Anche della Sicilcar, altra appaltatrice del comune di Catania, SudPress si è più volte occupato ed in particolare per “L’incredibile caso del depuratore di Pantano d’Arci”. L’autentica bomba esplosa con l’operazione della DIA catanese, riguardante mafia, rifiuti e corruzione, che ha portato all’arresto di diverse persone, tra cui anche un giornalista, ha coinvolto anche Pietro Garozzo, a capo del personale della Sicilcar, l’azienda che gestisce per conto del Comune di Catania, la manutenzione, il lavaggio e l’ingrassaggio dei mezzi della nettezza urbana, dopo essere subentrata a “Officine Meccaniche”. Da mesi, i dipendenti lamentano una situazione drammatica a livello lavorativo, e adesso questa nuova batosta per l’azienda che dal canto suo minimizza: “Crediamo possa essere un errore giudiziario, perchè il nostro dipendente mai ha fatto presagire qualcosa del genere”

“Ieri abbiamo appreso del suo arresto come di tutta l’operazione, dalla stampa. Tant’è vero che non essendosi presentato sul posto di lavoro, era stato segnato come assente. Al momento risulta sospeso dal lavoro, ma la Sicilcar è estranea a tutto questo, e il fermo di Garozzo con le relative accuse sono state un fulmine a ciel sereno. Non c’erano stati mai comportamenti che potessero far sospettare di lui”.

Con queste parole, l’azienda descrive lo stato delle cose per quanto concerne il coinvolgimento di un dipendente nell’inchiesta che sta facendo tremare Catania.

D’altro canto, i dipendenti continuano a lamentare una situazione sempre più insostenibile per la mancanza degli stipendi, delle ferie e della eventuale liquidazione, dopo il subentro di Sicilcar.

“Ovviamente poi con l’arresto del responsabile del personale, i dubbi aumentano e le paure pure, perchè chissà cosa potrebbe esserci dietro. Per cui non si capisce com’è possibile che l’amministrazione comunale abbia consentito la cessione del ramo d’azienda se qualche ombra c’era”- fanno sapere alcuni lavoratori.

Inoltre traspare, anche a seguito della manifestazione di protesta sul tetto della sede, l’ennesima dalla scorsa estate, della mancanza assoluta di ascolto da parte dell’assessore all’Ecologia del Comune Rosario D’agata e del direttore Leonardo Musumeci. Stessa cosa da parte del Prefetto Silvana Riccio, poco disponibile, a loro dire, a far qualcosa di concreto per questi lavoratori che vivono ormai in uno stato di perenne incertezza.

“I problemi sono sempre gli stessi, con il passaggio del ramo d’azienda c’è stato un ridimensionamento degli stipendi, e da agosto, ultimo mese in cui i lavoratori hanno ricevuto gli emolumenti, non è stato più possibile sapere se e quando verranno versati gli altri. Sembra poi che non sia nemmeno possibile effettuare i licenziamenti, come nessuno sa dire se la liquidazione debba essere versata dalla vecchia o dalla nuova ditta che si occupa del servizio”.

“L’amministrazione si disinteressa del tutto dei problemi- confermano diversi dipendenti- e non si può nemmeno andare in pensione. Anche all’ispettorato del lavoro non fanno nulla per tutelarci, pur avendo denunciato tempo fa lo stato delle cose. Dall’azienda tutto tace e il titolare, Seminara, l’ultima volta è stato visto a Pasqua, dopo aver portato le Colombe”.

Una vicenda incresciosa prima di tutto dal punto di vista lavorativo, con il coinvolgimento sicuramente dell’amministrazione comunale, colpevole in questi mesi di non aver prestato attenzione ad una situazione che coinvolge tante famiglie. Il tutto poi, si fa ancora più torbido a seguito di quanto accaduto con l’operazione “Gorgòni”.