I due deputati nazionali protagonisti della nostra rubrica settimanale, Giuseppe Berretta del PD e Basilio Catanoso di Forza Italia, si confrontano su uno dei temi più delicati per il futuro della città. Ed anche per il presente

 

 “berretta1Il rapporto di Legambiente sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani, realizzato in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, colloca Catania al novantacinquesimo posto su 104 comuni capoluogo. Questa posizione dipende dalla valutazione di 18 parametri: 3 indici sulla qualità dell’aria, tre sulla gestione delle acque, 2 sui rifiuti, 2 sul trasporto pubblico, 5 sulla mobilità, 1 sull’incidentalità stradale, 2 sull’energia.

In verità questo studio, come analoghi di eguale tenore, non fanno altro che confermare la percezione che tutti hanno della condizione di difficoltà della nostra Città.

Anni di incuria e abbandono hanno ulteriormente aggravato una situazione già grave e, nonostante alcune iniziative positive, i segnali di recupero a volte sono troppo flebili oppure tardano ad arrivare.

Raccolta differenziata a livelli minimi e appalto dell’igiene ambientale prorogato sostanzialmente sine die; spazi verdi poco curati; traffico fuori controllo e trasporto pubblico in stato comatoso, a partire dalla crisi profonda dell’AMT, caratterizzano l’attualità.

Per tentare di invertire il trend servirebbero scelte coraggiose, un vero e proprio cambiamento di paradigma. Il Lungomare liberato, la pista ciclabile, il Librino Express, il servizio di car sharing appena avviato, sono di certo interventi in controtendenza rispetto al passato ma temo non bastino date le condizioni e, di contro, l’abbattimento del Ponte Gioeni, le modifiche alla circolazione in Corso delle Province e il depotenziamento del BRT hanno prodotto effetti negativi.

Il cambio di paradigma passa anche dall’istituzione della Città Metropolitana, che fa venire meno qualunque alibi e impone la programmazione e l’attuazione di un sistema integrato di trasporti, atto a coniugare le necessità di mobilità dei vari soggetti con la sostenibilità generale del sistema.

Un sistema organizzato con un centro (la Città di Catania) ed una costellazione di realtà urbane, a loro volta centri di aggregazione secondari, di tipo amministrativo (Acireale, Giarre, Paternò, Caltagirone) o funzionale (Misterbianco, Belpasso …).

Scaduto il tempo dei progetti pilota, delle sperimentazioni, si deve progettare un sistema integrato di reti connesse in nodi intermodali che offrano all’utente una vasta gamma di soluzioni alle esigenze differenziate di mobilità.

Un sistema che faccia coesistere la domanda tradizionale di trasporto privato, con la domanda di trasporto collettivo o condiviso di cui è auspicabile la crescita in termini quantitativi e qualitativi, che coniughi le esigenze di libero spostamento delle persone con le esigenze di decongestionamento della città. 

La nuova offerta di mobilità dovrà articolarsi su alcuni nodi di scambio primari, localizzati in prossimità delle grandi infrastrutture di ambito sovracomunale, quali l’aeroporto, il porto, la stazione centrale di Trenitalia, la stazione Caronda della Circum, i grandi ospedali, la Città Universitaria, il Cimitero, ecc.; presso ciascuno di questi nodi dovrebbero essere ubicate aree di parcheggio e di noleggio per auto e moto, aree di parcheggio e di noleggio per biciclette, capolinea di autolinee urbane ed interurbane, pubbliche e private, aree attrezzate per la consegna di merci, sia per il rifornimento dei punti di vendita all’interno della città, che per la consegna di merci ingombranti ai consumatori diretti all’esterno della città.

A questa rete primaria dovrebbe essere collegato un sistema di nodi di secondo livello in cui la rete di Trenitalia, la Metropolitana, le autolinee urbane su corsie preferenziali ed una rete di piste ciclabili e di percorsi pedonali dovrebbero garantire la penetrazione capillare all’interno del centro cittadino.

Tutto il sistema andrebbe regolato attraverso un unico “cervello” in grado di garantire la frequenza delle corse, la puntualità, un’adeguata informazione degli utenti.

Il tema mobilità costituisce uno dei principali banchi di prova della neonata Città Metropolitana, c’è tanto da fare e tanto tempo perduto da recuperare, per cui è necessario correre per rimettere Catania in movimento.”

On. Giuseppe Berretta – Deputato nazionale Partito Democratico

 

 

 

per il sasso Quello della “mobilità” è uno dei classici temi di competenza delle “città metropolitane”, un servizio con refluenze sovracomunali che deve trovare unica gestione. A Catania la situazione della mobilità è da ritenersi disastrosa e tutti ne paghiamo le conseguenze, sia in termini di traffico urbano che in termini di inquinamento ambientale.

Oggi anche dell’intuizione dell’ex sindaco Stancanelli, cioè quella di attivare il cosiddetto Brt (bus veloce), non rimane granché, a parte il nome: il servizio, infatti, è contraddistinto da enormi ritardi e dalla mancanza cronica di pullman necessari a garantire regolarità e numero delle “corse”. Situazione questa che è specchio fedele delle condizioni in cui versa l’Amt. L’azienda Municipale Trasporti di Catania, come le altre società partecipate del Comune, è la prova della catastrofe amministrativa dell’attuale governo cittadino, targato Bianco, che non riesce ad organizzare nemmeno i servizi essenziali in linea con il Governo Crocetta che, invece di trasferire i fondi e avere un ruolo di coordinamento, porta i comuni – come in questo caso – al disastro oltre che ad un passo dalla insolvenza. 

