Catania, nonostante la sua bellezza e la posizione strategica, è sempre più “provincia dell’Impero”, totalmente estranea ai circuiti internazionali del più redditizio turismo culturale. E una volta che si potrebbero accendere riflettori adeguati, ne organizzano due allo stesso orario dello stesso giorno: sabato 8 giugno ore 10.30. Al porto di Catania, molo di Levante il Maestro Michelangelo Pistoletto, tra i più grandi e conosciuti artisti viventi al mondo, ha presentato la sua istallazione “Il Mare e la plastica” per il Terzo Paradiso, mentre al Castello Ursino governo regionale e comune hanno esposto il “Kouros ritrovato”, statua del periodo ellenico risalente al VII secolo avanti Cristo. Alla stessa ora dello stesso giorno: che spreco!

Noi abbiamo scelto quella di arte contemporanea del porto di Catania perché ce lo ha proposto Katia Scapellato che ne curava la comunicazione ed essendo una seria e brava professionista, oltre che un’amica, ha saputo convincerci.

Ma è stato un peccato non aver potuto partecipare all’altra, al Castello Ursino, dal sapore più antico ma di certo non meno affascinante.

A parte noi, un’occasione sprecata per la città.

Ma vediamo cosa è successo.

Al Porto di Catania alle 10.30 in punto al molo di Levante si è avvicinata strillando con la sua sirena una vedetta della Guardia Costiera.

A bordo uno dei giganti dell’arte contemporanea mondiale: Michelangelo Pistoletto, 85 anni, il sognatore del “Terzo Paradiso”.

Tanto per capire di chi si tratta basta pensare che digitando il nome “Michelangelo” su Google il primo è Buonarroti e subito dopo lui.

A Catania il Maestro Pistoletto ha accolto l’invito della Fondazione OELLE di Ornella Laneri con il direttore artistico Carmelo Nicosia per realizzare una grande istallazione che richiamasse, con il suo famoso simbolo dell’Infinito, la lotta ambientale cui si è chiamati per salvare il pianeta.

Il Maestro ha quindi ideato l’opera costituita da 2000 chili di plastica raccolti nei giorni precedenti da decine di volontari catanesi che l’hanno poi disposta a formare il simbolo del Terzo Paradiso, opera completata con l’apposizione al suo centro di un sacchetto di plastica da parte dello stesso Pistoletto in vestito nero e Panama bianco in testa.

Un opera dall’alto valore artistico e simbolico che si aggiunge alle altre che il Maestro ha istallato nei 5 continenti per diffondere la filosofia del “Terzo Paradiso”, coinvolgendo oltre 5 milioni di persone in 111 paesi con il suo messaggio di responsabilità umana e civile.

È un evento internazionale o no? Meritava di avere l’esclusiva dell’attenzione almeno in una città dove eventi di questa caratura ce n’è forse uno ogni 10 anni?

E invece no.

Alla stessa ora dello stesso giorno si organizza al Castello Ursino la presentazione, con il presidente della regione Nello Musumeci e il sindaco di Catania Salvo Pogliese, niente meno che di un reperto di quelli che quando arrivano nei musei, almeno nelle vere città d’arte, scatenano le file al botteghino.

Un altro evento che avrebbe meritato per se la stessa esclusiva di attenzione cittadina.

Si tratta del “Kouros ritrovato”, una statua che già per il solo fatto di risalire al VII secolo avanti Cristo suscita un fascino straordinario, ma è per di più protagonista di una storia altrettanto intrigante per essere stati rinvenuti in luoghi diversi il tronco e la testa, finalmente assemblati dopo un lungo lavoro di ricerca e restauro.

Le due parti erano state rinvenute in epoche diverse (tra Settecento e primi del Novecento) a Lentini, l’antica Lentinoi, una delle più antiche colonie greche di Sicilia, nell’attuale provincia di Siracusa e, successivamente, esposte separatamente a Siracusa, nel Museo archeologico Paolo Orsi (il busto) e a Catania, nel Museo civico di Castello Ursino (la testa).

Il primo ad affermare con sicurezza che si trattasse di parti della stessa statua era stato nel 1927 l’archeologo siciliano Guido Libertini, docente di Archeologia nell’Università di Catania negli anni Venti.

Recentemente, grazie ad una intuizione di Vittorio Sgarbi nel breve periodo in cui è stato assessore regionale ai Beni Culturali è stata portata a termine dal suo successore, l’archeologo Sebastiano Tusa recentemente scomparso in maniera tragica, l’operazione di ricongiungimento delle due parti.

Insomma, due eventi strepitosi che hanno finito per farsi una singolare, e speriamo non voluta, “concorrenza”.

Magari la prossima volta una telefonatina fatevela…