E’ ufficiale: Emiliano Abramo, il leader regionale della Comunità di Sant’Egidio si candida a sindaco di Catania alle prossime elezioni comunali. Le voci, sussurrate da tempo, diventano certezza in una sala gremita dell’Hotel Mercure di Catania dove, oltre ai giornalisti, c’è tanta gente comune venuta ad ascoltarlo. Tra queste, ma crediamo non certo per rendergli omaggio, anche la compagna dell’attuale sindaco Enzo Bianco. La voce si sparge veloce in sala e tutti si girano a vedere mentre ci si chiede: “che è venuta a fare? Forse a sentire cos’ha da dire e a riferire quello che oramai platealmente è l’antagonista del suo uomo?”. Amanda Succi si siede in platea e resta in silenzio per andare poi via quasi di soppiatto, senza dire una parola. Abramo sembra non accorgersi della sua presenza e anche se così non fosse, non ne tiene conto e “spara a zero” contro l’attuale primo cittadino

Un attacco frontale partito immediatamente nei confronti dell’attuale sindaco Bianco. Abramo da subito si sofferma sulle questioni della città. Lo fa seduto dietro a un tavolino con un computer accanto al microfono e un bicchiere, quasi a voler sottolineare la presa di distanza dalla “grandeur” del quale il sindaco Bianco, per il neo candidato sindaco, ci ha abituato. Dal Capodanno in pompa magna a una festa con centinaia di migliaia di euro, 400mila, spesi in fuochi d’artificio che “dato il momento, io non avrei mai impiegato in quel modo” sottolinea il capo della Comunità di San’Egidio. 

“Mentre la città affonda non si può fare dello sfarzo” dice convinto. “Ci sono ancora i senzatetto che protestano dentro la cattedrale ai quali sono stati strappati i cartelloni in occasione della visita del presidente della Repubblica. C’è insomma poco da far festa -aggiunge- non è giusto, bisogna sempre agire come il buon padre di famiglia, io sono contro gli sprechi”.

Non risparmia proprio nulla Abramo e uno ad uno snocciola dati e cifre sulla città che affonda, mentre dietro di lui si accende un grande schermo con uno slogan molto semplice, sfondo bianco con una striscia rossa su cui è scritto “E’ Catania. #Abramosindaco”. “Ci Sono strumenti che ci aiutano a fotografare la città -continua- e che aiutano capire se si è ben amministrato, senza applausometri ben gestiti e organizzati ad hoc per compiacere se stessi. Il Foro delle Pubbliche Amministrazioni ad esempio, nella sua indagine su 113 indicatori, dice che nel 2016 Catania, nella classifica, ricopriva il 95° posto su 116 e nel 2017 il 99° su 106”.

Il neo candidato bolla, senza troppi giri di parole, come “atto gravemente irresponsabile perché spalma sulle generazioni che non votano  e su chi non è ancora nato un debito da pagare in vent’anni” il piano di rientro appena varato dalla Giunta Bianco. Il piano dovrà essere esitato dal Consiglio comunale. “Io mi sono sposato da poco -spiega- e non sono disposto a fare pagare il prezzo di questa decisione irresponsabile -ripete rimarcando l’aggettivo- al figlio che ancora non ho. Voglio capire come si sono amministrati i soldi e come si vogliono amministrare. Voglio entrare nei luoghi in cui si” va giù duro.

Un “cahiers de doléance” che non finisce mai quello di Abramo. Dall’economia si passa presto al tema dei rifiuti, altro tema caldo che definisce la “vergogna” per i cittadini e per i turisti che crescono “solo per la crisi dei paesi del Maghreb”. “Perché i bandi sulla raccolta dei rifiuti vanno puntualmente deserti, qualcuno lo spieghi con chiarezza -chiosa-. Non esiste una raccolta differenziata reale, non abbiamo accesso alle sovvenzioni che in clima di predissesto farebbero cassa. Il centro storico è abbandonato a se stesso, i suoi residenti sono soli”.

Quindi un accenno al Consiglio comunale “gravemente calpestato e che raramente ha visto la visita del sindaco“. “Non è un attacco a Enzo Bianco -precisa quasi per gioco- ma ad una logica che non condivido e dalla quale prendo le distanze. Non credo che sia dignitoso scavalcare il ruolo dell’assemblea perché è il luogo dell’attività legislativa al quale bisogna ridare dignità e tono”.

Abramo passa poi al Piano regolatore generale. “Il verde non si può consumare con una panchina o un’aiuola. Il Prg deve dire dove sono i parchi, dare una dimensione alla città, fornire una visione”. Poi un’altra stoccata al sindaco che “non dev’essere un “one man show”. La giunta va scelta non seguendo solo le dinamiche dei partiti”. “Catania è una città europea e deve pensare come tutte le altre città europee in tempo di crisi, come Atene, una città in default. Basta affacciarsi da una finestra e semplicemente guardare. Io faccio un passo avanti“.

Non fa nomi Abramo, su chi lo sostiene e in platea non ci sono big di partito. “Voglio fare una proposta alla società civile, chiara ed inequivocabile, rivolta anche alla politica ma che accompagni un percorso civico”. Tra il pubblico il leader di confcooperative Gaetano Mancini, venuto, dicono, a titolo personale, e il presidente della Comunità islamica di Catania, Abdelhafid Kheit. E a chi gli chiede se dovesse accettare l’appoggio del Pd risponde sarcastico “prima bisognerebbe capire da chi è guidato questo partito”.

Non ci sono liste al momento, ma si sa che dietro Abramo c’è il mondo della Chiesa che lo appoggerebbe volentieri. E forse anche la scelta di piazza Verga per lanciare la candidatura non è casuale, sussurra qualche ben informato.

Il discorso finisce e mentre gli addetti ai lavori, tra cui Giuseppe Idonea, capo della comunicazione della campagna elettorale -lo stesso che la curò a Bianco nel 2013 e che il sindaco fece fuori- comincia ad arrivare anche qualche volto, meno noto, di chi ha seguito Bianco ed evidentemente adesso, prova a smarcarsene.

Il neo candidato rilascia interviste e stringe le mani a tutti, a qualcuno concede anche qualche bacio. “Io sono qui, chiunque voglia sposare il mio progetto è il benvenuto” conclude sicuro.