Al direttore di SudStyle Aldo Premoli, milanese che evidentemente ricorda meglio di noi catanesi, la pioggia di ieri ed un incidente cui ha assistito hanno fatto tornare in mente la terribile tragedia del 15 ottobre 2003, quando la giovanissima Annalisa Bongiovanni morì affogata sol perché …pioveva. E anche ieri un giovane ha rischiato e chissà quanti altri ogni volta che piove.A Catania, nel 2018…(PDR)

Ieri pomeriggio alle 15.10 un’onda schiumata alta almeno 60 cm si è affacciata su Via Etnea. L’acqua proveniente da viale Regina Margherita è giunta all’incrocio e ha spazzato via esattamente come uno tsunami un giovanotto che vi transitava con il  suo scooter…

Il vigile di servizio nel casottino all’angolo ha tentato di soccorrerlo, ma è finito con la testa sotto il pelo dell’acqua, sbattuto contro il muro dello stabile di fronte.

Un attimo. Come sempre quando accade una tragedia, che per fortuna questa volta non c’è stata.

Solo molta paura, abiti fradici e macchine trascinate in mezzo alla strada dalla forza dell’acqua. E poi autobus bloccati, ambulanze a sirene spiegate immobili, negozi con le paratie inserite…

Sudpress ha pubblicato ieri un breve filmato che testimonia la furia dell’acqua che in pochi minuti ha trasformato il centro geometrico della città in fiume.

Questa volta è andata così, ed è andata bene.

Perché il 15 ottobre 2003 Annalisa Bongiovanni ferma al semaforo con il suo motorino viene travolta dalla furia dell’acqua che scende violentissima da Via Galermo verso la circonvallazione all’altezza di via Fratelli Vivaldi.

Anche Annalisa finisce sott’acqua, ma viene trascinata sotto un macchina in fila al semaforo che in quel momento segna rosso. Nessuno riesce uscire dall’auto per porgerle aiuto perché gli sportelli sono bloccati dalla massa di liquido che circonda le auto. Il destino di Annalisa è segnato.

E’ un ricordo terribile.

L’ho rievocato sperando serva a risvegliare coscienze e responsabilità e non solo il dolore di chi ha perso un figlio.

Sono molti i catanesi che si chiedono cosa sia cambiato dall’ottobre di quindici anni fa quando la vita di Annalisa Bongiovanni studentessa universitaria anni 20 ferma a un semaforo rosso viene spezzata in questo modo orribile.

Per affrontare il dissesto idro-geologico da cui l’intera isola è devastata le Amministrazione che sino sono susseguite hanno piazzato cartelli stradali fondo bianco  con il disegnuccio di un ondine blu e relativo segnale luminoso: che consiglia “ad allarme acceso” di non circolare.

Catania non possiede un piano regolatore, ha una rete fognaria che definire insufficiente è un eufemismo, i depuratori sono ben lontani dall’essere a norma, ora è pure in conclamato dissesto finanziario…

Per quanto ancora i suoi abitanti dovranno sopportare che un figlio, o un familiare esca dal portone di casa e rischi ogni volta di morire.

Se piove troppo forte…


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”. Ha pubblicato libri di saggistica e fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine Sudstyle