Alta tensione al tribunale di Catania, a causa della minaccia di suicidio di un uomo, Luca Messina, ex imprenditore di San Giovanni La Punta, vittima a quanto sembra di errori giudiziari che ne hanno colpito l’attività lavorativa.Tale la condizione di sconforto, da arrivare a protestare rischiando la vita, arrampicato per ore sulla balconata del Palazzo di Giustizia, tra lo sgomento generale. L’attività nel Palazzo di Giustizia nel frattempo, è proseguita anche se a rilento, con il corridoio centrale transennato e bloccato. A far sensazione, oltre all’ennesima dimostrazione di disperazione di una città che sembra colare a picco, la mancanza di un telone di salvataggio in dotazione ai vigili del fuoco catanesi e la necessità di chiederlo al comando di Messina. Solo un termine riassume il tutto: VERGOGNOSO

Il rischio che l’uomo arrampicato sulla balaustra del tribunale potesse cadere e ferirsi gravemente o morire, è stato altissimo. Non solo per lo stato mentale di esasperazione in cui versava, ma anche per la durata della protesta. In piedi, per varie ore, in posizione precaria ed in agitazione, sarebbe certamente potuto accadere il peggio.

Il tutto purtroppo coadiuvato dalla mancanza di un fondamentale mezzo di sicurezza in questi casi, il telone o  gonfiabile di salvataggio, che dovrebbe essere portato e montato immediatamente al verificarsi di simili eventi. Invece, i vigili, alla richiesta del motivo per cui non sia stato subito sistemato sotto l’uomo, il “materassone”, rispondono allargando le braccia e dicendo: “Il carro teli del comando catanese è guasto da tanto tempo, sono stati fatti dei tagli e non è più stato sistemato. In questi casi bisogna chiamare Messina e farselo mandare da lì. Evidentemente la vita umana vale meno di zero”.

Per fortuna dopo diversi momenti di panico, la situazione si è risolta con l’arrivo del gonfiabile, ma sopratutto grazie all’intervento delle forze dell’ordine che sono riuscite ad avvicinare l’uomo e portarlo al di qua del balcone, scongiurando il rischio di una rovinosa caduta e di fatto una tragedia.

In merito a quanto successo oggi in Tribunale, il sindacato Usb dei Vigili, per bocca del suo rappresentante Carmelo Barbagallo, ha giustamente manifestato di nuovo lo sdegno per una situazione ormai stagnante da mesi, che ha comportato inoltre durante la rovente estate scorsa, interventi continui con mezzi obsoleti, turni massacranti e richieste del tutto inascoltate dalle istituzioni.

“Ancora un tentato suicidio a Catania. Ovviamente la procedura prevede, oltre all’intervento della squadra, il carro teli. Proprio quello che da mesi manca a Catania e che, abbiamo denunciato come grave carenza! Vogliamo rispetto per la vita umana, previsione, prevenzione e salvaguardia. La cosa più grave è che tutti i problemi erano già stati annunciati anche dall’ex capo dimissionario della Protezione Civile Fabrizio Curcio, che aveva lanciato un grido di allarme. Nulla è stato fatto, e le risorse erano e sono rimaste scarsissime da mesi. Siamo ormai in condizioni precarie, con anche la chiusura del nucleo sommozzatori nelle ore notturne e la quasi totale mancanza di personale amministrativo”.

Anche stamane infatti sarebbe potuta andare diversamente, così come in molti altri casi. Ma qui siamo a Catania, città delle assurdità più incredibili. Come se già poche settimane fa, non si fosse verificato un evento simile, con l’operaio della Pubbliservizi, partecipata della ex Città Metropolitana, arrampicato per ore su una trave del tetto della sede, in viale Africa, in attesa di risposte. Appunto, una vergogna.