vie dei Tesori.

E mi avventuro ancora più in là. Provo a mettere insieme un elenco delle eccellenze culturali cittadine. Queste sì di livello internazionale. Eccole in ordine alfabetico:

Fondazione Brodbeck
Fondazione Oelle di Ornella Lanieri
Galleria Collicaligreggi
Rettoria di San Nicola di Monsignor Zito
Scenario Pubblico – Compagnia Zappalà Danza
Teatro del Canovaccio
Unfold di Pietro Scammacca
Zo Centro Culture Contemporanee

Esistono poi voci singole, ma di grande spessore come quella del drammaturgo Nino Romeo.

Nell’insieme si tratta di uno scrigno di intelligenze che la comunità etnea dovrebbe sostenere e  proteggere in ogni modo.

Prima che – come sempre più di frequente accade – dall’isola emigrino senza lasciare più traccia.


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”. Ha pubblicato libri di saggistica e fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine Sudstyle.