I 5stelle partono da un 47,58% ottenuto nel collegio di Catania alle politiche: stesso elettorato del sindaco. La partita del 10 giugno è importante per una forza che è ormai saldamente il primo partito del paese e si è trovata catapultata dai pittoreschi “vaffa” al governo della nazione, esprimendo addirittura il premier ed i più importanti ministri, tra cui la catanese Giulia Grillo che si giocherà la sua partita. Basterà un bel giro per mercatini e quartieri del neo vice presidente del consiglio Luigi Di Maio per sovvertire i pronostici ed arrivare al ballottaggio? Un buon risultato dei 5Stelle, sommato all’iperattivismo del sindaco uscente Enzo Bianco che sta inaugurando di tutto negli ultimi giorni, potrebbe rimescolare le carte e scippare ancora una volta la città ad una destra che stenta a rinnovarsi.

C’è troppa voglia di cambiamento, che si respira nell’aria, per non ritenere possibile che questa volta, anche nella corrottissima e super clientelare Catania, la somma dei voti di preferenza dei vari cavallini ormai zoppi possa soccombere di fronte alla stanchezza della gente, che non ne può più di una classe dirigente che ha dimostrato, oltre ogni sopportabilità, livelli di inadeguatezza ed incapacità divenuti ormai talmente pericolosi da aver trascinato l’intero paese sull’orlo di uno scontro istituzionale senza precedenti, con il rischio concreto di derive violente.

Il 10 giugno Catania sarà uno dei capoluoghi più importanti ad andare al voto, impensabile che le forze politiche, tutte, possano sottovalutarne la portata.

Negli ultimi giorni la campagna elettorale comincia ad infiammarsi, giocando ognuno le sue carte e si attende l’arrivo dei big a sostegno dei propri candidati.

Enzo Bianco, il sindaco uscente, si trova in una posizione delicata, avendo dovuto persino rinunciare al simbolo di quel che resta del suo Partito Democratico, ormai ridotto a macerie e definitivamente sgominato dal varo del governo Lega-5Stelle. Ma se la sta giocando alla grande inaugurando di tutto e di più, in una frenesia comunque ammirevole per i suoi quasi settant’anni. Quanto porteranno in termini di voti tutte queste passerelle non è facile prevedere, considerato che in questi casi, in termini di comunicazione, chi ha già deciso rimane sulla propria posizione, ma gli indecisi potrebbero anche lasciarsi impressionare.

A destra c’è il paradosso di partiti che sostengono la candidatura del forzista Salvo Pogliese ma si trovano a livello nazionale su sponde opposte, con Berlusconi ormai marginalizzato e Forza Italia pronta ad essere cannibalizzata dalla Lega di Salvini: almeno quella più digeribile, il resto sarà buttato via.

Anche Emiliano Abramo con la sua È Catania e Riccardo Pellegrino con Catania nel cuore ce la stanno mettendo tutta per rosicchiare punti percentuali che potrebbero risultare preziosi in caso di un ballottaggio che appare sempre più probabile.

La partita sembra giocarsi tutta sul risultato del candidato dei 5Stelle, Giovanni Grasso, che sarà trascinato dal consenso che si concentrerà sulla lista del movimento guidato da Luigi Di Maio.

Il paragone più immediato, con tutte le cautele del caso, risale al vicinissimo 4 marzo e, considerata la tipologia del sistema elettorale, non può non considerarsi la sovrapposizione del collegio uninominale per la Camera all’elettorato che vota per il sindaco: lo stesso.

Il 4 marzo è stata apoteosi per i 5Stelle che con un candidato pressoché sconosciuto, Laura Paxia, sono riusciti a surclassare tutti, raccogliendo la bellezza di 67.712 voti pari al 47,58%: sufficienti a vincere abbondantemente al primo turno se le comunali non fossero, forse, un’altra storia. 

Sempre il 4 marzo, il candidato del centro destra per il collegio uninominale di Catania, il conosciutissimo Manlio Messina, si è dovuto fermare appena al 32,66%, con 46.477 voti. Messina, era sostenuto praticamente da tutti i partiti che alle comunali del 10 giugno sostengono Salvo Pogliese: Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, UDC ed Autonomisti lombardiani, tutti ormai fortemente marginalizzati dagli esiti della crisi di governo, con la sola Lega in crescita ma non ancora sufficientemente presente sul nostro territorio per compensare la quasi scomparsa degli altri.

Una bella cabala.

Ora, se anche perdessero la metà dei loro voti delle politiche, i 5Stelle si avvicinerebbero a quella soglia del 25% ritenuta già utile a provocare un ballottaggio che riaprirebbe i giochi, con la caratteristica che la mancanza dei voti di liste e candidati non favorirebbe candidati d’apparato, ma farebbe prevalere con tutta probabilità il voto di opinione e protesta.

I 5Stelle dovrebbero perdere addirittura un’impensabile 17%, rispetto alle politiche, per arrivare a quel 30% con il quale il ballottaggio sarebbe praticamente sicuro, anche nel caso di un disastroso risultato del sindaco uscente Enzo Bianco che potrebbe anche raggiungere il 25 e con gli altri due candidati sotto il 5%.

Nella prima fase della campagna elettorale si è avuta la netta impressione che i 5Stelle volessero mantenere un profilo basso, probabilmente per non intralciare con noie localistiche la cavalcata verso la conquista del governo nazionale: attegiamento ragionevole ed efficace.

Adesso, superato lo scoglio e con il paese nelle mani, tocca a loro consolidare una forza che deve radicarsi nei territori per sostenere quelle esigenze di cambiamento richieste dal loro elettorato.

Giovanni Grasso con il ministro Giulia Grillo

Difficile pensare che esprimendo il presidente del consiglio, con il neo vice presidente e ministro per il lavoro e le attività produttive Luigi Di Maio, non a caso subito volato a Catania per il tour a sostegno di Grasso, e persino un ministro del peso di quello per la Salute come la battagliera catanese Giulia Grillo, possano subire una figura barbina come quella del 2013.

Sarebbe una prima battuta d’arresto mal digeribile, con la prevedibile reazione dei media nazionali pronti a saltargli addosso, anche in considerazione che con il varo del governo nazionale è già cominciata la campagna elettorale per le europee del 2019, passaggio essenziale per radicare il cambiamento e dare il colpo di grazia al precedente agonizzante establishment.

Vedremo sin dale prossime ore, con la presenza a Catania del vice presidente del consiglio Luigi Di Maio, se i 5Stelle hanno deciso di giocarsi la partita.