A Catania oltre che pensare a risolvere i gravi e solo accennati problemi del trasporto pubblico, serve anche un nuovo piano urbano del traffico che riorganizzi non solo i sensi di marcia ma anche i flussi d’ingresso e uscita dalla città sia dei mezzi pubblici che di quelli privati, e che renda utili i parcheggi scambiatori esistenti, nell’attesa di costruirne degli altri. Non si può certo pensare di proseguire con altri casi “Viale Vittorio Veneto” che tanti problemi crea quotidianamente a quella parte di Catania o con pseudo piste ciclabili pericolose e non ancora completate ma già prontamente intitolate secondo precise scelte che mirano solamente a guadagnare visibilità. Così come è utile avviare un sistema di “bikesharing” oltre al “carsharing” che finalmente è arrivato a Catania (una idea di mobilità sostenibile, quest’ultima, partita anni fa e che è stata realizzata nei giorni scorsi); le bici prelevabili in più parti della città diventerebbero presto una abitudine per studenti e lavoratori, obbligati a muoversi nel traffico del centro. 

E’ pur vero che per poter parlare di mobilità in una città delle dimensioni di Catania, bisogna necessariamente ragionare in termini di intermodalità e di trasporto integrato, concetti questi che superano l’idea “esclusiva” del mezzo utilizzato per muoversi oggi: l’autovettura privata. 

A questo punto, prima di tutto è necessario occuparsi del programma di sviluppo della rete metropolitana gestita dalla “Ferrovia Circumetnea” che già da parecchi anni ha avviato il programma di costruzione di una linea metropolitana tra Catania e Adrano, che passa da Paternò, e di una seconda linea che invece colleghi l’aeroporto di Fontanarossa con il centro del capoluogo. Entro l’inizio del 2017 dovrebbe essere completata la parte “cittadina” del piano, cioè quella che congiungerà le stazioni di Borgo, Galatea, Giovanni XXIII, Stesicoro e Nesima; questi lavori dovrebbero rendere possibile a Catania una “vera mobilità urbana” che, anche nel catanese, potrà essere ottimizzata attraverso il “Nodo Catania”, progetto di “Ferrovie dello Stato – Rfi” individuato dalla “Legge Obiettivo”, dall’allora Governo Berlusconi, come intervento strategico per lo sviluppo del Paese.

“Nodo Catania” si compone di due parti: la prima, il “passante ferroviario”, l’altra il completamento della rete metropolitana della Fce e l’integrazione della stessa con la rete di Rfi. Nello specifico, sono previste le costruzioni  di varie stazioni sotterranee, tra queste Ognina, Picanello, piazza Europa, Centrale, l’interramento della linea ferroviaria all’interno del centro urbano di Catania, la realizzazione di una nuova stazione vicino all’aeroporto, due fermate ferroviarie ad Acicastello e Acireale ed altro ancora. Il progetto, che è stato approvato dal Cipe nel 2004 e che prevede una spesa di oltre 500 milioni di euro, avrebbe dovuto vedere la luce nell’arco di 10 anni; siamo invece ancora nella fase di rielaborazione di un progetto definitivo che allinei il programma costruttivo alle idee dell’attuale Amministrazione comunale di Catania che non vuole il passaggio dei treni sopra gli “Archi della Marina” (ipotesi che anche il sottoscritto condivide).

 Certamente ci si rende conto che un programma di così ampia portata avrà bisogno di diversi anni e di notevoli investimenti per il varo definitivo. In attesa che ciò avvenga, credo sia giunta l’ora di proporre un’idea che consentirebbe di non attendere altri anni invano. 

Si potrebbe infatti proporre a Rfi di realizzare intanto la stazione di Fontanarossa, non da subito interrata ma in superficie (con un costo stimato dalla stessa azienda di 5 milioni di euro). Si attiverebbe così un servizio ferroviario di tipo metropolitano (almeno un treno ogni 20 minuti nelle ore di punta) in grado di collegare in pochi  minuti l’aeroporto con il centro urbano, dove s’interscambierebbe con la rete della Metro già operativa e che, su rete ferroviaria, proseguirebbe per i comuni di Acicastello e Acireale. Per quel che riguarda i due comuni, nel breve periodo (visto che sono convinto che vada bene la proposta di lungo termine esposta in precedenza), potrebbe essere avviato un servizio pullman che unisca Acicastello con la propria stazione, mentre ad Acireale si dovrebbe pensare alla riapertura della vecchia stazione ferroviaria di piazza Agostino Pennisi. Per completare il quadro, potremmo immaginare un biglietto unico che sia valido sia per il trasporto ferroviario sia per le altre reti (bus e metropolitana) come accade già in diverse città. Una idea che potrebbe essere attuata nel breve volgere di un paio di anni contro i 10 o 20 anni del programma definitivo. 

Questo sistema di trasporto integrato (FFS, Circumetnea, autobus) potrebbe diventare il primo passo di una vera e innovativa politica di “mobilità sostenibile” non solo per Catania ma anche per la sua effettiva “area metropolitana” – cioè i comuni dell’hinterland – e per l’intero comprensorio jonico etneo.

Una idea che prende le mosse da alcune riflessioni dei primi anni Duemila che oggi, grazie agli avanzati lavori della Metropolitana, al già costruito doppio binario ferroviario ad Acireale e Acicastello, può finalmente diventare realtà in tempi brevi.

È un sogno? No, è solo ciò che altrove è la normalità e che da noi potrebbe trasformarsi in realtà sol che le istituzioni preposte volessero perseguire l’idea suesposta senza attendere la lontana concretizzazione del progetto definitivo ed avessero a cuore il profondo cambiamento che la realizzazione di essa comporterebbe per la nostra Terra.

On. Basilio Catanoso – Deputato nazionale Forza Italia