Si ripetono sempre le stesse cose, fino alla noia, fino al disgusto. Laddove c’è gente in Sicilia pagata per fare cose banali come tenere aperti e produttivi siti storici di enorme interesse turistico e non riesce a farlo. L’ultimo increscioso episodio viene segnalato da un cittadino che su Facebook denuncia come sabato mattina l’Anfiteatro romano di piazza Stesicoro, nonostante la presenza di migliaia di turisti, fosse tristemente e colpevolmente sbarrato. L’effetto di questo sistema complessivo di gestione dei siti storici da parte soprattutto della Regione comporta come effetto che la media di permanenza dei turisti a Catania è di appena 2 giorni, tra le più basse al mondo: e certo, che cavolo ci vengono a fare se trovano tutto chiuso!

Forse non tutti sanno che nel 2016 la Regione Sicilia ha realizzato una “brillante” riforma del sistema di gestione dei Beni Culturali che come effetto ha probabilmente soltanto duplicato i centri di potere, riuscendo a rendere ancora più inefficiente quelli che già funzionavano a mala pena.

Così, alcune competenze delle Soprintendenze vennero trasferite a nuovi enti denominati “Poli Regionali”.

A Catania venne istituito il “Regionale di Catania per i Siti Culturali Parchi Archeologici di Catania e della Valle dell’Aci”: probabilmente il nome è più lungo dei siti che riesce a rendere fruibili!

Si legge nella presentazione che “compito precipuo del Polo è quello di potenziare valorizzazione e fruizione dei siti di cultura e musei ad esso conferiti, ricadenti a Catania e nel territorio”: e come no…

Dovrebbe sovrintendere alla perfetta gestione di una mole importantissima di siti che avrebbero enorme interesse turistico: il Teatro Antico di via Vittorio Emanuele, l’Anfiteatro Romano di piazza Stesicoro, il complesso monumentale della Rotond, le Terme dell’Indirizzo, il Portico dell’Atleta, l’Ipogeo Romano, le Terme Romane di piazza Dante, le Aree archeologiche nell’ex monastero dei Benedettini, il museo interdisciplinare di Catania, la Casa Museo Giovanni Verga, le Terme Romane di Santa Venera al Pozzo, il Museo archeologico di Adrano, il Museo regionale della Ceramica di Caltagirone, la Chiesa di San Francesco Borgia.

Un patrimonio storico gigantesco tra i più ricchi ed esclusivi al mondo.

Qualunque turista arrivi in qualsiasi città del mondo la prima cosa che fa è cercare informazioni on line. È il biglietto da visita, lo strumento principe di promozione.

E basta dare un’occhiata al sito istituzionale dell’ente, che è ente pubblico regionale facente parte del dipartimento Beni Culturali sotto la responsabilità diretta del governo regionale, per rendersi conto del livello di attenzione che viene prestata ai compiti da svolgere.

Si tratta di un sito web dall’apparenza amatoriale, di una banalità disarmante, con qualche foto e informazioni che su wikipedia se ne trovano di più.

Anzi, possiamo dire senza timore di essere smentiti che si tratta di uno strumento, costato chissà quanto, gestito con una sciatteria intollerabile se pensiamo che ricade sotto la responsabilità di governanti che hanno la sfacciataggine, diffondendo dati mistificanti, di propagandare persino Stati Generali del Turismo, settore del quale stanno dimostrando di non capire niente e che anzi sono riusciti a distruggere nonostante la straordinarie congiunture internazionali ormai sprecate: ma su questo approfondiremo a breve e dettagliatamente…

Ma torniamo al Polo Regionale di Catania ed al suo scandaloso sito web.

Gioconda Lamagna

Intanto salta subito all’occhio che non lo aggiornano almeno da 8 mesi, considerando che nella sezione che definiscono, chissà perché, “Crediti” viene indicato come Direttore la dr.ssa Maria Costanza Lentini che in realtà è in pensione già da quasi un anno con il nuovo direttore Gioconda Lamagna che si è insediata niente meno che lo scorso 3 ottobre 2018 e che, evidentemente, in 8 mesi suonati non si è neanche controllata il sito istituzionale dell’ente regionale che dirige. Immaginiamo il resto.

E infatti, nella sezione più importante, quella dedicata alla descrizione dei singoli siti denominata “percorsi” si ritrova  un vero e proprio macello: nessuna informazione su indirizzi, orari e modalità di visita dei luoghi, tanto da far passare il piacere di andarci.

In alcuni casi si ritrovano brevi descrizioni da compitino elementare, in molti la patetica scritta “Under Construction“, in uno, quello delle Terme dell’Indirizzo, addirittura un testo finto “Lorem Ipsum”: il massimo della sciatteria, imperdonabile per un ente pubblico regionale.

Quindi, caro cittadino che ancora denuncia la chiusura dell’Anfiteatro Romano di Catania un sabato di aprile, come vede la situazione è molto, molto più drammatica di quanto si possa immaginare.

E tutta questo costa milioni e milioni di euro in occasioni perdute in una città che dovrebbe vivere del suo turismo e che invece affidiamo ad un sistema colpevolmente inadeguato.