“Un Don Giovanni edipico e matricida” ha aperto la stagione teatrale del Teatro “L’Istrione” di Catania il 13, 14 e 15 ottobre. Il lavoro scritto e diretto da Francesco Russo riprende in termini edipici il mito imperituro di “Don Giovanni”, il dissoluto qui terrorizzato e oppresso da una madre (anziché dal padre) che (nell’impossibilità di copulare) finirà da lui stesso strangolata, mentre egli resterà a sua volta ucciso dalla cognata, con la quale intreccia una relazione

Una vera e propria ecatombe (la cognata Zanetta, nelle intenzioni dell’autore “modello di emancipazione femminile”, prima di uccidere Don Giovanni in duello, lo aiuta ad eliminare il padre) per un dramma che prende a pretesto la figura del libertino imbastendo una granguignolesca seduta psicanalitica, impastata di vernacolo siciliano (il servo Sgangarello più che riconducibile alla commedia dell’arte appare molto prossimo ad una figura tipica del teatro dei pupi), di reminiscenze goldoniane e, come dichiarato dallo stesso Russo, ispirato alla nota versione di Molière.

Un eccesso mortifero che alla fine vanifica l’interessante e originale spunto iniziale. Resta comunque godibile la recitazione dell’intero cast (Irene Tetto, Eleonora Sicurella, Cindy Cardillo, Concetto Venti) su cui spiccano le figure di Valerio Santi (un disinvolto, cinico e tragico Don Giovanni) e Francesco Russo (l’onnipresente Sgangarello).