Non fa nomi Nello Musumeci, solo quello del Governatore Crocetta, che “non è il regista ma beneficia di operazioni realizzate ad arte dal pericoloso sistema politico della mafia dell’antimafia, composto da 4, 5 persone”. All’incontro convocato per chiarire la sua estraneità ai fatti per i quali è stato tirato in ballo ieri, parliamo dell’inchiesta sui funzionari di Riscossione Sicilia, Musumeci arriva con documenti alla mano, per dimostrare come lui le cartelle esattoriali che tanto hanno fatto scalpore e per le quali sarebbe stato favorito, le ha pagate tutte e continua a pagarle, rateizzandoleI VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA

Provato e arrabbiato per la vicenda che definisce “mostruosa”, Nello Musumeci snocciola numeri e ricostruisce tappa dopo tappa i suoi versamenti a Riscossione Sicilia dal 2009 “anno in cui comincia -sottolinea- il mio rapporto con l’Agenzia di riscossione siciliana”.

“In otto anni ho versato all’erario, sommandole, circa 85mila euro per sanzioni sull’affissione di manifesti elettorali, che mi sono fatto rateizzare per ben tre volte, compresi agio, more e interessi. L’ultima richiesta è dello scorso anno e sto ancora pagando. Quindi dove sarebbe il favoreggiamento? Tra l’altro -prosegue- ho conosciuto solo qualche funzionario, le prime due richieste di rateizzazione le ho avanzate che non ero neanche parlamentare. Inoltre -tiene a precisare- voi sapete tutti che il capo di Riscossione Sicilia è un uomo del presidente Crocetta e quindi perché mai avrei dovuto avere agevolazioni particolari? Quelle che ho avuto le può avere qualunque cittadino, basta fare richiesta”.

“Il magistrato è stato molto corretto -sottolinea- ma chi ha prodotto certe carte al Pm non voleva arrivare al dirigente di Riscossione ma a me -incalza il deputato-. Io faccio due ipotesi: la prima è questa: l’8 gennaio del 2015 presento all’Ars una mozione con la quale chiedo lo scioglimento di Riscossione Sicilia. Tra i firmatari di questa mozione c’è anche l’onorevole D’Asero e naturalmente è un caso! Poi, nella seduta di fine febbraio del 2016, dico di considerare chiusa l’esperienza di una società, Riscossione Sicilia, di cui nel frattempo, per volere di Crocetta era stato nominato il suo ex avversario, l’avvocato Fiumefreddo, al quale va il mio apprezzamento per il tentativo di recuperare la vasta evasione che si è accumulata in Sicilia. E’ una società da chiudere, ho detto in Tribuna, perché non si può continuare a buttare acqua all’interno di un cesto che non la può contenere mentre fuori si muore di sete”.

Il mio non era il riferimento ad una persona -dichiara- ma la preoccupazione del legislatore che voleva trovare una soluzione ad una gestione con responsabilità antiche e che comunque non poteva essere portata avanti”.

“L’altro motivo -illustra Musumeci- è il fatto che a ottobre prossimo si vota, scade il mandato di Crocetta e uno dei possibili candidati e rivali potrei essere io. Ma non il solo, mancano 50 giorni alle elezioni primarie, perché allora non accanirsi contro i grillini per esempio? A loro, che approfittano, vorrei dire che saranno il prossimo bersaglio”.

Dunque, secondo Musumeci il sistema politico del “cerchio magico” crocettiano sarebbe alla base di queste accuse.

“La politica non è un luogo di Santi -ammette- ma neanche per diavoli. E’ un luogo per persone perbene e per mascalzoni. Ma non posso accettare la calunnia, il fango, i colpi bassi come l’utilizzo di strumenti come Riscossione Sicilia per riabilitare la nullità dell’esistenza di un Governatore che questa Terra ricorderà come il peggiore della storia della sua autonomia”.

“Lui è l’uomo che ha rinunciato a farsi giudicare dalla magistratura palermitana -ricorda- dopo essere stato rinviato a giudizio. E per non farsi giudicare per diffamazione aggravata, su mia denuncia,  ha dovuto chiedere l’immunità parlamentare. Quest’uomo coraggioso, della legalità, non si è fatto condannare chiedendo di non affrontare il giudizio fino all’ultimo momento!”, va giù duro.

Un fiume in piena dunque che, promette, non si fermerà qui ma porterà in Aula, già tra una decina di giorni, alla prima seduta utile, le sue ragioni davanti ai 90 deputati. E, a giudicare dal grado di determinazione, non sarà una passeggiata.

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