Dieci anni sono un periodo di tempo sufficientemente lungo per realizzare alcuni cambiamenti strutturali che allo stato attuale delle cose risultano certamente necessari alla sopravvivenza delle nostre comunità. Dieci anni coincidono con due mandati delle più importanti assemblee deliberanti del nostro paese come il parlamento, le assemblee regionali e i consigli comunali. Poiché quelle assemblee, e gli organismi esecutivi che esprimono, possono incidere su questi cambiamenti, vale la pena chiedersi cosa possano fare in due mandati.

Vivendo in Sicilia che è una regione con numerosi deficit strutturali l’esercizio non è inutile. Vivendo, in particolare, nella citta di Catania non posso non tentare l’esercizio proprio con riferimento a quella città. Può essere utile individuare le 10 cose importanti da fare in 10 anni.
Consapevole che questo esercizio interessi solo i catanesi, auspico che lo stesso esercizio venga fatto anche da altri con riferimento a tutte le città siciliane che si apprestano nei prossimi mesi a rinnovare il loro sindaco e le loro amministrazioni.

Per Catania

1) Restituire il mare alla città
a) liberare la spiaggia a sud del porto da tutte le strutture fisse degli stabilimenti balneari per spostarle dall’altro lato della strada;
b) liberare il tratto a nord del porto, in questo momento attraversato dalle linee ferrate, mediante le creazione di due stazioni ferroviarie; Acquicella che diventerebbe la Stazione del Sud e Europa che diventerebbe la Stazione del Nord.

2) Rilanciare il porto di Catania il suo traffico commerciale
a) spostando quel traffico verso i porti del sud, in particolare verso il porto di Augusta, più adatto a quello scopo;
b) rafforzando il traffico turistico e da diporto, più adatto ad un porto collocato nel cuore del centro storico della città.

3) Aprire le vie d’acqua utilizzando il mare come strada di comunicazione interna alla città
a) attivando collegamenti regolari tra la parte sud della città e la parte nord;
b) utilizzando la serie di piccoli porti a nord del grande porto della citta e attrezzando con pontili mobili la costa a sud

4) Ridisegnare i confini dei mercati storici
a) ripristinare l’ampiezza originale dei due mercati storici della città, pescheria e piazza Carlo Alberto;
b) apprestare nuove strutture, vicine ai vecchi insediamenti, per accogliere coloro che non possono rientrare nei confini tradizionali.

5) Liberare il centro storico (nel quadrilatero limitato dalle vie Etnea, di Sangiuliano, Ventimiglia, Vittorio Emanuele) dalla congestione delle ore notturne:
a) incentivando gli esercizi commerciali a spostarsi in una zona con minore intensità residenziale (come l’area liberata dalla linea ferroviaria);
b) orientando verso quell’area del centro storico attività che non prevedono una intensa occupazione di spazi pubblici.

6) Restituire il complesso dei Benedettini alla piena fruizione della città e dei suoi visitatori
a) trasferendo i dipartimenti universitari verso una nuova area vicina alla città universitaria in modo da costituire un vero e proprio campus;
b) destinando il complesso ad una funzione museale molto più adatta al prestigio dell’insediamento.

7) Trasferire l’aeroporto internazionale della citta in una zona e meno vincolata da ostacoli fisici
a) individuando nell’aeroporto di Sigonella la naturale collocazione dell’aeroporto internazionale della città;
b) destinando l’attuale aerostazione ad un grande complesso fieristico e congressuale.

8) Rivendicare il ruolo della città come porta dell’Etna
a) costruendo strutture che permettano un facile raggiungimento delle zone sommitali (eliporti e ferrovie leggere);
b) istituendo un grande museo della città e della sua storia, cosi intimamente legata a quella del vulcano.

9) Puntare ad una città policentrica individuando – oltre al Centro storico – nuovi punti focali

Rispettando le tradizioni storiche dei diversi quartieri individuare per ognuno di essi una vocazione ed una base del rilancio:
Ognina – portualità e pesca
Barriera – porta dell’Etna
San Giovanni Galermo – è già un quartiere-paese
Cibali – data la vicinanza con la città universitaria potrebbe essere il quartiere dello sport e dei giovani
Nesima – grandi insediamenti commerciali e sanitari
Librino – quartiere dall’identità negata; va reinventata con un concorso di idee
San Cristoforo – è un altro centro storico della città
Il sud della città – ha un’anima industriale con la zona industriale, ma anche un’anima rurale e agricola.

10) Costruire la grande Catania, una vera città metropolitana con i comuni della cintura abbandonando definitivamente l’idea ridicola che la città metropolitana di Catania possa includere città di forte identità storica a culturale come Acireale e Caltagirone.

Si tratta di una lista di cose sia facili sia difficili, alcune in verità molto difficili. Che richiedono risorse, nuove regole e un nuovo modo di fare politica. Ma avviare un programma di questo tipo, mobilitando innanzitutto idee e modelli, permette di disegnare una grande idea di città: è questa la condizione fondamentale perché le risorse, materiali e immateriali, possano esservi finalmente attratte in maniera virtuosa.


Maurizio Caserta è professore Ordinario di Economia Politica presso l’Università di Catania. Dal 2010 fa parte del Consiglio di amministrazione della Fondazione Sicilia. Dal 2011 della Fondazione RES. Affianca alla sua attività di ricerca scientifica, che le lo vede coinvolto in organismi nazionali e internazionali, quella di saggista su temi di economia politica. A Catania, la sua città di origine, è particolarmente conosciuto per il suo impegno civile. È presidente dell’Associazione Mediterraneo, Sicilia, Europa. Progetto Maurizio Caserta