Inizia mercoledì 13 febbraio il processo d’appello per concorso esterno in associazione mafiosa all’ex presidente della regione siciliana Raffaele Lombardo che la Cassazione ha imposto di rifare. E sarà tutto da seguire…

Un ruolo rilevante nel primo grado lo hanno avuto i “dichiaranti”, tra cui spiccano il boss di Palagonia Rosario Di Dio, di cui abbiamo già scritto, e Giuseppe Tuzzolino.

Un «bugiardo patologico» l’ha definito la Procura di Caltanissetta; mentre per la Procura di Catania, Giuseppe Tuzzolino, 38enne architetto agrigentino, sarà, fino alla fine del processo d’appello, un collaboratore, seppur in prova, uno che su Raffaele Lombardo ne sapeva di cose: «È sostenuto dalla massoneria» l’accusa.

Del resto, dopo il pentito“ad personamRosario Di Dio, il collaboratore “in prova” ci stava.

Giuseppe Tuzzolino

Ma chi è Tuzzolino? Arrestato nel 2013 con l’accusa di turbativa d’asta (niente a che vedere con la mafia), pena patteggiata a un anno e dieci mesi di reclusione, per fatti relativi al rilascio di concessioni edilizie al Comune di Palma di Montechiaro; comincerà a “collaborare”, le virgolette sono d’obbligo, raccontando ora di mafia, ora di massoneria, tribunali, tribunali.

Lombardo sostenuto dalla massoneria, dunque la rivelazione di Tuzzolino, «per il tramite di Patrizia Monterosso».

A riferirglielo sarebbe stato l’ex suocero, Calogero Baldo, anch’egli architetto. «Io e Calogero Baldo siamo andati alle 6.30 del mattino, c’era anche la Monterosso». Ci sta che in un posto blindato, qual è appunto il Palazzo della Regione, chiuso, pieno di telecamere, con la scorta, il vice questore e la videosorveglianza, nessuno sappia niente e nessuno abbia visto niente.

«Il Palazzo apre alle 7.30 e solo il personale di pubblica sicurezza può aprire prima che inizino i lavori», spiegherà la Monterosso, che sui rapporti con la massoneria, vorrà aggiungere: «Ho presentato due denunce; nel 2014 per aver ricevuto una email del Grande Oriente d’ Italia e nel 2015 due messaggi dalla loggia di Catania, nelle carte di questa Procura risulto parte offesa». Tuzzolino? «non lo conosco».

In fondo, sarebbe bastata la storia dell’appuntamento all’alba con l’ex governatore, alle 6 del mattino, al Palazzo della Regione, a prova dell’inattendibilità, invece…

Tutt’un programma, poi, il fine del suddetto incontro: «La progettazione di una RSA a Grammichele»; che il presidio sia stato inaugurato già nel 2005, come confermato da Gaetano Sirna, direttore dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catania, tre anni prima che Raffaele Lombardo diventasse presidente della Regione, va da sé.

«Un millantatore, un cocainomane e fa uso di alcol», la descrizione che ne ha fatto Calogero Baldo di Tuzzolino: «Non ho mai incontrato Raffaele Lombardo, non ho mai fatto lavori a Grammichele o al Politecnico di Catania». Suocero? «Frequentò mia figlia che fu anche percossa, ma decidemmo di non denunciarlo».

Se questo è un collaboratore di giustizia: «Sfasciava le macchinette del caffè, prendendo i soldi spicci per accusare i miei dipendenti», sempre Baldo, a conclusione.

A delinearne ancora il profilo, Giosué Sciabica, uno dei tanti tirati dentro da Tuzzolino (lui per inesistenti giri di droga): «Si è presentato come un principe ma in realtà era un mendicante».Non solo: «nel 2012 si fidanzò con la sorella della mia compagna con cui ebbe due figli, mentì sull’acquisto di un attico, scoprimmo dopo che era in affitto e che l’affitto non era stato pagato».

C’è di più, e ad affermarlo è stata Morgana Rinaldi, figlia dell’imprenditore Leonardo Rinaldi accusato di avere una società di fotovoltaico – mai esistita – con Raffaele Lombardo: «L’ho conosciuto 5 o 6 anni fa – sottolineava la Rinaldi –, tramite una mia amica che sono andata a trovare a New York. Abbiamo parlato solo due volte e una sera, sbronzo, mi disse che il mondo era governato da quattro coccodrilli travestiti da esseri umani che governavano gli Stati Uniti e l’Italia».

In tutto questo, non poteva mancare quel che di Cosa Nostra è il classico dei classici: il summit.

Uno, sempre secondo Tuzzolino, si sarebbe svolto nello studio medico di un tal Lorenzo Vella, a Palma Di Montechiaro, in pieno centro; un altro nella villa di Giuseppe Arnone, noto avvocato di Agrigento, in quel di Favara, alla presenza di Eugenio D’Orsi, allora presidente della provincia di Agrigento. Il fine, manco a dirlo, sostenere Raffaele Lombardo.

Tutti mafiosi tutti: quando l’obiettivo è «accreditarsi davanti allo Stato e prendere il vitalizio», per usare le parole di Arnone, il risultato è che a dispetto delle chiacchiere i riscontri stanno a zero. E a proposito di avvocati, Tuzzolino, per dover di cronaca va sottolineato, persino dal suo di avvocato, Salvatore Pennica, è stato denunciato.

Non è stato da meno Giovanni Romiti, vice presidente della “Politecnica di Modena”, le cui denunce portarono all’arresto di Tuzzolino, nel 2013; anch’egli tirato dentro, accusato di avere rapporti con Barbagallo, il geologo, per pratiche di sanatoria edilizia a Gravina di Catania: «I miei viaggi a Catania sono stati brevi e mirati e tutti documentati». L’architetto Tuzzolino? «Oltre ad essere professionalmente non valido per noi era solo ed esclusivamente un passacarte».

Insomma, pare che tutti i “chiamati in causa” volessero dire una cosa sola: che andate dietro a Tuzzolino?

Smentita dopo smentita, querele come se piovesse: nel febbraio 2017 Tuzzolino viene condannato a tre anni e otto mesi per calunnia ai danni proprio di quelli che, per l’appunto, aveva “chiamato in causa” tribunali, tribunali.

Secondo la Procura di Caltanissetta, infatti, il contributo del Tuzzolino, versione collaboratore, «non è stato apprezzabile in termini di attendibilità, precisione e novità, oltre che di oggettivo riscontro».

Ma de “la meglio” definizione, Riccardo Lo Verso ha il copyright: «Prima leggeva i giornali e poi parlava ai Pm».

E c’è pure chi c’ha creduto.